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domenica 25 novembre 2018

A un anno dall'apertura della nuova dialisi di Tinchi, il plauso del Comitato di Difesa



Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota del Comitato di Difesa dell’ospedale di Tinchi in occasione del primo anniversario del nuovo centro di dialisi sito nel presidio pisticcese.

“E’ passato un anno dalla sua apertura. Ci sembra giusto evidenziare che il nuovo centro dialisi di Tinchi offre oltre 7000 (settemila) sedute emodialitiche all’anno in un bacino di utenza che comprende Pisticci, Marconia, Craco, Bernalda, Metaponto, Ferrandina, Pomarico, Miglionico, Grottole, Montalbano, Tursi, Rotondella, Nova Siri, Policoro, Scanzano Jonico, e sconfina nelle regioni limitrofe di Puglia e Calabria. Per la sua posizione nel cuore del Metapontino, può dare ospitalità ai dialitici di tutto il mondo che vogliono trascorrere sereni una vacanza sulla costa jonica, che è ad esso adiacente.
Si, una vacanza per turisti che, essendo dialitici, possono trovare nel centro di Tinchi cura e sollievo alla loro malattia. Gli spazi, le attrezzature e il servizio di assistenza in questo centro sono di assoluta efficienza e modernità. I macchinari sanitari sono prodotti dalla più recente tecnologia. Gli operatori, i medici e gli infermieri, sono perfetti sulla professionalità e nel modo di trattare i pazienti, sono attentissimi alle esigenze dei singoli emodialitici.
La Regione Basilicata, la Asm di Matera e la società Spindial di Parma, titolare del servizio, hanno profuso investimenti e competenze per la realizzazione di questo centro, che collabora con il centro di nefrologia e dialisi di Matera. La nuova dialisi operante nell’spedale “Angelina Lo Dico” di Tinchi è un gioiello sanitario nel sud Italia o, come già si dice, il fiore all’occhiello della sanità lucana.
Il Comitato difesa Ospedale di Tinchi ringrazia i protagonisti di questa favolosa realtà. Il centro dialisi di Tinchi può ospitare altri 18 pazienti più 4 contumaciali, oltre i 42 pazienti (posti) già occupati, e le prospettive future sono strepitose. Il basso materano può essere fiero di questa presenza sanitaria. E’ il caso di applaudire la buona sanità, a fronte di tutti quelli che le sono ad essa contrari”.

Comitato di Difesa dell’ospedale di Tinchi

venerdì 16 novembre 2018

La sanità privata in Basilicata e i tetti di spesa per la dialisi (prima parte)



“La dialisi è un servizio che, di fatto, salva la vita al paziente e, per questo motivo, la Regione Basilicata non può continuare a prevedere tetti di spesa per le prestazioni in regime di convenzione”. E’ il parere di Vincenzo Basentini, titolare della SM2 che gestisce gli unici due centri dialisi lucani non pubblici, a Potenza e Policoro, che operano in regime di convenzione. “E’ assurdo – ha aggiunto Basentini – che si preveda un tetto di spesa per un servizio così importante e per il quale il paziente è libero di scegliere se fruire del pubblico o del privato, come del resto per qualsiasi altra prestazione sanitaria”. 
Ma qual è il problema che il tetto di spesa farebbe sorgere? “I fondi che la Regione eroga, pari a circa 820mila euro all’anno, non coprono tutti e dodici i mesi. A questo punto cosa devo dire ai miei pazienti, che il servizio posso offrirlo solo da gennaio ad agosto?” si è chiesto Basentini. Per il quale, quindi, è assolutamente opportuno che via Anzio “elimini la previsione di un limite economico oltre il quale non si può andare. Peraltro, ci sono varie sentenze che glielo impongono e anche gli esempi di altre regioni, nelle quali il tetto di spesa per le prestazioni della dialisi non c’è”. Per Basentini il problema non è la solita querelle pubblico-privato, ma il fatto che, se una persona sceglie di farsi curare da una struttura privata, deve essergli poi data la possibilità di curarsi per tutto l’anno. 
“Sia chiara una cosa: io non sto chiedendo favoritismi o un occhio di riguardo per il privato, ma solo che ci si adegui a quanto prevedono le norme e, soprattutto, alla considerazione che la prestazione della dialisi è assolutamente necessaria per chi soffre di insufficienza renale cronica: se non fa la dialisi, infatti, quel paziente muore. Ma come faccio a spiegargli che io nei miei centri posso assicurargliela solo fino ad agosto perché la Regione mi assicura solo una parte dei fondi necessari?” Qualcuno potrebbe obiettare che le istituzioni debbono comunque privilegiare la sanità pubblica. 
“Ma sa quanto costa la dialisi nel pubblico alla Regione? Per ogni paziente all’incirca 900 euro al mese. Nel privato, invece, circa 300 euro”. Insomma, eliminando il tetto di spesa la Regione Basilicata, paradossalmente, potrebbe anche risparmiare. Ma solo in caso di incremento del numero di dializzati che scelgono il privato. La posizione di Basentini, inutile nascondersi, è destinata ad alimentare l’annoso dibattito sulla sanità in generale e sullo scontro pubblico-privato in generale. Basentini, però, non ci sta. 
“A parte il diverso costo che le ho appena riferito, voglio anche precisare che gli operatori di un centro privato svolgono solo quella funzione, mentre nel pubblico il personale, ovviamente, non è detto che operi solo nella dialisi. A mio giudizio la sanità pubblica ha un senso solo se assicura al paziente le prestazioni nell’ambito di un ricovero. La dialisi, però, sappiamo tutti che si fa un giorno sì e uno no. Pertanto, il paziente è impegnato tutto l’anno e credo che prevedere tetti di spesa sia assolutamente ingiusto. Voglio sperare che in Regione dirigenti e funzionari del settore della sanità si convincano che la dialisi è una prestazione che salva la vita”. 
Piero Miolla

lunedì 12 febbraio 2018

Il centro dialisi di Policoro si tinge di musica.


La musica contro ogni sofferenza. E’ la particolare “terapia” utilizzata al centro dialisi di Policoro SM2, dove la pianista lucana Elena De Luca, appena diciottenne, ha tenuto un concerto di musica classica con l’intento d’intrattenere i pazienti in cura attraverso il cosiddetto “metodo di depurazione extrarenale del sangue”. 
Partendo dal presupposto che la musica genera effetti benefici, in numerosi centri di ricerca, anche esteri, spesso si è dato seguito al singolare concerto nella convinzione che la musica abbia proprietà terapeutiche per il genere umano, non solo dal punto di vista prettamente ludico. Nonostante la sua giovane età, Elena è molto sensibile alle problematiche che attanagliano la società: iscritta al Conservatorio Statale di Musica Carlo Gesualdo Da Venosa e al primo anno di ingegneria all’Università Federico II di Napoli, l’artista ha confermato di credere da sempre che la musica è compresa da tutti perché si esprime attraverso un linguaggio universale”, dicendosi “emozionata e, allo stesso tempo, soddisfatta per l’esperienza intrapresa presso il centro dialisi”. 
Dai sui occhi traspare non solo l’amore nei confronti della musica, ma anche verso coloro che soffrono. In questo caso i dializzati dei centri di Potenza e Policoro, circa una quarantina: per loro le quattro ore di cure eseguite tre volte a settimana sembrerebbero interminabili, se non fosse per il personale specializzato volto a fornire comprensione e professionalità. Numerosi pazienti, dopo il concerto, hanno dichiarato di aver accettato positivamente l’iniziativa, mentre il proprietario del centro, Vincenzo Basentini, si è detto pronto a ripetere il concerto. 
“Abbiamo instaurato un clima familiare – ha dichiarato Basentini - per tale ragione mi è sembrato doveroso regalare momenti di tranquillità avvalendomi di uno strumento, la musica, teso all’arricchimento dell’animo”.
Piero Miolla