sabato 22 settembre 2018

Il contrabassista di Bernalda, Pippi Dimonte, in Cina



Nuovo impegno internazionale per il contrabbassista bernaldese Pippi Dimonte. Che sarà protagonista, a Shanghai, in Cina, al World Music Festival 2018, la rassegna che ogni anno si tiene nella megalopoli cinese, dal 21 al 24 settembre, e che vede la presenza di ben 28 gruppi musicali provenienti da tutte le latitudini del globo.
L’estroso musicista jonico accompagnerà, con il suo contrabbasso, gli OttoMani & Theodosii Spassov. Spassov è un musicista bulgaro conosciuto in tutto il mondo. Suona il kaval, tipico flauto usato fin dall’antichità dai pastori dei Balcani. Nel 2015 la rivista americana Newsweek lo ha inserito nella lista “Best musicians of the East” e l’Onu lo ha nominato Unesco Artist for Peace. Ha pubblicato 38 album ed in Bulgaria è considerato una sorta di eroe nazionale. Ha tenuto concerti in tutti i continenti, collaborando anche con Ennio Morricone in alcune colonne sonore.
Nei concerti che si terranno in tre diversi teatri di Shanghai, Pippi Dimonte condividerà il palco pure con altri due pezzi forti del panorama musicale internazionale. Tolga During, musicista col suo particolare strumento, la chitarra acustica a doppio manico, e Sjahin During, valente percussionista ethno-jazz, di origini turco-olandesi, che vive e opera ad Amsterdam. Un quartetto di eccezione, dunque, che promette scintille.
Giuseppe “Pippi” Dimonte, musicista professionista e compositore originario di Bernalda, vive a Bologna. Si esibisce da tempo in club e teatri italiani ed esteri. Lavora a numerosi progetti, suonando in gruppi diversi ed esprimendo versatilità in ogni contesto musicale. Ha pubblicato finora tre Cd, con brani tutti di sua composizione: Morning Session (2014), Hieronymus (2016), Trio Mezcal (2018), registrando altri album anche per altri musicisti. Attualmente Dimonte è impegnato in due nuovi progetti musicali, che lo vedranno impegnato assieme al Quartetto Majare e con il Trio Mezcal. L’esperienza cinese costituirà, quindi, l’ennesimo tassello a una promettente carriera.
Angelo Morizzi

Positivo il bilancio di "Change the Game"



E’ calato il sipario sul meeting internazionale “Change the game”, riservato ad oltre 100 atleti con disabilità intellettiva, che si è tenuto a Venosa. Organizzata da Special Olympics Italia Team Basilicata, in collaborazione con Opera dei Padri Trinitari Venosa-Bernalda e Asd Special Team, la manifestazione ha visto gli atleti speciali del centro di riabilitazione dei Padri Trinitari di Venosa, del centro socio-educativo “Il Filo di Arianna” di Venosa, dell’Aias di Melfi, di altre delegazioni regionali ed extra-regionali e di quelli provenienti da Germania e Malta, sfidarsi in competizioni di atletica e nuoto. 
Gli oltre 100 atleti speciali erano tutti affiliati a Special Olympics, il movimento globale che promuove l’inclusione sociale delle persone con disabilità intellettive attraverso lo sport. Le gare, suddivise in varie discipline e specialità, per mettere in condizione chiunque di partecipare secondo le proprie abilità, si sono svolte negli impianti sportivi del centro polivalente Essedisport e della piscina del New Water Park Nettuno. Tutti i partecipanti hanno ricevuto una medaglia come premio per aver portato a termine la gara e per aver dato il massimo ognuno in base alle proprie capacità e abilità. 
Le delegazioni straniere, dopo aver visitato Venosa e la Pinacoteca “Camillo d’Errico” di Palazzo San Gervasio, alla scoperta delle bellezze lucane, hanno fatto visita a Matera: in mattinata, presso la sala “Nelson Mandela” del Comune, gli atleti di Malta e Germania sono stati accolti da Francesco Salvatore, presidente della Fidas Matera, che ha coadiuvato la visita turistica alla città, e da Giuseppe Tragni, assessore comunale allo Sport. 
Dopo aver ammirato lo spettacolo dei Sassi, la visita di atleti e accompagnatori Special Olympics è proseguita nel pomeriggio al museo Ridola. La 6 giorni si è conclusa con una festa di arrivederci all’insegna della musica e del ballo e agli ospiti è stata data la possibilità, grazie ad un’apertura straordinaria, di visitare le catacombe ebraiche di Venosa.
 Piero Miolla

venerdì 21 settembre 2018

Pisticci e quel settembre del '43.



Quel settembre del 43, caratterizzato da un episodio clamoroso. Con la morte di tre militari tedeschi in seguito allo scoppio di una mina in località “Varre”, alla periferia sud dell’abitato. Cosa che comunque evitò uno scontro armato violento con la popolazione pisticcese pronta a difendersi. Sono i ricordi settembrini di quel fatidico anno, caratterizzato da due vicende che qui non sono state mai dimenticate.
La prima ci ricorda appunto, la difesa che la città organizzò per contrastare una colonna di automezzi militari tedeschi, dopo lo sbarco alleato in Sicilia, in ritirata verso il nord. Come ci rammenta lo storico Giuseppe Coniglio nel suo lavoro “La colonia confinaria di Pisticci”, un mezzo pesante di quella colonna saltò in aria causando la morte di tre militari. I tedeschi, impossibilitati ormai a proseguire, tornarono indietro e raggiunsero Corleto Perticara dove poi sarebbero stati annientati dall’artiglieria canadese.
“Quella sera – si legge nel libro - tutta Pisticci armata di fucili da caccia, pistole, coltelli, bastoni, zappe e quanto altro si poteva recuperare, era pronta a sfidare le truppe tedesche in ritirata, fuori le mura della città. Una mobilitazione generale insomma. Quello scoppio fuori dell’abitato però, cambiò i piani degli invasori e Pisticci così poté tirate un sospiro di sollevo per lo scampato pericolo. Un episodio questo, che sicuramente risparmiò la nostra città da uno scontro armato e forse da una strage”.
L’altro episodio, che forse pochi ricordano, ci spiega che poco più in là, l’8 settembre 1943, dopo una permanenza di un paio di mesi, ci fu la partenza da Pisticci di un presidio di soldati tedeschi accampati nel rione Terravecchia. Giovani tutti di una straordinaria educazione e rispetto della altrui persona, ma anche pieni di bontà e generosità, come dimostrarono i piccoli aiuti ad alcune famiglie bisognose di quell’antico rione. Per quasi tutta l’estate di quel fatidico anno infatti, un pullman militare con tanto di antenne e radio trasmittenti, era stato posizionato strategicamente tra il castello e il serbatoio idrico dell’allora Acquedotto dell’Agri. Sito piuttosto occulto, alla periferia dell’abitato, dove vivevano un centinaio di famiglie.
Ebbene, per tutto questo periodo la colonna militare parcheggiata, rimase li guardata a vista da una trentina di soldati germanici che nel frattempo ebbero modo di familiarizzare con la gente del posto. Non uno sgarbo o una parola di troppo, ma tanto rispetto per le persone e le famiglie del rione in cui, giorno dopo giorno, si cercò di voler scoprire a fondo anche i nostri usi e costumi, non esclusa la conoscenza della buona cucina che, per i tempi magri che si attraversavano, aveva ben poco da offrire. Ma quel poco e quel tanto bastava per far assaporare le nostre specialità a quei giovani soldati tedeschi che sicuramente, per chi ebbe la fortuna di ritornare in patria, ne fece buon uso delle nostre ricette. Quel gruppo di militari abbandonò Pisticci nei giorni successivi l’8 settembre, lasciando in loro stessi e in quella parte della popolazione della Terravecchia che li aveva ospitati, parecchio rammarico.
Non sappiamo quale fu la sorte riservata a quei militari. E’ certo però che, al di là di quelle che erano le contrapposizioni belliche del momento, quei giovani stranieri lasciarono da noi un buon ricordo e chi ha una certa età ed ha vissuto quelle vicende, non potrà mai dimenticare.
Michele Selvaggi

Nel weekend, a Nova Siri, un convegno nazionale antinucleare.



A 40 anni dal primo campeggio antinucleare in Basilicata (secondo in Italia), torna, domani e dopodomani a Nova Siri, un’iniziativa sul tema: è infatti in programma un convegno nazionale antinucleare. Start domani alle 10 all’Hotel Siris, a Marina di Nova Siri.
Il convegno vuole essere tra l’altro occasione di analisi e riflessione sui destini del nucleare nello scenario internazionale, del suo uso militare, della chiusura del ciclo di produzione energetica avviato in Italia negli anni ‘60, che ancora attende la sua chiusura.
Sarà altresì l’occasione per valutare gli impatti ambientali e sulla salute della gestione delle scorie, nonché delle produzioni e degli stoccaggi nocivi, quali l’amianto, gli idrocarburi, i materiali delle discariche speciali e non.
Grande rilievo, non soltanto per la loro scottante attualità, verrà dato alla critica alle grandi opere inutili, costose e dannose, quali il Tap/Snam; agli effetti del recente accordo sull’Ilva, che condanna ulteriormente i cittadini di Taranto; alla necessità di superare nella direzione del valore d’uso energetico accelerando ricerca e rinnovabile pulito, la nuova Strategia Energetica Nazionale.

E' nato il "Cluster lucano di bioecnomia". Il presidente è un pisticcese



Il 14 settembre a Potenza si è costituita l’associazione denominata “Cluster lucano di bioeconomia Ets”.
L’assemblea generale, composta da circa 50 aziende attive nel settore della bioeconomia, oltre ad enti di ricerca quali Cnr, Alsia Agrobios, Università di Basilicata, Crea, ha eletto il consiglio direttivo, che è così composto:
Presidente: Domenico Lazazzera amministratore unico Spring Bioenergy Soc. Agr. a r.l.
Consiglieri: Vito Gaudiano, amministratore Openet Technologies S.p.A.; Giuseppe Musacchio amministratore unico Consorzio di Bonifica di Basilicata; Gianfranco Romano, Azienda Agricola Gianfranco Romano; Berardino Frontuto, amministratore Risorse S.r.l.
L’associazione che ha sede a Metaponto, presso Alsia Agrobios, ha le seguenti finalità:
promuovere all’interno del territorio regionale, e non solo, la bioeconomia, favorire lo sviluppo delle imprese, stimolare l’aggregazione tra soggetti pubblici e privati sui temi della ricerca, dell’innovazione e dell’economia circolare;
incentivare la formazione specialistica e l’occupazione, promuovere il cluster e le attività in contesti nazionali ed europei;
cogliere le opportunità offerte dalla politica di coesione 2014-2020 e dai fondi a gestione diretta della Commissione Europea;
promuovere l’ideazione, la realizzazione, la direzione di programmi di ricerca industriale, sviluppo sperimentale, servizi ecc..;
Presto si procederà alla composizione del “Comitato Tecnico Scientifico” che sarà formato da rappresentanti del mondo scientifico ed imprenditoriale e del “Tavolo della Ricerca” formato dai componenti della ricerca presenti nel Cts.

Indennizzo Eni a Regione: i sindaci chiedono maggiore coinvolgimento

 
Maggiore coinvolgimento dei centri interessati dalle estrazioni petrolifere, una quantificazione non affidata al caso e una spesa che sia finalmente figlia di un progetto razionale di crescita. Alla domanda, del tutto ipotetica, sulla fine che hanno fatto i cento milioni di euro che la Regione Basilicata ha chiesto ad Eni a titolo di “indennizzo” per il presunto danno d’immagine subito dallo sversamento dell’oro nero e dallo stop dell’anno scorso al centro olio di Viggiano, in sindaci della Val d’Agri rispondono così. 
Il primo cittadino di Viggiano, Amedeo Cicala, ritiene che <<sia importante condividere con i territori, in particolare con quei territori dove si estrae, il modello di spesa regionale che vogliamo dare delle risorse finanziare provenienti dalle royalties>>. Per Cicala, infatti, è decisamente più importante <<capire se, finalmente, questi soldi possono e vogliono essere spesi per infrastrutture e proposte di sviluppo concrete nelle varie aree strategiche della nostra regione>>. L’obiettivo è chiaro: secondo il sindaco della “capitale del petrolio”, infatti, <<la Basilicata in questo momento ha necessità di una visione politica che sappia guardare più lontano nella programmazione e che entri meno in emergenze, o pseudo tali, che distraggono così tanto da far perdere la rotta prestabilita>>. Morale della favola? Questi soldi, laddove dovessero arrivare, al di là della loro consistenza, vanno investiti in un certo modo. Un discorso che ovviamente non può non riguardare le royalties in generale. Perché, ha concluso il sindaco di Viggiano, <<solo se si seguono in particolare idee infrastrutturali e progetti di sviluppo si può evitare lo spopolamento e, di conseguenza, dare un futuro migliore alla Basilicata>>. 
Mina Sassano, sindaco di Marsico Nuovo, è ancora più chiara. <<Sappiamo che c’è stato un primo summit tra Eni e Regione Basilicata, ma non basta. Non mi riferisco solo al fatto che ci sia stato un solo incontro, quanto, soprattutto, alla necessità a mio avviso che si allarghi l’ambito del confronto. Voglio dire, cioè, che anche i sindaci dei centri lucani interessati dalle estrazioni devono poter dire la loro su tale questione. Pertanto, alla prossima riunione si convochino i rappresentanti di quei comuni nei quali è attiva l’estrazione del petrolio>>. Ma non è tutto perché la Sassano ha anche chiesto che <<la cifra di questo indennizzo sia ponderata e non lanciata lì a caso come è stato fatto: è infatti necessario che una richiesta formale ad Eni sia fatta con la oculatezza>>. Infine, ma non certo per ordine d’importanza, l’utilizzo di questi fondi. <<E’ assolutamente necessario che i fondi, sia che si tratti di indennizzi, sia di royalties, siano utilizzati in modo oculato. Non è possibile, infatti, che si sprechino soldi solo per feste e festicciole, quando c’è un’intera regione che ha bisogno di investimenti in vari settori. Ecco, noi chiediamo che su questo fronte ci sia maggiore partecipazione, anche perché la Val d’Agri sta dando tanto e deve ricevere in modo commisurato>>.  
Piero Miolla