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giovedì 20 dicembre 2018

Aumentano in Basilicata le donne d'impresa under 35. Matera fa ancora meglio



In Basilicata il 12,9% delle imprese è guidato da giovani donne under 35. Lo ha reso noto l’Ufficio Studi Confartigianato, sottolineando che, alla fine del 2017, Matera e provincia si collocano al di sopra della media regionale (13,8%), tanto da rientrare tra le prime 20 province italiane con maggiore presenza di imprenditoria rosa.
“La crescita del lavoro autonomo femminile – ha sottolineato Rosa Gentile, delegata di Confartigianato ai Movimenti Donne e Giovani - è guidato dalle imprenditrici artigiane, il cui numero è aumentato dell’1,9% negli ultimi 10 anni. Un record in Europa e nella classifica regionale per tasso di femminilizzazione: dopo il Molise segue la Basilicata con il 26,8%. Producono il 2,2 % della ricchezza del Paese e il 18,3 % del valore aggiunto artigiano: complessivamente 27 miliardi e mezzo di euro. Le imprenditrici artigiane sono un motore vivace nell’economia italiana, sempre più al femminile, womenomics, termine in voga nel mondo anglosassone.
Si distinguono dai colleghi di genere maschile per età media inferiore, titolo di studio mediamente più elevato, maggiore adattabilità ai mutamenti dell’economia e della società. Ma la strada verso il potere è in salita, con un apprendistato decisamente lungo prima di assumere ruoli di responsabilità dirigenziale. Con l’avvio della Camera di Commercio Basilicata adesso le attese ed aspettative sono rivolte alla costituzione del comitato per l’imprenditoria femminile che deve diventare lo strumento per rafforzare questa tendenza attraverso programmi e progetti specifici.
L’analisi di genere indica inoltre che la componente giovanile è più rappresenta all’interno delle imprese femminili: la quota è pari infatti al 12,9% e supera di 3,9 punti percentuali l’8,9% rilevato per le imprese maschili. La maggiore presenza di giovani nelle imprese femminili si coniuga con la maggiore quota di laureate che è pari al 39,6% del totale delle lavoratrici indipendenti, pressoché il doppio del 21,6% degli uomini. La quota di imprenditrici e lavoratrici autonome laureate è salita di 5,7 punti in cinque anni.
Prendendo a riferimento i principali settori – ognuno con oltre 5.000 imprese femminili registrate – le incidenze maggiori delle imprese giovanili si rintracciano nelle Attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative con il 18,9%, nei Servizi di ristorazione e nelle Altre attività di servizi per la persona e con il 17,5%; quest’ultimo comparto, ad alta presenza di artigianato, comprende le imprese di lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia, parrucchieri e trattamenti estetici, centri per il benessere fisico, sgombero di edifici, tatuaggio e piercing, servizi non veterinari per gli animali da compagnia.
Ma – ha ricordato Gentile - non è così naturale trovare un lavoro dipendente. Una donna molto scolarizzata, che ha fatto dei master, che sa fare qualcosa e non trova un lavoro, o decide di andare all’estero o decide di rimanere sul suo territorio e fare quello che sa. E’ questa la ragione del gran numero di imprenditrici donne in Italia, che pongono il Paese in testa in Europa. E’ una risposta che in passato veniva data soprattutto al Sud –aggiunge - dove negli ultimi anni sta diminuendo con dati preoccupanti, e ora sta facendo la stessa cosa al Nord. E’ fondamentale continuare a fare delle politiche non finalizzate solo alle start up innovative. Bisogna fare in modo che l’imprenditoria femminile possa nascere e continuare anche a crescere, anche dal punto di vista “mentale” e non solo numerico. Poi la scelta della dimensione deve essere interna all’azienda”.
Piero Miolla

lunedì 3 dicembre 2018

Lega Consumatori di Basilicata: “Nuove possibilità di rimborso per i risparmiatori lucani danneggiati”



Per i risparmiatori lucani danneggiati dalla vendita di azioni di Veneto Banca da parte di Banca Apulia, si aprono nuovi favorevoli spiragli di rimborso. Lo afferma in un comunicato stampa la Lega Consumatori di Basilicata, presieduta dal bernaldese Giambattista Mazzei -. “Dopo le prime pronunce dell’Arbitro per le controversie finanziarie - recita il documento - ora si aprono nuove opportunità di rimborso anche per i possessori di azioni che ancora non si sono attivati per recuperare le somme andate in fumo per la nota vicenda” Mazzei segnala, infatti, che “la legge di bilancio 2018, attualmente in discussione alle Camere, prevede l’istituzione di un Fondo di Ristoro a favore di coloro che hanno perduto i propri soldi investendo in titoli emessi dalle banche, poste in liquidazione coatta amministrativa nel giugno 2017”.
Tale Fondo avrà una dotazione finanziaria di 1.575 milioni di euro per il 2019, 275 per il 2020 e 250 milioni il 2021. Beneficiari saranno i risparmiatori che otterranno un provvedimento favorevole, o dall'Arbitro per le controversie finanziarie (Acf), istituito presso la Consob, o dal Giudice (anche penale). Nella legge di Bilancio si legge ancora che “il rimborso sarà pari al 30% del danno liquidato, con un tetto massimo di 100 mila euro. Potranno accedere al ristoro anche i risparmiatori che, prima del fallimento di Veneto Banca, avevano accettato la transazione al 15% (ovviamente tale 15% verrà decurtato dal rimborso complessivo del 30%).
Gli sportelli della Lega Consumatori Basilicata resteranno a disposizione per maggiori informazioni. E’ possibile, inoltre, visitare il sito internet www.legaconcumatoribasilicata.org, telefonare al numero fisso 0835/540260, o anche inviare una mail all’indirizzo presidente@legaconsumatoribasilicata.org.

Angelo Morizzi

venerdì 16 novembre 2018

Resist, un birrificio particolare ispirato ai prodotti della nostra terra

 
La buccia del mandarino coltivato sulla collina Materana e il miele di fiori d’arancio della fascia jonica. C’è tanto della terra lucana e dei suoi prodotti nelle birre artigianali prodotte da Raffaele Leone, 28enne di Policoro (con origini montesi), che una volta conseguita la laurea ha deciso che nel suo futuro, non solo professionale, ci sarebbe stata la sua terra. La Basilicata. Leone ha infatti deciso di aprire un birrificio denominato Resist, come resistenza sul territorio. 
“Ho deciso di tornare in Basilicata per dare vita a questo tipo di filosofia e, sempre per dare corso alla stessa filosofia, ho anche deciso di ristrutturare una cantina adiacente all’Abbazia benedettina di Montescaglioso, nella quale produrrò le mie birre. Al momento, purtroppo, quella sede non è ancora operativa perché essendo un posto molto particolare i tempi di avvio dell’attività sono lunghi, anche se credo che in primavera verrà inaugurato. Fino a un mese fa ho comunque prodotto le mie due birre a Matera, e, da ultimo, l’ho fatto a Nocera, in Campania”. 
Le due birre si chiamano Exodus (bionda) e Montezuma (ambrata), ma Leone ha altre ricette pronte, tutte caratterizzate da prodotti della nostra terra. “Sì – ha confermato l’imprenditore lucano – una sarà la Weiss con la fragola Candonga di Policoro e l’altra una birra scura a base di peperone crusco coltivato a Montescaglioso”. Al momento Leone, laureato in Biotecnologia Veterinaria e Sicurezza degli Alimenti, è solo, ma lui non dispera di coinvolgere suo fratello, attualmente chef in Lussemburgo. “Penso a un angolo cucina che vorrei far gestire a mio fratello per far sì che mi affianchi nel progetto in modo tale che che ogni birra venga abbinata a piatti tipici lucani, sempre e comunque nell’ottica dell’esaltazione della nostra terra”. 
Piero Miolla 

mercoledì 14 novembre 2018

Iniziativa di Alfredo Cestari, presidente Camera di Commercio ItalAfrica, per Matera 2019



E’ ancora la limitata apertura verso l’estero il “punto debole” di Matera 2019, condensato nei dati dell’Apt Basilicata: lo scorso anno arrivi e presenze stranieri nella Capitale Europea della Cultura 2019 hanno rappresentato il 27,8% del totale (meno di 200mila in totale), più o meno come è accaduto nel 2016, ma più lontani del 34,8% del 2014.
Da qui prende le mosse l’iniziativa della Camera di Commercio ItalAfrica, presieduta dall’ing. Alfredo Cestari, di contribuire ad accrescere l’attrazione verso l’estero e di cogliere tutte le opportunità per scambi culturali ed economici tra istituzioni ed imprese di Matera e della Basilicata con i Paesi dell’Africa centrale, dell’America Centrale e dell’America Latina. Lo strumento proposto è un protocollo di intesa (Memorandum of Understanding) con istituzioni locali e regionali, Unibas-centri di ricerca, associazioni di imprese e categoria, che a cascata produca altrettanti protocolli nei settori della formazione (Unibas e Università dei Paesi Esteri), attività produttive (Camera Commercio Basilicata e Federazioni di imprese o enti commerciali dei Paesi), agricoltura (Coldiretti, organismi di settori esteri), sanità (assessorato regionale e Ministeri alla Salute dei Paesi coinvolti), turismo (Apt Basilicata e organismi di settore per i Paesi che interverranno). 
“Gli effetti – spiega l’ing. Cestari – vanno ben oltre l’obiettivo di raddoppiare presenze ed arrivi stranieri già nel 2019 per puntare a progetti di ricerca internazionali, alla promozione degli investimenti nei Paesi coinvolti e per la cooperazione, al trasferimento di tecnologie e prodotti, allo scambio di buone pratiche. E per raggiungere questi obiettivi la Camera ItalAfrica punta all’arrivo a Matera di ambasciatori, consoli, esperti diplomatici e Ministri di una cinquantina di Paesi dei continenti Africa e America promuovendo incontri specifici di settore. Un’idea progettuale fortemente innovativa nel metodo per superare le Iniziative sporadiche che pure ci sono state (e sono previste in futuro) a vari livelli a Matera e che hanno risentito dell’assenza di coordinamento e programmazione, per realizzare un tavolo permanente di cooperazione internazionale.
C’è poi l’appuntamento di Expo Dubai 2020 da sfruttare al meglio quale ulteriore opportunità per promuovere la cooperazione economica e culturale tra la Basilicata, le regioni del Sud e il resto del mondo.
“Per questa ragione abbiamo definito – dice Cestari -  il Memorandun per la realizzazione di progetti di sviluppo e di collaborazione istituzionale e commerciale in vista di Expo 2020 Dubai tra la Regione Basilicata e l’ambasciata degli Emirati Arabi un nuovo tassello dell’impegno da intensificare verso l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese lucane, a partire dall’esperienza di Expo Milano, che ci ha visti tra i protagonisti in rappresentanza dei Paesi dell’Africa centrale (e non solo), per sottolineare la necessità che la Basilicata punti di più sulla cooperazione internazionale, per accrescere il brand Matera 2019. Il nostro punto di arrivo – sottolinea Cestari - è la realizzazione di una piattaforma per portare fuori regione le opportunità che possiamo offrire, quindi aprirsi per creare un link permanente. Oltre al turismo sono tante le occasioni di avvio di interscambio, non solo cultura, ma export, import, partenariati tra imprese e professionisti”.
L’interlocuzione istituzionale, favorita dal Gruppo Cestari, è finalizzata a favorire imprenditoria, turismo, cultura, sviluppo economico e l’occupazione di un vasto comprensorio che tocca quattro regioni del Sud: Campania, Basilicata, Puglia e Calabria.  E in questo, Matera può diventare punto di riferimento per istituzioni ed imprese meridionali, come si sta pensando di fare collegando Matera 2019 alle Universiadi di Napoli 2019, considerati i maggiori eventi internazionali del nuovo anno.

domenica 4 novembre 2018

Cestari, Camera Italafrica: "Da Angola e Venezuela buone opportunità per le imprese lucane".



Almeno una trentina tra imprenditori, rappresentanti istituzionali lucani, di studi tecnici, ingegneristici e legali, professori universitari e medici, hanno partecipato, a Napoli, ad un incontro promosso dalla Camera ItalAfrica, presieduta dall’imprenditore lucano, Alfredo Cestari, con una delegazione diplomatica dell’Angola e con il console del Venezuela per il Sud Italia, Amarilis Gutierres Graffe. Per l’Angola erano presenti Maria Celestina Pacavira Da Costa, responsabile Ufficio Commerciale dell’Ambasciata in Italia, e Joaquim Ferreira Dos Santos, rappresentante per la cooperazione internazionale. Le istituzioni angolane e venezuelane hanno espresso la disponibilità di conoscere le nostre realtà imprenditoriali ed istituzionali utili per una crescita nella cooperazione tra Italia e i loro Paesi, desiderosi di fare business con noi grazie all’intermediazione e all’attività di consulenza ed assistenza della Camera di Commercio ItalAfrica.  Le delegazioni diplomatiche hanno discusso del progetto “sinergie per l’Africa” che la Camera ItalAfrica sta sviluppando, progetto multi settoriale e che coinvolge diversi Paesi, sui settori energia, agricoltura, infrastrutture, formazione tra l'Europa e il continente africano.
“L’Angola – ha sottolineato Cestari - è il terzo partner commerciale sub-sahariano dell’Italia, dopo Sud Africa e Nigeria. In realtà, il made in italy venduto in Angola è molto più rilevante di quanto dicono i livelli dell’export. A sostegno dell’imprenditoria italiana in Angola nel luglio 1997 è stato firmato un accordo sulla promozione e la protezione degli investimenti, entrato peraltro in vigore solo nel maggio 2007, che fornisce un quadro normativo di riferimento per gli operatori economici italiani interessati ad investire nel Paese. L’Angola è un Paese emergente e ad elevato tasso di crescita, è dotato di grandi risorse naturali e minerarie; ha una connotazione culturale e sociale affine all’Italia; è in grado di realizzare specifiche complementarità e sinergie; è potenzialmente polo di espansione nell’Africa subsahariana e meridionale.
Quanto al Venezuela dagli ultimi dati pubblicati dall’Istat, emerge che nel primo semestre del 2017, l’export italiano verso ha evidenziato un lieve incremento +3,8%. La difficile situazione in cui versa il Paese non cancella la grandissima quantità di petrolio, gas naturale (in particolare off-shore) e risorse minerarie di cui il Paese dispone che potrebbero supportarlo verso un’evoluzione economica ed industriale adeguata alle sue potenzialità. Il Venezuela, dunque, è un Paese, che deve ancora imboccare la via dello sviluppo. Ciò offre, potenzialmente, buone possibilità alle imprese italiane interessate ad espandersi in ogni settore e in particolare energia (petrolio, gas ed elettricità), infrastrutture (ferrovie, aeroporti, porti, edilizia popolare, ecc), agroalimentare e trasporti.
Va poi tenuta in considerazione la numerosa e prospera comunità italiana che ha saputo costruirsi una posizione economica di primo piano nell’economia venezuelana a tal punto che alcune delle più importanti imprese del Venezuela appartengono a cittadini italiani o ad italo-venezuelani. Queste aziende intrattengono molto spesso ottimi e duraturi rapporti commerciali con imprese operanti nel nostro Paese. Infine si sottolinea che la presenza di questa consistente comunità italo-venezuelana ha favorito la diffusione della cultura e del gusto italiano, un vantaggio non da poco per le nostre produzioni d’eccellenza che vogliono espandere il loro business in tutta l’area latino-americana”.
Per Cestari si tratta di “ulteriori occasioni per promuovere la Basilicata e, soprattutto, favorire i processi di internazionalizzazione delle nostre imprese di ogni settore”.

venerdì 12 ottobre 2018

Energie rinnovabili per l'Africa: Alfredo Cestari in Parlamento Europeo



Il continente africano - che ha il 13% della popolazione mondiale ed è in grado di usare solo il 4% per cento dell’energia del Pianeta - è un laboratorio per sperimentare soluzioni innovative con una mentalità nuova, quell’innovazione su cui anche l’Europa e l’Italia stanno scommettendo per conquistare la transizione energetica. Nello specifico le tecnologie rinnovabili offrono significativi vantaggi in termini di creazione di posti di lavoro, sicurezza energetica, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, produzione di cibo e acqua, riduzione della povertà e creazione di imprese. Questi i temi centrali dell’evento organizzato a Strasburgo dalla Commissione per lo sviluppo economico, le finanze e il commercio dell’ASSEMBLEA PARLAMENTARE PARITETICA ACP-UE, assemblea che riunisce deputati europei e rappresentanti di Paesi dell’Africa, dei Caribi e del Pacifico, per un totale di ben 78 Stati.
Il presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale, Ing. Alfredo Cestari, tra i massimi conoscitori in Italia del continente africano e delle molteplici opportunità offerte per il mondo imprenditoriale italiano in cerca di nuovi mercati, è stato invitato a tenere una relazione sul tema delle “possibilità delle energie rinnovabili a favore dello sviluppo economico sostenibile nei paesi ACP, in particolare nelle aree remote”.
<<L’Africa è un continente immenso, in forte crescita e destinato ad avere 2 miliardi di abitanti per il 2050, che – sottolinea l’ing. Cestari - rappresentano un mercato che le imprese italiane non possono lasciarsi sfuggire. La domanda crescente di beni e servizi riguarda i settori più svariati, energia, infrastrutture, agricoltura, educazione, sanità, per citare i più importanti. Il problema è che per molti questo grande potenziale è spesso sconosciuto e prevale ancora un’immagine dell’Africa come un continente in preda a guerre, carestie ed epidemie. Nulla di più falso>>.
Il Presidente della Camera ItalAfrica ricorda che il <<21 marzo scorso, 44 dei 55 membri dell'Unione Africana hanno firmato l’accordo volto a istituire l’Area di libero scambio continentale (CFTA), che creerà un mercato unico per beni e servizi in tutto il continente, apportando vantaggi per le imprese e i consumatori e rafforzando la posizione dell'Africa nel commercio mondiale. L’Africa – evidenzia - pensa in grande, e l’Europa deve fare altrettanto. L’economia italiana, orientata verso l’esportazione necessita di nuovi lucrativi mercati e l’Africa ha una crescente domanda di beni e servizi di qualità, che le nostre imprese possono offrire. In particolare le energie rinnovabili possono contribuire in maniera rilevante allo sviluppo delle aree remote e spesso non connesse alla rete elettrica. Impianti cosiddetti off-grid solari, eolici, mini-hydro e a biomassa possono fornire energia elettrica ai piccoli villaggi senza dover implementare grandi e costosi progetti infrastrutturali. Un maggiore accesso all’energia e all’elettricità ha ricadute positive in tutti i settori, dall’educazione, alla sanità all’agricoltura. La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale è impegnata nel progetto “Sinergie per lo sviluppo” diretto al continente africano con il duplice obbiettivo di fare fronte alla crisi migratoria e di offrire nuove opportunità di investimento alle imprese italiane ed europee ancora reduci dalla crisi con il supporto delle istituzioni comunitarie e nazionali. Il progetto, tra l’altro, intende contribuire a risolvere problemi economici e sociali tramite l’azione diretta del settore privato, in sinergia con le prerogative dell’Unione Europea nel campo delle energie rinnovabili.
Anche la grande finanza punta sulla prossima espansione nel continente africano. La "fame" di energia e la mancanza di infrastrutture (reti elettriche in primis) fanno di eolico e fotovoltaico una opportunità senza precedenti per lo sviluppo delle tecnologie "verdi" in tutto il continente. Finora, ci hanno creduto le grandi utility europee e i fondi sovrani dell'area mediorientale. Ma la stabilità politica raggiunta in molto paesi (che consente l'approvazione di regole stabili e una politica di incentivi e/o di aste favorevoli) e il miglioramento dell'efficienza degli impianti (connesso alla diminuzione dei prezzi), ora attira anche i grandi colossi della finanza. E' di queste ore l'indiscrezione riportata dal Financial Times di un imminente annuncio da parte di Blackstone, uno dei più importanti fondi di investimento al mondo, per il lancio del suo primo progetto dedicato proprio allo sviluppo delle rinnovabili in Africa. Sarà un investimento, come riferiscono agenzie di stampa e giornali, di "parecchi miliardi", frutto di uno studio partito nel 2014 quando vennero prese in considerazione operazioni da sviluppare sia in Egitto che in Marocco. L'investimento riguarderà più in generale il settore energia (non disdegnando anche l'ingresso in dossiere legati all'estrazione di petrolio e gas), ma sarà focalizzato su fotovoltaico e geotermia.
Ma ovviamente c'è ancora moltissimo da fare. Pur non mancando la "materia" prima, secondo le proiezioni dell’International Energy Agency (IEA) nel 2030 saranno 675 milionii cittadini senza elettricità soltanto nell’Africa sub-sahariana, in aumento rispetto ai 590 milioni di oggi. Questo dipende da ragioni di dinamica demografica e di crescita economica. Secondo le stime la popolazione potrebbe raddoppiare nei prossimi trent’anni. Un fenomeno che porterà con sé anche un’urbanizzazione inarrestabile e un aumento della domanda di energia. L’accesso all’energia in Africa è aumentato dal 34% del 2000 al 52 del 2016 (sempre fonte IEA) ma la disponibilità è la più bassa del mondo, con 200 kWh all’anno per abitante. Anche se le rinnovabili rappresentano oggi il 23% della capacità installata complessiva nel continente, questa rappresentano solo il 2% del totale mondiale>>.

mercoledì 10 ottobre 2018

Alfredo Cestari protagonista domani al Parlamento Europeo



Il presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale, Ing. Afredo Cestari, è stato invitato a tenere un discorso al Parlamento Europeo domani, 11 ottobre, sul tema delle “possibilità delle energie rinnovabili nel portare lo sviluppo economico sostenibile nei paesi ACP, in particolare nelle aree remote”. L’evento è stato organizzato dalla Commissione per lo sviluppo economico, le finanze e il commercio dell’Assemblea Parlamentare Paritetica Acp-Ue, che riunisce deputati europei e rappresentanti di Paesi di Africa, Caribi e Pacifico, per un totale di 78 Stati. L’Assemblea si riunisce per promuovere la cooperazione tra Nord e Sud del mondo e i valori alla base dell’Accordo di Cotonou firmato da Ue e Paesi Acp: diritti umani, stato di diritto e democrazia.
Eventi come questo sono un importante esempio della crescente attenzione mostrata dall’Europa verso il suo immenso vicino, attenzione confermata dalla missione di metà luglio in Niger del Presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, missione che ha incluso la partecipazione di numerosi esponenti del mondo imprenditoriale europeo. L’Ing. Cestari, grazie alla sua esperienza pluri-ventennale nel confrontarsi con le molteplici realtà africane, figura tra i massimi conoscitori in Italia del continente africano e delle molteplici opportunità offerte per il mondo imprenditoriale italiano in cerca di nuovi mercati. La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale è impegnata nell’ambizioso progetto “Sinergie per lo sviluppo” diretto al continente africano con il duplice obbiettivo di fare fronte alla crisi migratoria e di offrire nuove opportunità di investimento alle imprese italiane ed europee ancora reduci dalla crisi con il supporto delle istituzioni comunitarie e nazionali.
Il progetto, tra l’altro, intende contribuire a risolvere problemi economici e sociali tramite l’azione diretta del settore privato, in sinergia con le prerogative dell’Unione Europea nel campo delle energie rinnovabili.
L’idea di base – spiega l’ing. Cestari -  parte dal presupposto che l’Africa abbia notevoli risorse energetiche rinnovabili, in gran parte inutilizzate, se si tiene conto, ad esempio, che solo il 10% del potenziale idroelettrico del continente è utilizzato, che il vasto potenziale per il solare è quasi intatto e, ancora, che le risorse eoliche non sono ancora state valorizzate e la geotermica giocherà un ruolo cruciale in Africa orientale nel prossimo futuro. Pertanto queste risorse, se messe a frutto, possono costituire un punto di partenza per avviare percorsi di sviluppo in Paesi nei quali il livello di povertà e di diseguaglianza rimane molto alto, la popolazione è la più giovane del mondo ed è destinata a raddoppiare entro il 2045. Considerando anche che metà della popolazione africana vivrà nelle città entro il 2030, con richieste crescenti di servizi, beni, energia per usi commerciali e industriali, si ritiene ipotizzabile creare 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro grazie allo sviluppo energetico. Puntare sulle rinnovabili, inoltre, significa anche ridurre le emissioni di CO2, in linea con gli obiettivi individuati nella Conferenza di Parigi. L’adesione al progetto, finanziato con fondi già istituiti dall’Ue, è aperta a tutte le imprese europee senza limiti di dimensione aziendale: l’obiettivo, dunque, è anche quello di fare in modo che le imprese entrino nel partenariato. A ben vedere, quindi, il progetto potrà portare effetti positivi direttamente all’Africa e al suo popolo, ma anche all’Europa, sia sotto forma di guadagno per le imprese che vi parteciperanno, sia come prevedibile diminuzione del flusso migratorio verso il “vecchio continente”, spesso alimentato proprio dalla povertà che, purtroppo, contraddistingue il continente africano.
Gli uffici della Camera di commercio ItalAfrica a Bruxelles, faranno da intermediari tra le singole imprese partner, l’istituzione europea e gli stati africani direttamente interessati.
Al termine degli studi di pre-fattibilità in corso, il progetto verrà realizzato nel territorio dello Stato africano di cui saranno già disponibili le autorizzazioni mediante l’attività preparatoria della Camera di Commercio.
Il progetto, infine, sarà poi applicabile e realizzato anche negli stati limitrofi, sì da poter valorizzare economie di scala e programmi di investimento.
“Apriamoci alla cooperazione – aggiunge l’imprenditore lucano – ed evitiamo di chiuderci dal punto di vista economico: dobbiamo favorire dialogo e colloquio e non chiuderci a riccio, altrimenti aumenteranno le distanze non solo economiche, ma anche politiche”.

sabato 29 settembre 2018

L'economia lucana tra luci e ombre. Il rapporto di Confindustria "Ceck-up Mezzogiorno"



E’ un quadro in chiaroscuro quello tracciato sull’economia lucana dal rapporto periodico di Confindustria “Checkup Mezzogiorno 2018”. A fronte di alcuni indici positivi, che testimoniano un principio di ripresa, infatti, ve ne sono altri che, invece, confermano che la nostra regione è ancora in difficoltà. 
La Basilicata, ad esempio, è la sola regione del Sud che ha recuperato i livelli pre-crisi sotto il profilo del valore aggiunto industriale, mentre il resto del Mezzogiorno sconta ancora un differenziale importante rispetto al 2008, anche se si è registrato nell’ultimo anno una variazione positiva che ha riguardato tutte le regioni, eccetto la Puglia. Per quanto riguarda il commercio estero, la Basilicata è la regione italiana con la più elevata propensione all’export con il 39% del Pil regionale legato ai flussi di esportazioni e mostra un saldo positivo di circa 1,8 miliardi di euro che, però, è in calo del 13,3% rispetto all’anno precedente. 
Aumenta invece la quota di Pmi (piccole e medie imprese) “sicure”, cioè con un basso rischio di insolvenza: con il 12,2%, infatti, la Basilicata è terza nel Sud in questa speciale classifica dietro Sardegna (14,7) e Abruzzo (14,5). Il 38,5% delle imprese lucane ha migliorato la propria classe di rischio rispetto all’anno precedente, contro una media nazionale del 31,9%. Tuttavia, la Basilicata è l’unica regione nella quale il trend del numero medio di società con almeno un protesto nell’anno non è in riduzione, in controtendenza rispetto al resto del Paese, sebbene il valore resta comunque ben al di sotto del livello registrato nel 2007. 
Passando alle note dolenti, dal rapporto emerge che solo il 10,3% delle imprese attive in Basilicata sono gestite da giovani (5.412 su 52.646), mentre il 27,9 (14.679) da donne: in termini di variazioni, quelle giovanili sono diminuite del 3,2% rispetto al primo semestre 2017, mentre quelle femminili sono aumentate appena dello 0,3. Complessivamente la propensione delle imprese a fare rete nella nostra regione si mantiene bassa, come in tutto il Mezzogiorno d’Italia: sono 259, nel primo trimestre del 2018, quelle che hanno aderito ad un contratto di rete, pari allo 0,49% del totale delle imprese lucane. 
La diffusione dell’Ict nelle realtà produttive lucane è piuttosto alta: la Basilicata, infatti, risulta essere la regione con il valore più elevato di imprese con connessione ad internet tramite banda larga (98,9%). Allo stesso tempo, però, la quota di spesa in ricerca e sviluppo sul Pil regionale è il più basso in Italia, attestandosi sullo 0,64%. 
Piero Miolla

martedì 25 settembre 2018

La Basilicata e una classe dirigenziale da "svecchiare"



Due dirigenti di azienda su tre in Basilicata hanno più di cinquanta anni, ma nella nostra regione si registra anche il più alto tasso di dirigenti donne. È quanto emerge da un’analisi della Das, compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, che ha rielaborato i dati Istat 2016 relativi al settore delle aziende. Più che nel resto d’Italia, dove nel 57 per cento dei casi i dirigenti hanno un’età superiore ai cinquanta anni, in Basilicata i ruoli di vertice over cinquanta si riscontrano in due casi su tre. I giovani, quindi, più difficilmente riescono ad accedere a posizioni apicali nelle aziende: solo il 34 per cento dei dirigenti, infatti, ha meno di cinquanta anni. 
Nel resto del Paese, la regione con più dirigenti ultracinquantenni è il Molise (73 per cento), mentre quella che ne ha di meno è la Lombardia (47 per cento). Al contrario, i dirigenti che non superano i quarantanove anni sono più numerosi in Lombardia (47 per cento), Trentino Alto Adige e Marche (42). Il dato, se vogliamo, in controtendenza, è quello delle donne al vertice: con il 19 per cento dei dirigenti di imprese di sesso femminile, infatti, la nostra regione non solo ha il primato assoluto in Italia, ma vanta anche un dato superiore alla media del Belpaese, che è del 15 per cento. Tuttavia, si tratta di una quota in ogni caso bassa, a conferma delle difficoltà che il “gentil sesso” incontra nel fare carriera anche nella nostra terra, che, dunque, non si distingue moltissimo dal resto d’Italia pur avendo la citata percentuale superiore. E’ quello che nella letteratura sociologica viene definito come il “soffitto di cristallo”, vale a dire l’impossibilità da parte delle donne di raggiungere posizioni di vertice nel proprio ambito lavorativo, generalmente (e storicamente) riservate alla popolazione maschile. 
Dalla stessa ricerca, inoltre, si evince che la Basilicata ha anche uno dei tassi più bassi di lavoratori dipendenti che diventano manager: se in Italia la media è dello 0,89 per cento, infatti, da noi questa quota scende addirittura allo 0,13 per cento. Nel dettaglio, in regione i manager risultano essere 85, dato che ci colloca al terzultimo posto in Italia: dietro di noi ci sono solo la Val d’Aosta (84) e il Molise (40). Per diventare manager, in buona sostanza, difficilmente il percorso è quello interno alla propria azienda: molto più spesso, infatti, l’amministratore proviene dall’esterno. Essere dirigenti si traduce non solo nella possibilità di ottenere stipendi corposi e tanti onori, ma anche parecchi oneri. Primo tra tutti l’essere chiamati in causa per responsabilità penali e civili di vario tipo. Le statistiche nazionali dicono che nel 44 per cento delle sentenze a loro carico sono stati condannati per violazione della diligenza, nel 33 per irregolarità contabili, nel 28 per prosecuzione dell’attività dopo la perdita del capitale sociale e circa il 16 per conflitto di interessi. 
Piero Miolla

venerdì 21 settembre 2018

E' nato il "Cluster lucano di bioecnomia". Il presidente è un pisticcese



Il 14 settembre a Potenza si è costituita l’associazione denominata “Cluster lucano di bioeconomia Ets”.
L’assemblea generale, composta da circa 50 aziende attive nel settore della bioeconomia, oltre ad enti di ricerca quali Cnr, Alsia Agrobios, Università di Basilicata, Crea, ha eletto il consiglio direttivo, che è così composto:
Presidente: Domenico Lazazzera amministratore unico Spring Bioenergy Soc. Agr. a r.l.
Consiglieri: Vito Gaudiano, amministratore Openet Technologies S.p.A.; Giuseppe Musacchio amministratore unico Consorzio di Bonifica di Basilicata; Gianfranco Romano, Azienda Agricola Gianfranco Romano; Berardino Frontuto, amministratore Risorse S.r.l.
L’associazione che ha sede a Metaponto, presso Alsia Agrobios, ha le seguenti finalità:
promuovere all’interno del territorio regionale, e non solo, la bioeconomia, favorire lo sviluppo delle imprese, stimolare l’aggregazione tra soggetti pubblici e privati sui temi della ricerca, dell’innovazione e dell’economia circolare;
incentivare la formazione specialistica e l’occupazione, promuovere il cluster e le attività in contesti nazionali ed europei;
cogliere le opportunità offerte dalla politica di coesione 2014-2020 e dai fondi a gestione diretta della Commissione Europea;
promuovere l’ideazione, la realizzazione, la direzione di programmi di ricerca industriale, sviluppo sperimentale, servizi ecc..;
Presto si procederà alla composizione del “Comitato Tecnico Scientifico” che sarà formato da rappresentanti del mondo scientifico ed imprenditoriale e del “Tavolo della Ricerca” formato dai componenti della ricerca presenti nel Cts.

lunedì 17 settembre 2018

La proposta di Alfredo Cestari: "Un protocollo d'intesa tra le regioni del Sud e i Paesi del Nord Africa".



Promuovere il Sud Italia e la cooperazione tra le regioni meridionali e i Paesi del centro Africa.

E’ la mission della Camera di Commercio ItalAfrica, presieduta dall’ing. Alfredo Cestari, che sta lavorando a un protocollo di intesa che abbracci tanto le Universiadi, in programma a Napoli e in Campania dal 3 al 14 luglio 2019, quanto l’evento di Matera Capitale Europea della Cultura.
“Due eventi – ha dichiarato Cestari - che hanno un forte impatto di internazionalizzazione, non solo per Campania e Basilicata, ma per l’intero Sud Italia, e che richiedono azioni ed interventi di collegamento e progetti coordinati di cooperazione internazionale”.
Il dato di partenza sono i numeri della 30ma edizione delle Universiadi: sono attesi studenti universitari di 170 Paesi che gareggeranno in 18 sport, per un totale di oltre 8mila, tra atleti e delegati, ed oltre mille ufficiali di gara. Le Universiadi si svolgeranno a Napoli per quanto riguarda gli sport singoli, ad eccezione della scherma, prevista a Salerno, mentre saranno utilizzati gli impianti sportivi situati in tutte le province della Campania per le gare degli sport di squadra.
“Il protocollo di accordi tra organismi ed istituzioni della Regione Campania e gli omologhi di centro Africa, rappresentanti dalla Camera, tocca numerosi settori: dal turismo, alla formazione, al sociale, alle attività produttive, alla sanità sino all’agricoltura. La nostra idea – ha sottolineato Cestari – è quella di accrescere gli afflussi a Matera e favorire la presenza alle Universiadi di Napoli attraverso pacchetti di visite di atleti, delegazioni nazionali. Per converso, favorire la presenza di turisti da Matera alle gare”.
Per Cestari, in realtà, tutto questo non è una novità, visto che si ritrova già nell’accordo di partenariato, siglato a fine 2016 sulla pista Mattei di Pisticci, tra istituzioni lucane, con in prima fila il Comune e la Provincia di Matera e quelle salernitane.
L’interlocuzione istituzionale, favorita dal Gruppo Cestari è finalizzata a favorire “imprenditoria, turismo, cultura, sviluppo economico e l’occupazione di un vasto comprensorio che tocca praticamente quattro regioni del Sud: la Campania, la Basilicata, la Puglia e la Calabria. L’estate si avvia alla conclusione – ha osservato Cestari - con risultati da record per il turismo culturale in tutto il Paese e anche in Basilicata e Campania. Di qui l’idea della rete di itinerari campano-lucani in vista di Matera 2019, per rafforzare i benefici a favore di tutta l’economia lucana, e non solo materana. Io credo molto nel turismo culturale e il bacino interregionale del Sud in cui lavoriamo deve puntare principalmente su agricoltura, turismo, piccole e medie imprese specializzate in prodotti di alta qualità”.
Ma non è tutto, perché Cestari nel ricordare che “per la Basilicata seguiamo da vicino i programmi di Matera Capitale Europea della Cultura 2019”, ha anche reso noto che, “a breve, presenteremo ai dirigenti della Fondazione Matera 2019, al sindaco della città, alle istituzioni regionali e provinciali, a Confapi, Confindustria e ai parlamentari e membri lucani del Governo, uno specifico protocollo di intesa che ricalca quello per le Universiadi di Napoli”.
Infine, per superare ritardi e sottovalutazioni sulla cooperazione Italia-Africa ha concluso Cestari, “basta prendere ad esempio quanto ha fatto la Cina, che continua a rafforzare la sua presenza in Africa e lo fa in grande stile, mentre in Italia e in Europa si continua a litigare su chi deve accogliere i migranti africani, fenomeno che va regolato, ma dimenticando l’importanza di questi mercati”.