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giovedì 29 novembre 2018

Giochi del Mediterraneo 2025, Policoro si candida a partner



“Taranto candidata a ospitare i giochi del Mediterraneo 2025: Policoro si candidata a partner infrastrutturale con il PalaErcole e le strutture ricettive turistiche della costa ionica lucana, in termini di posti letto disponibili.
La notizia di ieri attraverso la quale si è appreso che il Governo, viste le dichiarazioni del Ministro Giorgetti e della Ministra Lezzi e l’iniziativa lanciata dalla Regione Puglia, intende sostenere la candidatura di Taranto per ospitare i giochi del Mediterraneo, non può trovarci indifferenti. La costa ionica lucana e Policoro hanno le carte in regola per candidarsi, attraverso la Regione Basilicata, a partner infrastrutturale di Taranto per i giochi del Mediterraneo 2025. Siamo, per storia e cultura, molto vicini alla città di Taranto. La distanza chilometrica, tenuto conto dell’asse viario della S.S. 106, è percorribile in meno di 30 minuti e l’infrastruttura sportiva polivalente del PalaErcole, seconda solo a Bari, può permetterci di ospitare alcune gare sportive, tenuto conto anche dell’insieme di strutture ricettive turistiche della costa ionica lucana, in termini di posti letto disponibili”.
Per questi motivi, il sindaco di Policoro Enrico MASCIA e l’assessore comunale allo sport Teresa CACCIATORE invitano la Regione Basilicata ad istituire un tavolo di lavoro per elaborare il dossier di proposta da sottoporre alla regione Puglia ed al Governo nazionale, confidando nella sensibilità delle Istituzioni tutte.
É una opportunità che la costa ionica lucana deve saper cogliere e per questo da subito dobbiamo impegnarci a costruire sinergie istituzionali positive”.

domenica 10 giugno 2018

Florenzo Doino (Sr) sui 600 migranti "parcheggiati" nel Mediterraneo: "Pagina vergognosa".


Sul caso dei 600 migranti al momento "parcheggiati" nel Mediterraneo, riceviamo e volentieri pubblichiamo l'intervento di Florenzo Doino, candidato alle recenti elezioni politiche per Sinistra Rivoluzionaria.

"Nel Mediterraneo l'italia del capitale e delle paure popolari sta scrivendo una delle tante pagine più vergognose della sua storia. Tenere in ostaggio in mare seciento poveracci è contro la nostra bimillenaria storia che è fatta di incontri scambi e fusioni. 
Siamo colpevoli anche noi che non abbiamo la voglia di scendere in piazza. Il sangue dei fratelli migranti ricadrà su di noi e tormentera' le nostre cattive coscienza"
La nave Acquarius, battente bandiera di Gibilterra, è in navigazione con 629 naufraghi a bordo provenienti dal Nordafrica, tra cui 123 minori non accompagnati. La nave ha superato Malta, che ha dichiarato di non avere competenza e sta navigando verso nord.
Sul caso, il ministro degli Interni, Matteo Salvini ha twittato: 
"Da oggi anche l’Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell’immigrazione clandestina. Il mio obiettivo è garantire una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia".
Lo stesso Salvini ha poi postato una foto con l'hashtag "chiudiamo i porti".
Piero Miolla

sabato 2 giugno 2018

Lidia Ronzano (Acqua Pubblica Basilicata) dice no all'Acquedotto del Mediterraneo.


“La Basilicata non può accettare la nascita dell’Acquedotto del Mezzogiorno”. Anche a Pisticci Lidia Ronzano, del coordinamento Acqua pubblica di Basilicata, ha ribadito la sua preoccupazione per il progetto di Michele Emiliano. 
“L’acqua è un bene comune e un diritto universale riconosciuto dall’Onu e deve essere esclusivamente partecipata e pubblica, ossia controllabile dai cittadini e senza alcuna presenza gestionale privata. Lo hanno deciso con il referendum del 2011 28 milioni di italiani, fra cui 270mila lucani”. In riferimento all’inserimento dell’emendamento nella Finanziaria, Ronzano ha ricordato: “Nel nostro Paese occorre prestare molta attenzione a ciò che accade in Parlamento a ridosso di Ferragosto e di Natale o Capodanno. E’ in questi giorni, quando gli italiani sono al mare o alle prese con le feste natalizie, che in quelle aule si partoriscono le norme più insidiose. Anche l’anno scorso, a pochi giorni dal Natale, la Commissione Bilancio della Camera ha inserito nella Finanziaria un comma che dà avvio alla costituzione dell’Acquedotto del Mezzogiorno. 
Il progetto, per le sue dimensioni e il suo impatto sui territori interessati, avrebbe richiesto, secondo i principi della democrazia, processi decisionali ben più condivisi e trasparenti ed una legge specifica, frutto di concertazione con i territori e di discussione in sede parlamentare”. Invece, niente di tutto questo. Ma perché si è contrari all’Acquedotto del Mezzogiorno? “E’ un organismo mastodontico che finirebbe inevitabilmente con lo sfuggire ad ogni possibilità di controllo da parte delle singole Amministrazioni regionali e, soprattutto, dei cittadini. Esso poi, grazie ai flussi monetari ed alla disponibilità di un bene di primaria importanza, calamiterebbe gli interessi della malavita e delle multinazionali che già da tempo mirano ad impossessarsi dell’acqua del Sud Italia. La Basilicata ha già ampia esperienza nel rapporto con le multinazionali del petrolio”. 
Insomma, la nuova mega struttura va evitata e, per farlo, in passato il coordinamento ha scritto anche al presidente Pittella, chiedendo la sua opposizione al progetto. Non solo: Ronzano ha anche chiesto “una mobilitazione generale dei lucani, perché solo con l’unione e la pressione alle istituzioni si potrà ottenere un risultato positivo. Non abbiamo bisogno della mega-società ma, piuttosto, della trasformazione di Acquedotto Lucano in aziende speciale pubblica che si occupi esclusivamente della gestione del servizio idrico integrato, operando in sinergia con le analoghe strutture delle vicine regioni con la finalità di tutelare il bene acqua a vantaggio sia delle presenti che delle future generazioni”.
Piero Miolla

domenica 4 marzo 2018

Tirvellazioni: dal Consiglio di Stato novità negative per il popolo lucano..

“Il Consiglio di Stato ha dato il via libera a un’indagine sismica 3d su uno specchio di acqua di 748,7 chilometri nel Golfo di Taranto, autorizzata dal governo all’epoca presieduto da Matteo Renzi nel permesso di ricerca D79”. 
Lo hanno reso noto Noscorie Trisaia e Mediterraneo Noscorie, ricordando che “il permesso di ricerca D79 era stato uno dei primi richiesti nel Golfo di Taranto dalla Enel Longanesi, poi ceduto alla Aleanna Italia, società con sede a Roma e Matera. Enel Longanesi era poi uscita dall’upstream-gas e dalla ricerca petrolifera in mare, ritenendo non conveniente investire in questo settore. Tra le motivazioni per cui la stessa Regione Basilicata aveva perso il ricorso al Tar del Lazio sul permesso D79, vi era anche quella di non aver fornito osservazioni al ministero dell’Ambiente sull’impatto ambientale del permesso stesso, cosi come hanno fatto Comuni, comitati e associazioni. Ora – si legge nella nota delle due associazioni - potranno essere soddisfatti quelli di Confindustria Basilicata che vogliono più fossile, mentre non sappiamo cosa ne pensa Confindustria turismo e pesca, sempre se in Basilicata esistono. Continueranno ancora il presidente Marcello Pittella, Vito De filippo e il Pd lucano nella falsa opposizione alle trivelle in mare, mentre hanno aperto le porte sulla terraferma alle compagnie petrolifere?”, è la domanda posta dalle due associazioni. 
"Continuerà l’ex viceministro Filippo Bubbico, dopo le autorizzazioni a cui ha partecipato con il Governo Renzi, a pensare di trivellare lo Jonio? Questo procedimento amministrativo avviato dal governo Renzi dovrà tenere comunque conto, qualora si avviasse la ricerca petrolifera con l’air gun, dell’impatto ambientale che ci potrebbe essere su delfini, corallo bianco, biocenosi, pesca ed ecosistemi del nostro mare. Avevamo più volte chiesto al ministero dell’Ambiente di avviare un punto ambientale zero o bianco dei nostri mari, anche tenuto conto della presenza delle navi dei veleni nello Jonio e nei mari meridionali”. 
Piero Miolla