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giovedì 22 novembre 2018

La Guardia Costiera di Taranto sequestra mezzo quintale di cetrioli di mare



“Nel corso della ordinaria attività di vigilanza e controllo condotta dal personale della Guardia Costiera di Taranto, volta alla repressione delle attività di pesca di frodo, il personale dipendente ha sequestrato mezzo quintale di prodotto ittico, nella fattispecie oloturie o cetrioli di mare, riconosciuto quale specie marina protetta, per il quale ne è quindi vietata la pesca, la detenzione e lo sbarco.
L’accertamento è stato condotto dai militari in attività di pattugliamento lungo il litorale, in località San Vito, circostanza in cui veniva sottoposto a controllo un soggetto che svolgeva attività di pesca subacquea sportiva, in apnea, a circa 50 metri dalla costa.
Il controllo, esteso anche al natante di appoggio del pescatore sportivo, ha consentito di rinvenire a bordo, oltre mezzo quintale della specie protetta “holothuroidea”, sicuramente destinata all’ estero, perché ritenuta, soprattutto nei mercati orientali, una specie particolarmente prelibata.
Il trasgressore è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria ed il prodotto, di un valore commerciale complessivo pari a circa 5.000 euro, posto sotto sequestro, è stato rigettato in mare poiché ancora in vita.
Gli organismi di questa specie, più comunemente noti come oloturie o cetrioli di mare, sono stati sottoposti a tutela con il Decreto Ministeriale del  27 febbraio 2018, in quanto le ricerche scientifiche, condotte proprio nelle nostre acque, ne hanno dimostrato il ruolo centrale nell’ecosistema marino, per quanto riguarda in particolare, l’ossigenazione ed il riciclo di sostanze organiche nell’ambiente in cui essi vivono e la pesca indiscriminata della specie, frutto di lauti guadagni (basti pensare che un solo chilogrammo di prodotto può arrivare a fruttare sino a 100 euro di profitto), la  stava mettendo seriamente a rischio di estinzione, con gravissime conseguenze per tutto l’ecosistema marino”.
Capitaneria di Porto - Guardia Costiera – Taranto
Sezione Affari Generali/Rapporti con il Pubblico

martedì 17 luglio 2018

La Guardia Costiera sequestra 600 kg di cozze nere. Scopri dove


Sarebbero ben presto finiti sulle nostre tavole gli oltre 600 kilogrammi di molluschi bivalvi (cozze nere) che, nell’ambito di verifiche dirette alla tutela della salute pubblica inerenti la filiera della pesca, nella mattinata di ieri sono stati sottoposti a sequestro giudiziario da parte di personale della Sezione Polizia Marittima appartenente alla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto. I mitili erano totalmente privi di ogni documentazione/certificazione sanitaria che ne attestasse la salubrità, trattandosi di prodotto proveniente dal Primo Seno del Mar Piccolo di Taranto e quindi prelevato in violazione dell’Ordinanza n. 1989 dell’ASL di Taranto del 2011 e dell’Ordinanza n. 188 del 2016 della Regione Puglia.

In particolare, l’attività di controllo del territorio da parte del citato personale della Guardia Costiera di Taranto consentiva ai militari di individuare e fermare un furgone che aveva appena caricato il prodotto – proveniente dal Primo Seno del Mar Piccolo, pertanto altamente tossico – già insacchettato e pronto per la vendita diretta al consumatore.

Tutto il prodotto veniva quindi sequestrato penalmente, in quanto nocivo per la salute pubblica, e successivamente distrutto, mentre il responsabile dell’attività illecita veniva deferito all’Autorità Giudiziaria.

Occorre precisare che l’attività di che trattasi rientra in una più ampia attività di controllo di tutta la filiera ittica che la Guardia Costiera di Taranto conduce quotidianamente con ogni mezzo, con particolare attenzione all’allevamento dei molluschi, sia per tutelare la salute e l’incolumità pubblica sia per tutelare questo fondamentale comparto dell’imprenditoria tarantina e relativo ceto dei mitilicoltori, affinchè la “cozza tarantina” continui ad essere conosciuta quale prodotto di pregio, apprezzata  per questo in tutto il mondo.

Sempre con riferimento all’attenta vigilanza, condotta per mare e per terra sull’intero comparto ittico, si segnala l’ennesimo sequestro di datteri, per un totale di 1 kg di prodotto appena raccolto da ignoti.

In particolare nel pomeriggio di sabato scorso, il località Porto Pirrone del Comune di Leoprano (TA), gli uomini della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto, hanno condotto un’operazione di polizia marittima nell’ambito delle attività tese a prevenire e reprimere, la pesca, la detenzione e la commercializzazione illegale di datteri di mare. Nel corso di tale operazione, dove è stato impiegato un mezzo navale veloce, già in attività di vigilanza lungo la costa nell’ambito dell’attività “Mare Sicuro”, sono stati rinvenuti in acqua, circa 1 kg. di datteri di mare appena pescati. Il prodotto ittico, illecitamente pescato, conservato in un retino, era stato occultato sotto una sedia a sdraio posizionata in acqua a pochi metri dalla riva. Il prodotto è stato sequestrato e successivamente distrutto e riversato in mare, mentre non è stato possibile individuare i responsabili dell’illecito penale, in quanto, gli stessi, accorgendosi dell’arrivo dell’unità navale della Guardia Costiera, si sono dileguati sulle limitrofe spiagge in quel momento molto affollate dai bagnanti. Un ulteriore danno all’ambiente marino quello inferto da individui senza scrupoli che pur di racimolare pochi esemplari di datteri di mare, continuano a distruggere con picconi, martelli i fondali marini. Questa volta il tratto di costa colpito e quello tra i più suggestivi della Litoranea Salentina.

martedì 17 aprile 2018

Sequestro Itrec Rotondella: interrogazione di un parlamentare lucano.

Un’interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Ambiente sulla questione dell’Itrec di Rotondella. Dopo il sequestro disposto nei giorni scorsi dalla Procura della Repubblica di Potenza di tre vasche di accumulo delle acque di falda e della condotta di scarico a mare dell’impianto dell’Enea di Rotondella, il senatore della Lega, Pasquale Pepe, ha presentato un’interrogazione diretta al ministro Galletti, per conoscere nel dettaglio i fatti e le condotte che hanno portato ad emettere l’ordinanza di sequestro preventivo e se siano state predisposte iniziative per effettuare tutte le verifiche sull'impianto ovvero quali saranno le misure che si intende intraprendere, considerando la situazione di rischio per la salute pubblica e per l'ambiente, nonché la particolare vocazione agricola e turistica del territorio interessato.
“Credo – ha dichiarato il sindaco di Tolve - che l’unico modo per mettere in campo un’azione politica incisiva e concludente sia quello di conoscere a fondo i fatti, altrimenti si rischia di parlarsi addosso. Per questo ho depositato un'interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Ambiente per sapere tutto quello che c’è da sapere sui gravissimi fatti che riguardano l’inquinamento del nostro mar Jonio. La magistratura fa il suo lavoro, ma la politica non sia da meno e smetta di stare alla finestra. Agirò nello spirito di massima condivisione, a cominciare dalle istituzioni locali e da quelle associazioni che, da sempre, hanno seguito questa delicatissima vicenda. La salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente restino diritti irrinunciabili; agricoltura e turismo tornino al primo posto”.

Piero Miolla