lunedì 22 gennaio 2018

Le comunità della Valle del Sauro si aspettano dalla Total E&P Italia un comportamento etico e responsabile


E’ un comune come tanti della Basilicata, architettonicamente molto interessante, con pochi abitanti, con una storia di recupero edilizio molto virtuosa e quasi unica nella regione. E’ Guardia Perticara, il paese delle case in pietra, dalla sua edificazione affacciato sulla Valle del Sauro, a pochi chilometri da Corleto Perticara e Gorgoglione. I due comuni che verranno interessati, alla stregua del comune guardiese, da un insediamento produttivo che fino a qualche anno fa era solo un argomento di discussione e che oggi è ormai quasi realtà: il Centro Olio di Tempa Rossa (sito come base territoriale nel comune di Corleto Perticara). Spesso finito alle cronache di tutti i giornali regionali e nazionali, per il noto caso del Total Gate, i lavori sono quasi ultimati per entrare in produzione. La gente del posto lavora quasi completamente per l’indotto della società petrolifera francese Total E&P Italia titolare della concessione e che sta costruendo l’impianto. I paesi hanno aperto le loro porte ai dipendenti che giungono da ogni parte d’Italia e d’Europa. Un esempio di accoglienza e civiltà.
Entriamo però nel delicato argomento del Centro Olio di Tempa Rossa. Un impianto del genere (basti pensare che è l’unico progetto italiano inserito dalla banca statunitense Goldman Sachs tra i 128 progetti più importanti al mondo), somiglia ad una città da lontano, certamente fa spavento ad un abitante abituato a vivere una vita tranquilla e lenta. Esso inevitabilmente rappresenta uno sconvolgimento per i paesi interessati, la cui economia è stata da sempre basata su agricoltura e pastorizia, artigianato e piccolo commercio. La natura però ha voluto essere generosa in quest’area della Basilicata, così come nella Val d’Agri. E, individuata la ricchezza, il Protocollo d’Intesa tra Regione Basilicata e società petrolifera francese è ben presto fatto. Era infatti il 2004 quando si è raggiunta un’intesa preliminare definita successivamente nell’Accordo quadro del 2006. 
Con la Delibera n. 622 del 2006 la Regione Basilicata, infatti, ha concesso alla Total E&P Italia con un unico atto, il parere favorevole alla Compatibilità Ambientale, alla Valutazione d’Incidenza e all’Autorizzazione Paesaggistica relativamente al “Progetto Interregionale Tempa Rossa” per la messa in produzione di 5 pozzi petroliferi, una rete di condotte interrate (oleodotti) per l’allacciamento dei 5 pozzi perforati nel comune di Corleto Perticara e uno nel comune di Gorgoglione, con la possibilità di perforare altri due pozzi una volta ottenute le autorizzazioni. Si dà il via libera dunque alla costruzione del Centro Olio Val Camastra e al deposito GPL, questo sito alle pendici della montagna dove sorge Guardia Perticara. La Total prevede di estrarre in quest’area 50.000 barili al giorno rilasciando in cambio una serie di benefici al comune di Corleto Perticara, sede dell’insediamento, ed altre compensazioni ambientali e non ai due comuni limitrofi, Guardia Perticara e Gorgoglione.
Assodati gli accordi, le comunità sembrano aver accettato lo sconvolgimento territoriale che senz’altro un sito del genere porta in un luogo fino a qualche anno fa quasi vergine (specie prima delle concessioni degli anni ’80 che condussero alle prime estrazioni), e delle identità che via via fanno spazio alle abitudini imposte dalla multinazionale. Ad una cosa non potranno mai rinunciare gli abitanti di questi piccoli paesi dell’entroterra lucano, alla salute. Difatti, questi si aspettano soprattutto garanzie forti sulla tutela dell’ambiente ed il rispetto delle intese stabilite in materia di monitoraggio ambientale, per scongiurare qualsiasi pericolo di inquinamento irrimediabile con ripercussioni gravi sulla salute dei cittadini. Certamente anche la garanzia di assunzioni per la maggior parte dei lavoratori già inseriti.
L’accordo quadro siglato da Regione Basilicata e Total E&P Italia prevede difatti un contributo di 3.000.000 euro per la realizzazione di una rete di monitoraggio ambientale e di 1.500.000 euro/anno per le attività di manutenzione ed anche contributi a programmi in materia di sviluppo sostenibile, gestiti dalla Regione Basilicata, per un valore progressivo che parte da 500.000 euro fino a 2.500.000 euro/anno a seconda del livello di produzione via via raggiunto.
Sarà dunque necessario monitorare costantemente la questione ambientale, da parte degli enti locali e regionali (ARPAB), ma soprattutto da parte dell’azienda produttrice da cui ci si aspetta un comportamento etico e responsabile. La popolazione di quest’area della Basilicata se lo merita, visto che contribuisce per un’importante quota al fabbisogno energetico nazionale. Per le altre questioni saranno determinanti amministratori lungimiranti, affinché guidino lo sviluppo di settori alternativi al petrolio. 
Maria Teresa Merlino

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