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venerdì 7 dicembre 2018

Il centro storico di Pisticci necessita anche e sopratuttto di considerazione, oltre che di premi



Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota dell’ingegnere Mino Storino sul tema del centro storico di Pisticci.

“Pisticci è stato nominato Comune di Eccellenza niente di meno che con una cerimonia tenutasi al Senato della Repubblica. Onorificenza di cui certamente siamo ben lieti, di cui tutti si sono sentiti orgogliosi e giù a pubblicare post su qualsiasi social possibile.
Si tessono le lodi del centro storico, della sua peculiarità, dell’importanza e dell’interesse suscitato dall’evento realizzato dall’associazione Enotria Felix, capace di fare arrivare turisti, appassionati di storia e semplici curiosi nel nostro centro storico.
Un premio, quello ottenuto da Pisticci, certamente ammirevole e capace di generare nuovo ed ulteriore interesse, foriero di ulteriore vetrina per il nostro territorio.
Ma una domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno: a cosa serve tutto ciò se il centro storico non è degno delle più banali attenzioni da parte dei cittadini in primis e dei loro rappresentanti di conseguenza?
Se non siamo capaci di tenerlo pulito e decoroso? Se siamo capaci di transitare continuamente con le auto nell’unica strada oggetto di traffico limitato (Corso Margherita)? E soprattutto, se non siamo capaci di TENERLO IN PIEDI? A cosa possono servire tutti i premi, elogi e belle parole se poi non ci preoccupiamo seriamente del dissesto idrogeologico del centro storico? Se non pensiamo ad un piano serio di recupero degli alloggi vuoti ed ancora in buono stato che si trovano in gran numero nel centro storico, piuttosto che continuare a costruire dovunque appartamenti e case che chissà da chi saranno abitati in futuro, data la galoppante emigrazione per mancanza di lavoro? Se non pensiamo ad un piano per incentivare le nuove coppie a non abbandonarlo questo centro storico così interessante e meritevole di riconoscimenti? Se non affrontiamo decisamente e con convinzione la questione della variante urbanistica al rione Dirupo?
È necessario agire in queste direzioni se vogliamo rendere un buon tributo a chi ci consegna onorificenze e attestati di stima e di fiducia: prendere un premio e non pensare a cosa fare per migliorarsi, ma sbandierarlo solo come un punto di arrivo e non come uno stimolo per il futuro, questa sarebbe la cosa peggiore.
È risaputo che il dissesto idrogeologico attanaglia il centro storico, le piogge degli ultimi mesi hanno creato ulteriori preoccupazioni: è necessario agire al più presto creando le condizioni affinché gli eventi non accadano, facendo manutenzione ormai straordinaria e intervenendo il prima possibile nei punti a rischio che tutti conoscono (perché sensibili ormai da secoli). Non aspettiamo ad agire, credendo che un’eventuale ordinanza di trasferimento degli abitanti risolva il problema a danni avvenuti: il passato ci insegna che i trasferimenti forzati sono stati utili solo ad ingrassare le tasche di pochi, e sempre i soliti, pronti ad approfittarne.
La campanella è suonata ormai da tempo, ma l’intera comunità ha interesse affinché il centro storico rimanga vita? I rappresentanti della comunità possiedono la voglia e la forza per cercare di salvare il salvabile e mantenere il centro storico in condizioni tali da aspirare ad ulteriori e futuri attestati e riconoscimenti?
 O risulta a tutti più facile rivolgere lo sguardo dall’altra parte, e aspettare che fra qualche anno i turisti vengano a visitare una Craco un po’ più grande, nonostante ci si fregi di ulteriori, e magari più prestigiosi, premi?”
Ing. Mino Storino

domenica 25 novembre 2018

A un anno dall'apertura della nuova dialisi di Tinchi, il plauso del Comitato di Difesa



Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota del Comitato di Difesa dell’ospedale di Tinchi in occasione del primo anniversario del nuovo centro di dialisi sito nel presidio pisticcese.

“E’ passato un anno dalla sua apertura. Ci sembra giusto evidenziare che il nuovo centro dialisi di Tinchi offre oltre 7000 (settemila) sedute emodialitiche all’anno in un bacino di utenza che comprende Pisticci, Marconia, Craco, Bernalda, Metaponto, Ferrandina, Pomarico, Miglionico, Grottole, Montalbano, Tursi, Rotondella, Nova Siri, Policoro, Scanzano Jonico, e sconfina nelle regioni limitrofe di Puglia e Calabria. Per la sua posizione nel cuore del Metapontino, può dare ospitalità ai dialitici di tutto il mondo che vogliono trascorrere sereni una vacanza sulla costa jonica, che è ad esso adiacente.
Si, una vacanza per turisti che, essendo dialitici, possono trovare nel centro di Tinchi cura e sollievo alla loro malattia. Gli spazi, le attrezzature e il servizio di assistenza in questo centro sono di assoluta efficienza e modernità. I macchinari sanitari sono prodotti dalla più recente tecnologia. Gli operatori, i medici e gli infermieri, sono perfetti sulla professionalità e nel modo di trattare i pazienti, sono attentissimi alle esigenze dei singoli emodialitici.
La Regione Basilicata, la Asm di Matera e la società Spindial di Parma, titolare del servizio, hanno profuso investimenti e competenze per la realizzazione di questo centro, che collabora con il centro di nefrologia e dialisi di Matera. La nuova dialisi operante nell’spedale “Angelina Lo Dico” di Tinchi è un gioiello sanitario nel sud Italia o, come già si dice, il fiore all’occhiello della sanità lucana.
Il Comitato difesa Ospedale di Tinchi ringrazia i protagonisti di questa favolosa realtà. Il centro dialisi di Tinchi può ospitare altri 18 pazienti più 4 contumaciali, oltre i 42 pazienti (posti) già occupati, e le prospettive future sono strepitose. Il basso materano può essere fiero di questa presenza sanitaria. E’ il caso di applaudire la buona sanità, a fronte di tutti quelli che le sono ad essa contrari”.

Comitato di Difesa dell’ospedale di Tinchi

martedì 9 ottobre 2018

A Bernalda i cittadini a tutela del centro storico. Nasce un comitato



La salvaguardia dei centri storici non è solo una questione amministrativa. Passa anche dalla sensibilità dei residenti, che decidono di trascorrervi la propria esistenza. Nasce su queste basi la costituzione, a Bernalda, di un Comitato spontaneo di cittadini, denominato semplicemente “del Centro storico”. E che già in numero copioso, si prefigge di essere un interlocutore privilegiato dell’Amministrazione comunale. Presidente del Comitato è stato nominato Michele Montanaro. Che sarà affiancato dal vice Annio Luigi Divona e dal segretario Antonio Perrone.
“Intendiamo subito chiarire - affermano gli aderenti - che il sodalizio non nasce in contrapposizione ad alcuno. Bensì intende diventare un sostegno importante per gli stessi amministratori locali, in termini di conoscenze e di proposte operative. Con l’unico scopo di favorire la cittadina, mettendo in campo le rispettive competenze”. E sul tavolo ci sono già importanti argomenti, che saranno portati all’attenzione degli organi preposti nei prossimi mesi. In maniera mirata e costruttiva. Su tutti la questione della decongestione del traffico lungo i principali flussi veicolari della città bianca, da corso Italia fino a via Eraclea.
“Chi vive da quelle parti - osserva Montanaro - sa benissimo che, in certi momenti e in determinati periodi, si registrano intasamenti del traffico, che andrebbero sicuramente contenuti e regolamentati. Magari pensando a una Ztl. Una zona a traffico limitato che non danneggi le attività commerciali esistenti, bensì ne incentivi l’economia. Non dimentichiamo che si tratta di salvaguardare anche la sicurezza, scongiurando taluni e sempre più frequenti, specie in ore tarde, infrazioni al codice della strada”.
Segnalata, poi, da Divona “l’assoluta apoliticità degli intenti e degli aderenti al Comitato del Centro storico. Apparteniamo - dice - a varie aree culturali, sociali, economiche e culturali. Ed anche di pensiero. Gente che, come me, è tornata ad abitare nel centro storico di Bernalda dopo tanti anni di emigrazione a Milano. O come altri miei amici che lì ci sono nati e hanno deciso di rimanere”. Secondo Perrone, “il Comitato intende farsi portavoce delle tante esigenze dei residenti. Proponendo figure di confronto per qualsiasi amministrazione. Dall’attuale a quella che seguirà tra qualche mese. Senza dimenticare che il decollo del centro storico di Bernalda ha costituito uno dei cavalli di battaglia dell’attuale esecutivo di Centro, guidato da Domenico Tataranno”. Sul tappeto anche la questione della raccolta differenziata dei rifiuti. “Occorre migliorare il servizio, scoraggiando taluni atteggiamenti di inciviltà - rileva Montanaro -.  Anche con una maggiore intesa e collaborazione tra i cittadini, operatori ecologici e Comune”.
Angelo Morizzi

lunedì 1 ottobre 2018

A Bernalda polemiche per le nuove luci nel centro storico



Luci bianche al led, al posto delle tradizionali e suggestive lampadine arancioni, nel centro storico di Bernalda. La sostituzione rientra in un progetto più ampio di riqualificazione dell’illuminazione urbana, secondo i nuovi poarametri normativi sullíinquinamento e il risparmio energetico. Eppure non piace a molti cittadini. Che stanno esprimendo, con vigore, il proprio dissenso, sia sul web che agli organi di stampa. Tra le accuse più diffuse all’amministrazione comunale, che ha commissionato i nuovi impianti, quelle di “superficialità e incompetenza, per un centro storico sfregiato e offeso”.
O ancora: “Siamo governati da dilettanti allo sbaraglio”, mentre c’è chi invita sindaco e Giunta a fare “la necessaria autocritica”. Tra i punti dolenti rilevati, dopo l’installazione delle nuove lampade bianche, la carente illuminazione verso i piani alti degli edifici, il wattaggio probabilmente troppo basso delle luci, e la considerazione che bastasse cambiare semplicemente le lampadine, piuttosto che rifare, ex novo, gli impianti”.
Soluzioni prospettate? Da quelle più drastiche di chi vorrebbe protestare in massa “davanti alla sede del Municipio”, a chi invita al democratico rito del “referendum popolare”. C’è anche qualcuno che difende la scelta: “E’ una questione di rispetto ambientale - dice - visto che le luci gialle sono inquinanti dal punto di vista visivo. Basta abituarsi al nuovo scenario, senza farsi prendere dal panico e dalla facile polemica”. Quale, a questo punto, la posizione dell’Amministrazione comunale? Lo abbiamo chiesto al primo cittadino Domenico Tataranno e all’assessora al ramo Eliana Acito. “Riguardo al centro storico - osserva il sindaco - abbiamo concertato con la ditta appaltatrice una luce più calda possibile, per illuminare il centro storico. Nel solco della normativa vigente sul risparmio energetico. Le lampade 3000K emettono una tonalità bianco-calda, presente anche in altri centri storici, come ad Alberobello. Per non squilibrare l’abitudine visiva alle precedenti lampade arancioni, tuttavia, abbiamo chiesto se fosse stato possibile intervenire con dei filtri, che alterassero il colore della luce, rendendola più affine alla precedente. Ci è stato detto che, essendo tutto sperimentale, sarebbero rimasti dei rischi sulla durata degli organi illuminanti. Cosa che, naturalmente, un Comune non si può permettere.
Ho effettuato dei sopralluoghi durante il montaggio - prosegue Tataranno - e devo dire che le nuove installazioni valorizzano i colori reali dell’ambiente circostante, migliorano la visibilità della sede stradale, diminuendo, nel contempo, l’inquinamento luminoso, indirizzato verso il basso e non in tutte le direzioni. Quanto agli elementi architettonici del centro storico prevediamo, invece, un’illuminazione ad hoc, per meglio valorizzarli. Perciò - conclude il sindaco - capiamo e, talora, condividiamo, certi scetticismi o diversità di vedute. Tuttavia, bisogna adattarsi ai cambiamenti imposti dai protocolli mondiali”.
Secondo la vice sindaca Eliana Acito, “occorre del tempo per abituarsi a una luce più intensa, ma più naturale. Abbiamo effettuato scelte obbligate. Stiamo riqualificando e adeguando l’intero impianto urbano di illuminazione. In cui sono previste anche le torrette di alimentazione su Corso Umberto, l’estendimento delle luci in zone ancora non coperte e la sostituzione di tutti gli organi illuminanti con altri a tecnologia led. Le luci del centro storico, per normativa, non possono andare al di sotto di una determinata tonalità. L’effetto del rinnovamento sarà sicuramente più apprezzabile a lavori completati”.
Angelo Morizzi

lunedì 17 settembre 2018

La proposta di Alfredo Cestari: "Un protocollo d'intesa tra le regioni del Sud e i Paesi del Nord Africa".



Promuovere il Sud Italia e la cooperazione tra le regioni meridionali e i Paesi del centro Africa.

E’ la mission della Camera di Commercio ItalAfrica, presieduta dall’ing. Alfredo Cestari, che sta lavorando a un protocollo di intesa che abbracci tanto le Universiadi, in programma a Napoli e in Campania dal 3 al 14 luglio 2019, quanto l’evento di Matera Capitale Europea della Cultura.
“Due eventi – ha dichiarato Cestari - che hanno un forte impatto di internazionalizzazione, non solo per Campania e Basilicata, ma per l’intero Sud Italia, e che richiedono azioni ed interventi di collegamento e progetti coordinati di cooperazione internazionale”.
Il dato di partenza sono i numeri della 30ma edizione delle Universiadi: sono attesi studenti universitari di 170 Paesi che gareggeranno in 18 sport, per un totale di oltre 8mila, tra atleti e delegati, ed oltre mille ufficiali di gara. Le Universiadi si svolgeranno a Napoli per quanto riguarda gli sport singoli, ad eccezione della scherma, prevista a Salerno, mentre saranno utilizzati gli impianti sportivi situati in tutte le province della Campania per le gare degli sport di squadra.
“Il protocollo di accordi tra organismi ed istituzioni della Regione Campania e gli omologhi di centro Africa, rappresentanti dalla Camera, tocca numerosi settori: dal turismo, alla formazione, al sociale, alle attività produttive, alla sanità sino all’agricoltura. La nostra idea – ha sottolineato Cestari – è quella di accrescere gli afflussi a Matera e favorire la presenza alle Universiadi di Napoli attraverso pacchetti di visite di atleti, delegazioni nazionali. Per converso, favorire la presenza di turisti da Matera alle gare”.
Per Cestari, in realtà, tutto questo non è una novità, visto che si ritrova già nell’accordo di partenariato, siglato a fine 2016 sulla pista Mattei di Pisticci, tra istituzioni lucane, con in prima fila il Comune e la Provincia di Matera e quelle salernitane.
L’interlocuzione istituzionale, favorita dal Gruppo Cestari è finalizzata a favorire “imprenditoria, turismo, cultura, sviluppo economico e l’occupazione di un vasto comprensorio che tocca praticamente quattro regioni del Sud: la Campania, la Basilicata, la Puglia e la Calabria. L’estate si avvia alla conclusione – ha osservato Cestari - con risultati da record per il turismo culturale in tutto il Paese e anche in Basilicata e Campania. Di qui l’idea della rete di itinerari campano-lucani in vista di Matera 2019, per rafforzare i benefici a favore di tutta l’economia lucana, e non solo materana. Io credo molto nel turismo culturale e il bacino interregionale del Sud in cui lavoriamo deve puntare principalmente su agricoltura, turismo, piccole e medie imprese specializzate in prodotti di alta qualità”.
Ma non è tutto, perché Cestari nel ricordare che “per la Basilicata seguiamo da vicino i programmi di Matera Capitale Europea della Cultura 2019”, ha anche reso noto che, “a breve, presenteremo ai dirigenti della Fondazione Matera 2019, al sindaco della città, alle istituzioni regionali e provinciali, a Confapi, Confindustria e ai parlamentari e membri lucani del Governo, uno specifico protocollo di intesa che ricalca quello per le Universiadi di Napoli”.
Infine, per superare ritardi e sottovalutazioni sulla cooperazione Italia-Africa ha concluso Cestari, “basta prendere ad esempio quanto ha fatto la Cina, che continua a rafforzare la sua presenza in Africa e lo fa in grande stile, mentre in Italia e in Europa si continua a litigare su chi deve accogliere i migranti africani, fenomeno che va regolato, ma dimenticando l’importanza di questi mercati”.

domenica 15 luglio 2018

Scanzano Jonico, querelle Centro Sociale: agli anziani il primo round giudiziario.

Foto: emmenews
 
Il Comune di Scanzano Jonico reintegri nel possesso della struttura di Corso De Gasperi il Centro Sociale Anziani “Rocco Scotellaro”, al quale era stata notificata un’ordinanza di sgombero da parte dell’ente guidato da Raffaello Ripoli. 
Lo ha disposto il giudice del Tribunale di Matera, Raffaele Viglione, decidendo sul ricorso per reintegra in possesso presentato dal Centro Sociale, difeso dall’avvocato Nunzia Guarino. Il Comune di Scanzano Jonico, difeso dall’avvocato Fabio Sgarrino, per l’effetto è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali, che ammontano a circa cinquemila euro. 
Con l’ordinanza pronunciata ieri, la numero 5453/18, relativa al procedimento incardinato al ruolo generale con il numero 4658-18, il magistrato ha disposto la reintegra nel possesso dell’immobile, di proprietà dell’Alsia, con effetto immediato. Il ricorso è stato imperniato proprio sulla titolarità dell’immobile in capo all’Alsia e non, invece, in capo al Comune, che pertanto, secondo la difesa del Centro Sociale, non avrebbe avuto titolo all’emissione dell’ordinanza di sgombero. 
Il giudice ha accolto siffatta versione, decidendo nel senso citato. “Siamo soddisfatti – ha commentato Guarino – e procederemo nell’immediato secondo legge, notificando gli atti al Comune di Scanzano”. Il municipio jonico, invece, ha sostenuto che il Centro Sociale non fosse legittimamente in possesso dell’immobile, non essendoci alcun atto a sugellare tale possesso. “Valuteremo con l’ufficio preposto – ha dichiarato Ripoli – se fare un reclamo per impugnare l’ordinanza”.
Piero Miolla 

domenica 29 aprile 2018

Elezioni regionali in Basilicata e la ricerca di un centro di gravità permanente.



L’unità perduta da ritrovare, certo. Ma anche la consapevolezza che il centro di gravità permanente, cantato finanche da Battiato qualche anno fa, nella nostra regione in politica è spesso decisivo. E anche se, al momento, l’agognata unità non c’è, con il rischio che il centro diventi sempre più frazionato in una miriade di sigle, è pressoché certo che, spesso, quel centro, in politica, è decisivo. Visto l’approssimarsi delle elezioni regionali, la domanda nasce spontanea: cosa farà il centro in Basilicata? Ma soprattutto, da chi è rappresentato nella nostra regione e nel suo agone politico, questo fatidico centro? Da molte anime, alcune di centrodestra, altre di centrosinistra. 
“Non è importante sapere, in questo momento, se ci schiereremo da un lato o dall’altro – ha spiegato il consigliere Aurelio Pace – perché credo sia prioritario lavorare per cercare l’unità del centro. Prima si torna tutti insieme, ovviamente condividendo programmi e scelte strategiche, poi si parla della collocazione. Questa è la mia posizione. Personalmente continuerò a sostenere in Consiglio quei provvedimenti che riterrò buoni, cercando di condizionare positivamente l’operato di questo governo regionale e di questa coalizione. Il tema delle coalizioni, francamente, è ancora molto lontano. Certamente, senza condizioni preconcette pur non avendo il Pd rispettato tutti i patti, ci metteremo intorno a un tavolo per cercare di capire se è possibile costruire un’alleanza o un progetto politico. Le diplomazie sono al lavoro”, ha concluso Pace lasciando intendere che, probabilmente, la collocazione sarà quella del centrosinistra. Ma anche facendo trasparire il desiderio di uno scenario, quello dell’unità del centro, che, se è un auspicio di tanti, al momento non solo consente allo stesso Pace (e non solo) di non scoprire le sue carte, ma è anche di fatto sconosciuto in Basilicata. L’unità del centro, infatti, è in pratica assente sin dai tempi della Democrazia Cristiana. 
In questo ambito ampio ma ricco di risorse, c’è anche chi, come Francesco Mollica, non pare avere dubbi. “Stiamo lavorando per creare un progetto centrista che si collochi nell’alveo del centrosinistra, su questo non ci sono grandi dubbi – ha rivelato l’ex presidente del Consiglio regionale -. Personalmente sto lavorando con Centro Democratico Più Europa e Civici per l’Europa, la neonata formazione che fa riferimento a Tanino Fierro, per una lista unitaria che stia nel centrosinistra alle prossime elezioni regionali”. 
Del pari certo dell’appartenenza, ma nel lato opposto dell’agone politico, è anche il consigliere regionale, Michele Napoli. Passato di recente da Forza Italia a Noi con l’Italia, Napoli è stato chiarissimo. “Stiamo sicuramente nel centrodestra, anche se molto dipenderà da quello che accadrà di qui a poco a livello nazionale. La mia presenza, così come credo quella di Paolo Castelluccio e Nicola Benedetto nel centrodestra, però, mi sembra fuori discussione. Vogliamo creare con tutta la coalizione un’alternativa al centrosinistra in Regione”. Insomma, le grandi manovre sono appena iniziate e, pur con le certezze segnalate, in tanti ancora mostrano prudenza. Probabilmente perché si attende di capire cosa accadrà a livello nazionale, ma anche per studiare meglio la situazione lucana. Che, al momento, è ancora tutta da decifrare, anche se, visto quanto accaduto il 4 marzo, il Movimento 5 Stelle e il centrodestra intravedono un rovesciamento dei rapporti di forza che ingolosisce non poco.
Piero Miolla

venerdì 13 aprile 2018

A Matera importante workshop nel Centro Federale Territoriale FIGC.


La Scuola Allenatori italiana per le attività di aggiornamento richieste dalla Coaching Convention arriva a Matera con la clinic del prof. Biagio Savarese. 
Lunedì 9 aprile, 50 allenatori abilitati Uefa provenienti da tutta la regione si sono dati appuntamento al Centro Federale Territoriale FIGC per partecipare al primo workshop organizzato da AIAC Matera, nell'ambito degli aggiornamenti obbligatori richiesti dal Settore Tecnico. Presenti le massime cariche federali del calcio lucano,  Piero Rinaldi presidente del Comitato Regionale FIGC Basilicata ed il suo Delegato Provinciale di Matera Giuseppe Comanda, quindi di Carlo Ottavio responsabile regionale del Settore Giovanile Scolastico FIGC  e di Gino Mattei coordinatore del Centro Federale Territoriale materano, graditi ospiti per quello che può dirsi il primo solido mattone di una esperienza formativa assidua che l'associazione allenatori si prefigge di realizzare a Matera ed in Basilicata. Il tema - più che mai attuale, trattato in tutte le sue variabili, è stato "Il Gioco delle Ali". 
Grande soddisfazione per la riuscita dell'evento è stata manifestata dai partecipanti, che hanno potuto confrontarsi su queste tematiche in un clima disteso e collaborativo. Ad accogliere gli addetti ai lavori, Antonio Finamore - presidente AIAC Matera: "Oltre alla consueta qualità dei contenuti tecnici trasmessi dal prof. Savarese, abbiamo registrato una ottima occasione di confronto;  in primis tra i tecnici intervenuti, quindi verso le componenti federali con le quali quotidianamente condividiamo il calcare i campi di giuoco della regione. Da tutti è stata manifestata la volontà di collaborare, ognuno per il proprio ambito, al fine di accrescere la qualità del nostro sistema calcio. Fare rete, ritengo, sia la chiave per potenziare la voce del calcio di Basilicata. 
La disponibilità al dialogo costruttivo che la federazione ed il Settore Giovanile Scolastico - con la collaborazione e la volontà di condividere le nostre rispettive iniziative - ci hanno manifestato, sono un evidentemente ottimo viatico per crescere qui in periferia, dove mezzi e logistica non sono ottimali".
 

lunedì 26 marzo 2018

Rientro della stazione spaziale cinese Tiangong: cosa rischiano i lucani.


E’ più facile vincere alla lotteria che essere colpiti da uno dei frammenti della stazione spaziale cinese Tiangong 1 (Palazzo Celeste), attualmente in traiettoria di caduta sulla Terra. La rassicurazione arriva da Giuseppe Bianco, direttore del Centro di Geodesia spaziale “Colombo” di Matera che fa parte della rete di monitoraggio mondiale che osserva la stazione spaziale. Tiangong 1, arrivando sempre più a contatto con le nostre teste, inizierà a disintegrarsi: potrebbe cadere in un raggio ampio che, nel nostro Paese, viene delimitato a partire dall’Emilia Romagna in giù. Si tratta di calcoli complessi e, soprattutto, per difetto, visto che, come ha spiegato Bianco, al momento si può solo circoscrivere la zona, molto ampia, nella quale i frammenti potrebbero cadere. 
“Non ci sono rischi concreti per le persone – ha precisato il direttore del centro Giuseppe Colombo – e, soprattutto, per noi lucani. Bisogna considerare che la probabilità che uno o più frammenti cadano sulle nostre teste è molto vicina allo zero. Mi preme sottolineare questo perché, negli ultimi giorni, ho letto informazioni non corrette su tale aspetto”. Bianco ha insistito sul fatto che “al momento notizie certe è impossibile darne, perché il calcolo del punto di rientro di un oggetto così grande è molto variabile dipendendo da tanti fattori, tra i quali la densità dell’atmosfera e altri che non sono facili da determinare: l’errore associato al calcolo del punto nel quale cadrà, diminuirà mano a mano che la stazione spaziale si avvicinerà alla Terra. Attualmente la data prevista di rientro è quella che oscilla tra il 31 marzo e l’1 aprile, con un margine di errore di circa 3 giorni. Al momento sappiamo che la stazione cadrà in una fascia compresa all’incirca tra la latitudine 44 Nord e quella 44 Sud. Il che vuol dire una fascia, simmetrica rispetto all’Equatore, che comprende circa 2/3 della superficie terrestre. I bordi di questa fascia sono a probabilità leggermente più elevata. Voglio però precisare che la possibilità di essere colpiti da uno di questi frammenti è di milioni di volta inferiori rispetto a quella di vincere alla lotteria”. 
Insomma, sulle nostre teste c’è sì un “Palazzo Celeste” che sta rientrando sulla Terra, ma difficilmente colpirà qualcuno di noi. Anche se, sapere che un oggetto all’incirca del peso di 7 tonnellate e mezzo e delle dimensioni di circa 10 metri di lunghezza e 3 di diametro, che con i pannelli solari arriva ad un’apertura alare di 17 metri, ci sta guardando dall’alto rappresenta pur sempre un ipotetico campanello d’allarme. Lanciata il 29 settembre del 2011, in questo momento la stazione spaziale è ad una quota di poco più di 200 chilometri di altezza e, mano a mano che incontra l’atmosfera, l’attrito generato da questo incontro la fa abbassare, tanto da farla cadere nel periodo indicato. 
“Il rientro nominale – ha aggiunto Bianco - avviene a 80 chilometri di altezza. La stazione comincerà a decomporsi ed i frammenti, che si creano a circa 120 chilometri di quota, se non saranno distrutti dall’attrito potrebbero cadere al suolo circa 40 minuti dopo, con una dispersione di circa 1.200 chilometri. Per questo, è impossibile individuare il punto certo nel quale andrebbero a cadere”. Infine, tornando all’ampia fascia interessata, Bianco ha ricordato che la 44 Nord comprende “l’Emila Romagna, ma anche Boston negli Usa così come Hokkaido in Giappone, mentre per la 44 Sud andiamo dalla Patagonia alla Nuova Zelanda”. Insomma, la Basilicata e i lucani possono dormire sonni tranquilli.
Piero Miolla 

lunedì 12 febbraio 2018

Il centro dialisi di Policoro si tinge di musica.


La musica contro ogni sofferenza. E’ la particolare “terapia” utilizzata al centro dialisi di Policoro SM2, dove la pianista lucana Elena De Luca, appena diciottenne, ha tenuto un concerto di musica classica con l’intento d’intrattenere i pazienti in cura attraverso il cosiddetto “metodo di depurazione extrarenale del sangue”. 
Partendo dal presupposto che la musica genera effetti benefici, in numerosi centri di ricerca, anche esteri, spesso si è dato seguito al singolare concerto nella convinzione che la musica abbia proprietà terapeutiche per il genere umano, non solo dal punto di vista prettamente ludico. Nonostante la sua giovane età, Elena è molto sensibile alle problematiche che attanagliano la società: iscritta al Conservatorio Statale di Musica Carlo Gesualdo Da Venosa e al primo anno di ingegneria all’Università Federico II di Napoli, l’artista ha confermato di credere da sempre che la musica è compresa da tutti perché si esprime attraverso un linguaggio universale”, dicendosi “emozionata e, allo stesso tempo, soddisfatta per l’esperienza intrapresa presso il centro dialisi”. 
Dai sui occhi traspare non solo l’amore nei confronti della musica, ma anche verso coloro che soffrono. In questo caso i dializzati dei centri di Potenza e Policoro, circa una quarantina: per loro le quattro ore di cure eseguite tre volte a settimana sembrerebbero interminabili, se non fosse per il personale specializzato volto a fornire comprensione e professionalità. Numerosi pazienti, dopo il concerto, hanno dichiarato di aver accettato positivamente l’iniziativa, mentre il proprietario del centro, Vincenzo Basentini, si è detto pronto a ripetere il concerto. 
“Abbiamo instaurato un clima familiare – ha dichiarato Basentini - per tale ragione mi è sembrato doveroso regalare momenti di tranquillità avvalendomi di uno strumento, la musica, teso all’arricchimento dell’animo”.
Piero Miolla