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giovedì 8 novembre 2018

Il Comune di Ferrandina parte civile nel processo Cemater-Materit

 
Ci siamo costituiti parte civile nel processo Cemater-Materit”. Lo ha annunciato il sindaco di Ferrandina, Gennaro Martoccia, al termine dell’udienza preliminare, celebrata ieri dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera, Angela Rosa Nettis, relativa al procedimento penale a carico di alcuni degli ex dirigenti a vario titolo di Cemater e Materit, le due aziende succedutesi nella produzione di manufatti in cemento-amianto nell’area industriale di Ferrandina fino al 18 settembre 1989. Difeso dall’avvocato Simone Sabattini, del foro di Bologna, l’ente aragonese ha così concretizzato una sensibilità verso il tema delle morti provocate dalla subdola fibra di amianto che il primo cittadino Martoccia ha spesso fatto sua. Il Comune di Ferrandina, però, non era solo nella costituzione di parte civile: anche l’Aiea (Associazione italiana esposti amianto) nazionale e sezione Valbasento, difese da Angela Galetta, e Medicina Democratica, con l’avvocato Andrea Di Giura, l’hanno posta in essere. Più in generale, sono una trentina le persone offese del procedimento: si tratta di ex lavoratori della fabbrica o, per chi non c’è più, dei loro eredi. Il gip ha rinviato all’udienza del 22 febbraio del 2019 per la discussione circa la costituzione delle parti civili, cui seguirà la decisione. Va ricordato che l’udienza è stata fissata su richiesta dei sostituti della Procura materana, Rosanna De Fraia e Annafranca Ventricelli, i quali, all’esito delle indagini svolte, hanno chiesto il rinvio a giudizio di Silvano Benitti, Pietro Pini, Michele Cardinale, Michele Bonanni e Lorenzo Mo, accusati di aver causato il decesso o procurato malattie professionali agli ex dipendenti della fabbrica aragonese. 
Piero Miolla 

giovedì 11 gennaio 2018

Processo Petrolgate: un intero quartiere parte civile.

Un intero quartiere ammesso come parte civile al processo Petrolgate, che vede 57 imputati, tra i quali Eni e Tecnoparco. L’ultima udienza del processo nato dall’inchiesta dei giudici potentini su un presunto traffico illecito di rifiuti, celebrata dinanzi al collegio penale del Tribunale di Potenza (presidente Rosario Baglioni, giudici a latere Marianna Zampoli e Marina Ricco), ha visto l’ammissione di tutte e 108 le istanze che le famiglie di Pisticci scalo, che si ritengono danneggiate dai miasmi, hanno avanzato tramite l’avvocato, Giandomenico Di Pisa, specialista in diritto e procedure penale e cultore del diritto ambientale.
«Il processo – ha spiegato Di Pisa – comprende due filoni di indagine: a noi interessa quello relativo alla contestazione di traffico illecito di rifiuti. Dall’elaborato peritale dei consulenti nominati riviene che gli scarti del processo di estrazione del petrolio dovevano essere smaltiti, se costituiti da sole acque di strato, per circa il 50% a Casta Molina 2, e, per il residuo, comprendente anche altre sostanze, negli impianti di smaltimento, tra cui soprattutto quello di Pisticci scalo, che, dal 2013 al 2014, ha smaltito per Eni circa 400mila tonnellate di reflui. Secondo l’ipotesi accusatoria, e fatta espressamente salva la presunzione di innocenza degli imputati, i codici Cer (acronimo di Codice europeo rifiuti, n.d.r.) utilizzati erano errati.
Infatti, nel capo T dell’editto accusatorio si cita testualmente che “il Cova di Viggiano produceva, in concomitanza dell’attività di estrazione petrolifera, ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi, che data la loro origine e composizione avrebbero dovuto essere contrassegnati dai codici Cer 19 02 04 e 13 05 08 e che, al contrario, venivano qualificati in maniera arbitraria e illecita con il codice 16 10 02, non pericoloso. Proprio detto traffico e gestione illecita di rifiuti avrebbero, per l’accusa, causato i miasmi, fenomeno forse sottovalutato, in quanto espressione dell’immissione in atmosfera dell’idrogeno solforato, gas letale se assunto in locali chiusi e che causa gravi danni alla salute, specie al sistema nervoso, se assunto per lunghi periodi di tempo, anche se per quantità minime. Se l’istruttoria dibattimentale dovesse confermare l’ipotesi delittuosa, ne deriverebbe l’obbligo di risarcimento di tutti i danni subiti alla vita, alla salute, alle proprietà dei cittadini di Pisticci scalo», ha concluso Di Pisa.
Piero Miolla