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mercoledì 26 dicembre 2018

I lucani? Un popolo di formiche, nonostante tutto



Lucani popolo di “formiche” e, soprattutto di grandi risparmiatori. Anche a fronte di una ricchezza pro capite che di sicuro non è tra le maggiori d’Italia. Dal rapporto “Eurosistema” di Banca d’Italia, infatti, emerge che nel 2017 i depositi bancari detenuti dalle famiglie consumatrici lucane hanno continuato a crescere, pur se a un ritmo meno considerevole rispetto a quello di un anno prima (1,3 per cento a dicembre). Come mai? 
Pare che siffatta dinamica sia riconducibile ai depositi in conto corrente, mentre quelli a risparmio avrebbero continuato a ridursi. Non ci sono cifre ufficiali, ma il quadro sembra essere chiaro: i nostri genitori e, in generale, le famiglie della Basilicata, tendono comunque a risparmiare e a mettere “in ghiaccio” la propria dotazione finanziaria, tanto che il valore di mercato era pari, nel 2016, a circa 44.600 euro in termini pro capite e rappresentava oltre il 40 per cento della ricchezza lorda. Al netto delle passività (mutui, prestiti personali e altre categorie residuali) la ricchezza finanziaria era pari a 2,6 volte il reddito disponibile lordo. Più in generale, la ricchezza finanziaria è cresciuta in regione tra il 2008 e il 2016 di poco meno del 20 per cento a prezzi correnti, soprattutto per effetto dell’andamento registrato dopo il 2011. Rispetto alla media nazionale l’aumento è risultato più sostenuto: il divario di crescita si è concentrato nel primo periodo della crisi economico finanziaria (2008-2011), grazie anche a una composizione del portafoglio caratterizzata dal maggior peso di strumenti meno rischiosi (circolante, depositi e riserve tecniche assicurative) che hanno limitato gli effetti negativi sulla ricchezza finanziaria della crisi dei mercati finanziari di quegli anni. 
Ma, il cosiddetto “portafoglio” finanziario delle famiglie lucane, come è composto? Sempre secondo la Banca d’Italia per oltre la metà è formato da attività liquide (circolante e depositi bancari e postali). Si tratta di un valore superiore alla media italiana e se la quota di obbligazioni e titoli di Stato italiani, già inferiore alla media nazionale tra il 2008 e il 2016, si è significativamente ridotta, sempre nel 2016 è risultata, invece, sensibilmente cresciuta la parte investita nel risparmio gestito. Insomma, si tende a risparmiare comunque in Basilicata. E spesso lo si fa rivolgendosi alla propria banca o alle Posta, anche se il consumatore lucano è sempre molto spaventato dalle ipotesi di prelievo forzoso che, ciclicamente, torna a fare capolino. 
Questa tendenza, peraltro, dovrà comunque essere in qualche messa alla prova, in questa fine anno 2018, dall’obbligo di estinzione dei libretti al portatore, sovente rifugio dei soldi dei lucani, se non proprio cassaforte di famiglia. Come precisato nei pezzi pubblicati di fianco, infatti, prima del 2019 bisognerà obbligatoriamente estinguere i libretti al portatore, pena il rischio di multe e l’impossibilità di effettuare nuovi movimenti. E allora, vogliamo scommettere che la “formica” lucana non abbandonerà in ogni caso la strada del risparmio, a le molto cara, ma sarà solo accorta a diversificarla? I presupposti per una fidelizzazione delle abitudini ci sono tutte. L’importante è che la “formica” sia solo attenta alla scadenza del 31 dicembre.
Piero Miolla

mercoledì 18 luglio 2018

Il 20 luglio alcuni monumenti lucani si illumineranno di rosso.



Anche i Sassi e la Chiesa di San Pietro Caveoso di Matera e le mura millenarie di Melfi si illumineranno di rosso la sera del 20 luglio. La Basilicata, infatti, partecipa all’evento mondiale di Light Up for Inclusion di Special Olympics, che si celebra in tutto il mondo e in diversi luoghi rappresentativi d’Italia per celebrare i 50 anni del movimento fondato nel 1968 da Eunice Kennedy Shriver per cominciare la sua battaglia contro la discriminazione e l’isolamento delle persone con disabilità intellettiva.
Special Olympics è un Movimento globale che sta creando un nuovo mondo fatto di inclusione e rispetto, dove ogni singola persona viene accettata e accolta, indipendentemente dalla sua capacità o disabilità. Stiamo contribuendo a rendere il mondo un posto migliore, più sano e più gioioso.
Special Olympics è un Programma educativo, che propone ed organizza allenamenti ed eventi per persone con e senza disabilità intellettiva che si allenano e giocano insieme. Attraverso lo sport, i nostri atleti si ammirano per le loro abilità, non disabilità. Il loro mondo è aperto con l’accettazione e la comprensione. Ognuno di loro cresce in autonomia grazie alla fiducia riposta in loro, alimentata dalle personali realizzazioni.
In Special Olympics stringono nuove amicizie come parte della comunità più inclusiva del pianeta – una comunità globale che sta crescendo ogni giorno. Giocare insieme, nella stessa squadra, sta rivoluzionando il modo di guardare alle persone con disabilità intellettive così come, analogamente, per le stesse persone il modo di sentirsi “considerati”. Consente di mettere in luce la persona e non la disabilità, il rispetto e la dignità di ogni essere umano e non il pregiudizio. Dal 17 al 21 luglio nella città di Chicago, che ospitò i primi Giochi Special Olympics, si terrà un Evento di sport e musica per celebrare l’inizio della rivoluzione iniziata 50 anni fa.
In particolare, il 20 luglio verrà celebrato il giorno globale dell’inclusione e Special Olympics, come atto di adesione, sta invitando il mondo ad illuminare di rosso monumenti, stadi ed edifici storici. La luce rossa servirà da scintilla per le persone di tutto il mondo che vorranno impegnarsi a far diventare le loro città più inclusive, questo evento sarà la dimostrazione globale di tolleranza, rispetto e celebrazione della differenza. illuminando il rosso per l'inclusione aiuterai a radicare l'urgenza e la consapevolezza per l'inclusione per le persone con disabilità intellettive. Quella stessa luce, che metaforicamente ha illuminato il percorso tracciato dalla fondatrice Eunice Kennedy Shriver, sarà proiettata il 20 luglio, a distanza di mezzo secolo, in tutto il mondo.
L’iniziativa “Light Up for Inclusion” vedrà infatti riflettere la luce rossa del Movimento, simbolo di lotta alla discriminazione ed all’emarginazione, su numerosi monumenti, stadi ed edifici storici presenti in ogni parte del globo: dalle cascate del Niagara al London Eye, dall’Empire State Building al Sydney Opera House. In Italia, tra i diversi, saranno illuminati il Maschio Angioino di Napoli, i Sassi e la Chiesa di San Pietro Caveoso di Matera, le mura Millenarie della Citta di Melfi, la Fontana Luminosa dell’Aquila ed i palazzi di Cà Farsetti e Cà Loredan a Venezia. In Basilicata per l’occasione “Light up”, special day for inclusion, la città di Matera, capitale europea della cultura 2019, illuminerà di rosso San Pietro Caveoso e la città di Melfi, nel millenario della sua fondazione, colorerà di rosso la citta. L’inclusione in Basilicata si fa forte e protagonista, partecipa con noi per un mondo migliore.

martedì 3 luglio 2018

Due lucani doc protagonisti a Spoleto, alla settima edizione del Festival "Musica da Casa Menotti"



Un viaggio alla scoperta del mondo sonoro e intrapsichico di Chopin. Lo proporranno i lucani Claudia Boffilo e Vito Venezia il 6 luglio a Spoleto, in occasione della settima edizione del Festival “Musica da casa Menotti”, kermesse di artisti provenienti dalle più prestigiose istituzioni musicali europee, quali l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Royal Academy of Music di Londra e il Conservatoire Nataional Supérieur de Musique et de Danse de Paris. Il cui cartellone, voluto e sostenuto dalla Fondazione Monini, è imperniato su 27 concerti che si terranno nei giorni dei Festival dei Due Mondi. 
La psicologa Boffilo e il pianista Vito non sono nuovi a questo tipo di esperienze che coniugano la musica con la psicologia. A Spoleto, Boffilo farà luce sullo psichismo di Chopin, artista che, durante l’intero arco della propria esistenza, ha lottato contro continui problemi di salute che hanno notevolmente influito sul suo stato psichico, connotandone anche la produzione musicale. Spesso, in occasione di concerti pubblici, Chopin cadeva in uno stato estatico che la stessa George Sand, sua compagna, definì come «la manifestazione di un genio pieno di sentimenti e espressione». Degna di nota, quindi, l’originalità del lavoro di ricerca e analisi svolto dalla psicologa Boffilo la quale, accogliendo l’artista in una sorta di studio immaginario, consentirà agli ascoltatori di comprendere il genio polacco come mai prima d’ora, nel suo lato più profondamente umano. Dopo aver conseguito, con lode, la laurea magistrale in Psicologia Clinica e della Salute, presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti, Boffilo si è iscritta all’Albo degli Psicologi della Puglia ed è membro dell’associazione “Psicologi Matera-Capitale”. Esperta in Psicopatologia dell’Apprendimento, ha conseguito il master in Disturbi dell’Apprendimento e del Comportamento Infantile presso l’Istituto Galton di Roma. È psicoterapeuta in training ad indirizzo psicodinamico, individuale e di gruppo, presso la Scuola di Formazione di Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico – S.F.P.I.D. È esperta in EMDR (Eye Movement Desensitization and Riprocessing) ed è socia dell’Associazione EMDR Italia. Da sempre appassionata alle arti, dalla musica alla fotografia, dalla letteratura al cinema, svolge studi che mettono in relazione le forme di espressione degli artisti con il loro vissuto. È autrice di articoli di psicologia e psicoanalisi. Lavora, come psicologa coordinatrice, per Arci Basilicata. Inoltre, si occupa di diagnosi e di trattamento dei disturbi specifici dell’apprendimento presso il Centro per attività socio-educative “Angelina Lo Dico” – Ligustrum Leuc. Esercita la libera professione in Basilicata e Puglia.
Venezia, da par suo, interpreterà nel corso della serata la raccolta delle Quattro Ballate, opere intrise di colori elegiaci e nostalgici, frutto della creatività dell’animo romantico di Chopin. Il pianista, dopo essere stato insignito del Premio "Giuseppe Sinopoli" 2012 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel 2013 ha ricevuto il Premio “Maestro Yang Yun” dall'Accademia Pianistica "Incontri col Maestro" in occasione degli Imola International Piano Awards.  È ospite di importanti Stagioni e Sale concertistiche fra cui l’Auditorium Parco della Musica di Roma, il Mantova Chamber Music Festival, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Festival Pianistico Internazionale "Piano Solo” di Salerno e il Festival Zit di Zürich. Venezia, diplomato con dieci e lode presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, si è perfezionato in pianoforte con Sergio Perticaroli e Stefano Fiuzzi, e in musica da camera con Carlo Fabiano. Nel 2017, la Scuola di Musica di Fiesole ha conferito a Vito Venezia, già allievo del celebre Pietro De Maria, la Borsa di Studio in memoria di "Giuliano Valori". Dal 2016, la Fondazione Monini ha affidato a Vito Venezia l'incarico di Consulente Artistico del Festival Musica da Casa Menotti. Venezia è docente del Corso di Perfezionamento in Pianoforte e Musica da Camera presso l’Accademia Musicale Nocerina.
Piero Miolla

martedì 12 giugno 2018

Il bacino dei fosfogessi e la bonifica dei SIn lucani che stenta a decollare.

 
Bacino dei fosfogessi del Sin di Tito, qualcosa si muove. Ma per il resto? Poca roba, considerando che i due Siti d’Interesse Nazionale lucani (oltre a Tito c’è quello della Valbasento), la bonifica continua ad essere una vera e propria chimera. La notizia di questi giorni circa l’affidamento del servizio di caratterizzazione radiologica propedeutico alla bonifica del bacino fosfogessi dell’area dell’ex Liquichimica di Tito scalo, se, da un lato, rappresenta un’importante operazione preliminare alla messa in sicurezza del famigerato bacino titese, dall’altro non risolve e non assorbe i clamorosi ritardi sul tema. 
“Espletate le procedure di sottoscrizione del contratto si potrà finalmente dare inizio alla caratterizzazione radiologica del sito, con l’obiettivo di dare concretezza all’intervento di bonifica e messa in sicurezza permanente del bacino fosfogessi”, ha dichiarato l’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, Francesco Pietrantuono. Già, ma il resto? 
Sia a Tito che in Val Basento qual è lo stato dell’arte? Senza entrare nei dettagli delle singole operazioni, il ritardo è innegabile e non può essere negato. Troppo lenta e a macchia di leopardo, infatti, è stata la macchina regionale che aveva ed ha il compito di istruire le pratiche per giungere alla bonifica. I due Sin, va ricordato, sono stati designati come aree da bonificare nei primi anni 2000: va da sé che, essendo oggi nel 2018, sono passati quasi venti anni senza che quelle martoriate aree e le rispettive popolazioni abbiano potuto vedere non solo non completata l’opera di pulizia e messa in sicurezza, ma anche solo una parte di siffatta operazione. Per non parlare, poi, delle ali tarpate alle ambizioni di rilancio delle due aree industriali, che, senza la bonifica, non potranno mai ripartire essendo impossibilitate ad attrarre investitori e imprenditori. 
Insomma, una perfetta storia lucana: una storia del “vorrei ma non posso”, o, meglio, non ci riesco. Tornando al bacino dei fosfogessi, Pietrantuono ha reso noto che la Suarb (Stazione unica appaltante della Regione Basilicata) ha disposto l’efficacia dell’aggiudicazione della procedura di gara in favore della Rti Protex italia, capogruppo mandataria, in associazione con Sgm e Apogeo. L’assessore regionale ha ragione quando auspica che si chiuda “un annoso capitolo sul tema del risanamento ai fini del riuso delle aree classificate siti di interesse nazionale. Il risultato è particolarmente significativo perché si tratta di un sito interessato dalla problematica della radioattività naturale rilevata da Arpab nel corso del 2013, condizione che ha determinato l’attivazione della procedura prevista dal decreto legislativo 230/95, coordinata dal Prefetto di Potenza e che ha richiesto l’attivazione di una apposita commissione tecnica prefettizia di valutazione del progetto di caratterizzazione”. 
Peccato che, come anticipato, fino ad ora si siano accumulati ritardo clamorosi. Il tema è delicato, s’intende, e meriterebbe (o, meglio, avrebbe meritato soprattutto in passato) uno sforzo più incisivo e dettagliato. Ma tant’è. Alla bonifica, va ricordato, si dovrebbe arrivare grazie a un complesso percorso di attuazione dell’accordo quadro rafforzato, sottoscritto nel 2013 dalla Regione con i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente per la definizione di 10 interventi di messa in sicurezza e di bonifica delle acque di falda e dei suoli nei Sin di Tito (quattro interventi) e Val Basento (sei interventi). Tra questi, anche quello relativo al sito ex Materit, nell’area industriale di Ferrandina: una sorta di polveriera (di amianto) a cielo aperto in merito alla quale anche l’Inail è dovuto intervenire per segnalare la situazione molto grave in cui versa quell’area. 
Piero Miolla

domenica 10 giugno 2018

A Genzano di Lucania fogna a cielo aperto da circa 10 anni. La denuncia di Giovanni Anelli



Una fogna a cielo aperto da circa 10 anni che confluisce, con tutti i suoi liquami maleodoranti, dinanzi all’ingresso di un’azienda agricola, specie dopo le piogge abbondanti. Accade a Genzano di Lucania, in contrada Pago, dove Giovanni Anelli è titolare di un vigneto, un frutteto e di un uliveto ad uso semi-familiare, e possiede una serie di immobili tra i quali anche la casa nella quale i suoi genitori vivono. 
“La condotta della fogna che arriva dal centro di Genzano – ha raccontato Anelli – circa 10 anni fa si è rotta, non sappiamo perché. Abbiamo più volte denunciato, anche ai Carabinieri Forestali, questo tipo di situazione ma al momento non siamo riusciti a venirne a capo. Devo dire che, soprattutto quando piove in modo consistente, la fogna arriva a pieno regime dinanzi al cancello della mia azienda: quando era intubata, ovviamente, il problema non sussisteva, ma da quando la condotta è in qualche modo esplosa, il fenomeno è costante e, devo dire, davvero poco accattivante. Ci passiamo con le nostre auto e, quindi, portiamo tante schifezze sia in azienda che in paese, visto che io vivo a Genzano con la mia famiglia e, quando sono costretto ad attraversare questo fiume in piena, ovviamente con quella stessa auto sporca torno in paese”. 
Anelli ha aggiunto di aver “più volte segnalato il problema in Comune, ma devo dire che le ultime amministrazioni sono state assolutamente inerti sul tema. Non si sono mai prese la briga di risolvere la questione: voglio proprio vedere cosa faranno i nuovi amministratori che verranno eletti dopo il 10 giugno. Ho, come detto, anche notiziato i Carabinieri Forestali ma al momento i risultati non si vedono. Da ultimo, proprio la settimana scorsa, l’assessore competente mi ha ricevuto ed ha convocato il titolare di una ditta di movimento terra: il problema, però, non si risolve con una ruspa. Quello è solo un palliativo: bisognerebbe intervenire riparando la condotta fognaria, altrimenti ad ogni pioggia il fenomeno di ripropone”. 
Dopo la bomba d’acqua di qualche giorno fa, Anelli è dovuto intervenire privatamente “con un trattore per liberare la strada da questo liquido maleodorante, misto di varie schifezze. Siamo nel 2018 – ha concluso Anelli – e mi chiedo se sia mai possibile che tale situazione debba continuare. Io non ho più parole ma pretendo che le istituzioni preposte, compreso Acquedotto Lucano, provvedano al più presto a risolvere questa situazione”. Nella terra del petrolio, dunque, dove si ricostruiscono ponti in 10 giorni, non si è stati capaci di riparare una condotta fognaria in ben 10 anni.

LA REPLICA DI ACQUEDOTTO LUCANO :
"Conosciamo la questione di contrada Pago – ha dichiarato Raffaele Pellettieri, capo dell’Area Tecnica di Aql – e interverremo per risolvere la questione almeno dal punto di vista momentaneo, onde evitare al cittadino il subire una situazione difficile, anche dal punto di vista sanitario”. Quella condotta, però, dovrebbe essere oggetto di un finanziamento specifico e dei successivi lavori per renderla nuovamente funzionale per sempre. “Contiamo entro l’anno di fare il bando – ha concluso Pellettieri -: per adesso, su richiesta del sindaco, interverremo per tamponare la situazione pur non essendo di nostra specifica competenza in quanto non si tratta di condotta collettata”.  
Piero Miolla

sabato 21 aprile 2018

I balneari lucani esultano. Scopri perchè.

La costa jonica e quella tirrenica lucane respirano: gli stabilimenti balneari, infatti, non sono da considerarsi servizi, ma beni. Proprio per questo, vanno esclusi dall’applicazione della direttiva Bolkenstein e, dunque, non devono essere messi all’asta. 
Lo ha precisato nel corso del convegno “L’euro, l’Europa e la Bolkestein spiegati da Frits Bolkestein”, che si è svolto alla Camera dei Deputati su iniziativa dell’associazione Donnedamare, capitanata da Bettina Bolla, proprio l’ideatore della famigerata direttiva. Il quale, da Commissario europeo per il Mercato interno, la Tassazione e l’Unione doganale, all’epoca della presidenza di Romano Prodi, è stato l’autore della direttiva che porta il suo nome, sulla libera circolazione dei servizi nell’Ue. 
La sua affermazione è stata accolta da una vera e propria ovazione da parte dei titolari delle imprese balneari, presenti a Roma in numero massiccio, i quali da anni vivono con l’incubo della direttiva Bolkestein, vista come una vera e propria tagliola. Per il padre della direttiva, dunque, alle concessioni balneari non si applica la normativa sulla libera circolazione dei servizi, contrariamente a quanto previsto dal legislatore italiano che, evidentemente, nel recepire la suddetta direttiva l’aveva trasformata in un qualcosa di tipicamente “italiano”, cioè diverso dall’originale. Proprio per combattere la norma i balneari lucani sono da tempo sul piede di guerra. A Roma erano presenti il manager del lido Sabbia d’Oro di Scanzano Jonico, nonché componente di Confindustria Basilicata Giovani, Giuseppe Ferrara, Sigismondo Mangialardi e Massimo De Lorenzo, di Confesercenti, mentre per il fronte tirrenico era presente Roberto Schettino, presidente dell’associazione Balneari Maratea. 
Vista come un modo concreto per mandare in fumo i numerosi sacrifici di intere generazioni, la direttiva Bolkenstein è stata aspramente combattuta sin dalla sua emanazione per gli effetti nefasti che, secondo i balneari, potrebbe avere. Va rimarcato che il settore è trainante: in Basilicata, infatti, oltre il 60% del turismo vuol dire mare, con oltre un milione di presenze solo sui sugli oltre 30 chilometri di spiagge joniche. La “perla del Tirreno”, poi, non è da meno e, anche per queste caratteristiche di punta, il settore lucano chiede da tempo nuovi piani sia per i lidi che per le coste. Secondo il Sindacato Italiano Balneari, in Italia si contano 87mila imprese, 418mila occupati, consumi per 24 miliardi ed un valore aggiunto di 14 miliardi di euro. Le concessioni demaniali sono 28mila, circa due terzi quelle destinate ad uso turistico-ricreativo, 100mila gli occupati diretti del settore. E il mare si conferma la prima destinazione turistica italiana con il 30% delle presenze complessive ed un trend in costante crescita per il turismo straniero (+13% dal 2008). 
All’incontro romano era presente anche il senatore lucano della Lega, Pasquale Pepe. “Finalmente – ha dichiarato Pepe - anche su questa vicenda si è fatta chiarezza: la direttiva non coinvolge i balneari, poiché l’oggetto del loro rapporto con lo Stato non riguarda un servizio, ma la concessione di un bene. È evidente, allora, che la lettura che il centrosinistra italiano ne ha dato è stata sbagliata, se non strumentale ed in mala fede”. 
Piero Miolla
 

sabato 7 aprile 2018

Gli avvocati lucani e la professione sovradimensionata.


In Basilicata c’è una media di cinque avvocati ogni mille abitanti. Peccato, però, che la nostra sia una tra le regioni nelle quali guadagnano in media meno che altrove. Il reddito degli avvocati lucani, infatti, non supera mediamente i 20.691 euro. 
Lo si apprende da uno studio di Italia Oggi dal quale si evince anche che, sempre in regione, i giovani avvocati sono i più penalizzati, anche a causa del “combinato disposto” di provvedimenti legislativi definiti indecenti e della pressione fiscale, che, come è noto, in Italia è tra le più stringenti. Se nel “Belpaese” due legali su tre fanno la fame, dunque, nella nostra regione la situazione non è diversa, anzi. Innanzitutto va ricordato che in Basilicata ci sono tre Ordini degli Avvocati: Potenza, Matera e Lagonegro-Sala Consilina. Gli avvocati lucani sono, in totale, 2.878, così suddivisi: 1.328 iscritti all’Ordine di Potenza, 862 a quello di Matera e 688 a Lagonegro. A loro vanno aggiunti i praticanti avvocati, che sono in totale 711, dei quali 404 iscritti all’Ordine del capoluogo di regione, 213 a Lagonegro-Sala Consilina e 94 a Matera. 
Se questi sono i numeri degli attuali professionisti esercenti l’attività legale in Basilicata, va anche detto che, proprio a causa della citata congiuntura negativa, in tanti negli ultimi anni hanno preferito cancellarsi o, se non altro, chiedere la sospensione. Nell’Ordine di Lagonegro, ad esempio, si sono cancellati 51 avvocati e 24 praticanti, anche se il saldo nella cittadina tirrenica rimane positivo: sempre nell’ultimo triennio, infatti, si sono iscritti 100 nuovi avvocati e 109 praticanti. A Potenza il dato delle iscrizioni ha presentato un saldo positivo nel 2016, quando ci fu l’assorbimento di Melfi, che ha visto confluire il suo tribunale in quello di Potenza. Nel 2014, infatti, il capoluogo di regione vantava 1.311 avvocati iscritti e 339 praticanti; nel 2015 lieve calo tra gli avvocati, scesi a 1.295 (i praticanti, invece, sono saliti a 418); nel 2016, anno della “fusione” con Melfi, 1.338 avvocati iscritti e 427 praticanti. Nel 2017, infine, il dato degli avvocati si è attestato sui 1.328 professionisti e sui 420 praticanti. 
Insomma, in qualche modo la crisi si sente anche nel mondo forense, sempre più affollato da professionisti e praticanti che sperano di diventare i nuovi principi del foro, ma che sempre più spesso devono, per converso, prendere atto che la vita degli avvocati è dura e che non è tutto oro quello che luccica. In un mondo e un ambiente che troppo spesso “millanta” una condizione economica che non c’è, gli ultimi anni stanno confermando che la professione forense non “tira” più. Colpa di un eccessivo peso fiscale e tributario, ma anche, come detto, del numero sempre più inflazionato di persone che, specie in giovane età, un po’ per gioco, un po’ per non starsene con le mani in mano, preferiscono intraprendere un percorso che, a parte qualche rara eccezione, non porta quelle soddisfazioni che in tanti si aspettano. 
La Basilicata, dunque, con i suoi poco meno di tremila avvocati conferma che anche nei piccoli numeri ci possono essere grandi sofferenze. La professione forense, evidentemente, non è da meno e, forse, bisognerebbe iniziare a capirlo per tempo, prima di addentrarsi in un mondo che oltre ad essere difficile e complesso, è anche foriero di difficoltà economiche probabilmente non preventivate. Un intervento per calmierare il peso fiscale agli avvocati e, perché no, limitare l’accesso alla professione è forse assolutamente necessario.
Piero Miolla

 

mercoledì 7 marzo 2018

Elezioni politiche: i commenti dei "trombati" lucani.


<<La mia esperienza in politica finisce qui: continuerò a seguirla, ma non sarò più nell’agone e tornerò a fare il medico>>. Mostra serenità Guido Viceconte, 24 anni trascorsi tra il Parlamento europeo e quello italiano, che pur avendo ottenuto 31.793 voti (22,03%) è stato sopravanzato da Salvatore Caiata e Nicola Benedetto. 
Senatore un terzo posto che le è costato caro. 
<<C’è stato uno tsunami, rappresentato dalla performance del M5S: il popolo ha scelto così e siccome è sovrano si rispetta. Il vento grillino ha soffiato in tutto il Sud: spero che adesso ci possa essere un Governo per il bene di questo Paese. Personalmente non ho recriminazioni e non vedo neanche un insuccesso personale: ho affrontato la campagna elettorale con uno spirito disincantato. E’ chiaro che mi dispiace, ma non è una cosa che mi avvilisce, francamente. Diciamo che la prendo con molta filosofia. E’ anche giusto che sia così: dopo 24 anni in politica adesso torno a svolgere il mio lavoro, quello di medico>>. 
Insomma, per lei è quasi una liberazione. 
<<Non direi: sarebbe un’offesa per quelle persone che per tanti anni mi hanno voluto in politica. E’ semplicemente il termine di una carriera durata 24 anni: è giusto che, dopo l’esito negativo di questa tornata elettorale, io torni a svolgere la mia professione con puro spirito sportivo>>. 
Cosa pensa dell’affermazione della Lega anche in Basilicata? 
<<Non me lo spiego e mi preoccupa l’avanzare degli estremismi. Torno però a ripetere: se il popolo ha voluto così, bisogna rispettare la sua volontà>>. Anche Nicola Benedetto non ce l’ha fatta. <<Sono abbastanza soddisfatto del mio risultato, anche se non ho vinto e mi dispiace. Aver ottenuto quattro punti e mezzo in più del centrosinistra, però, mi sembra un buon risultato>>. 
Peccato che il suo partito, a livello nazionale, non abbia raggiunto il quorum. 
<<Purtroppo la gente non era disponibile ad ascoltare e avendo avuto Noi con l’Italia pochi passaggi in tv, abbiamo scontato questo gap. Io che sono stato sul territorio ho raggiunto un buon risultato>>. Benedetto cosa fa in ottica elezioni regionali? 
<<Posso dire che Nicola Benedetto ci sarà. Non aggiungo altro>>. Vincenzo Folino, candidato capolista al plurinominale del Senato per Leu, non sarà nuovamente in Parlamento. <<Sono moralmente soddisfatto perché, nel contesto di un’avanzata così forte del M5S, del tracollo del centrosinistra e del risultato molto scarso di Liberi e Uguali in Italia, in Basilicata abbiamo il doppio alla Camera, quasi il doppio al Senato. Poi certo, tale risultato non è stato sufficiente per eleggere me alla Camera, mentre al Senato il seggio è ancora in bilico, ma tutto questo non toglie valore ai voti presi sia da me che da Cristiana Coviello al Senato>>. 
Il futuro di Folino? 
<<Non ci si dimette dalla politica, che è un dovere di tutti: bisogna accettare democraticamente i risultati e pensare a una funzione di regia più che istituzionale. Sempre nell’ambito del centrosinistra>>. Non siamo riusciti, invece, a raggiungere Cosimo Latronico e Maria Antezza, del pari non eletti.
Piero Miolla 

lunedì 8 gennaio 2018

Nuove assunzioni nei piccoli Comuni: le riserve dei sindaci lucani.


Un giudizio unanimamente positivo sulla nuova normativa, ma con qualche riserva visto che essa potrebbe anche avere scarsi effetti pratici. 
Al vaglio dei primi cittadini lucani, il pacchetto di norme destinato ai piccoli comuni, contenuto nella Legge di Bilancio 2018, supera a malapena la sufficienza. “A noi servirebbero come il pane altri profili nella pianta organica del Comune, specie nella categoria D – ha commentato il sindaco di Stigliano, Franco Micucci -. Peccato però che poi dovremmo anche avere la disponibilità delle risorse necessarie per coprire tali assunzioni. Mi sembra di poter dare un giudizio positivo alla previsione normativa, ma, ripeto, il nostro problema è sempre lo stesso: la copertura finanziaria e credo che sia così per tutti. In ogni caso, è positivo che si registri un’inversione di tendenza da parte dello Stato: pensiamo che fino a qualche anno fa, tra blocco del turn over e finanziamenti venuti meno, per i Comuni la situazione era drammatica. Adesso, se non altro, la tendenza sembra invertita”. 
Anche il sindaco di Montemurro, Senatro Di Leo, plaude alla novità. “Onestamente, a Montemurro la pianta organica nonostante le uscite che si susseguono non è deficitaria: essendo stata pensata anni fa, quando avevamo qualche abitante in più, adesso, con l’attuale platea di residenti il numero dei dipendenti può ritenersi adeguato. A parte questo, però, in generale sono portato a ritenere che un ricambio generazionale nella pubblica amministrazione possa solo essere positivo, e non solo sul fronte dell’occupazione: è indubbio, infatti, che un giovane oggi possa assicurare una certa dimestichezza con l’informatica, mentre una persona più avanti con l’età ed assunta tempo addietro potrebbe avere qualche difficoltà in più in tale settore. Sapere, quindi, di poter assumere anche grazie all’incentivo di queste norme è un fatto positivo sia in termini di risparmio, perché ci consentirebbe di non rivolgerci più all’esterno per taluni servizi, sia in termini di celerità, potendo avere con le nuove figure maggiori qualificazioni professionali che renderebbero più snella l’attività dell’ente”. 
Per il sindaco di Craco, Giuseppe Lacicerchia, “sia queste norme che quelle della legge sui piccoli comuni, da poco approvata, hanno un che di ambizioso. Poi, però, bisogna sempre e comunque fare i conti con la realtà: la legge sui piccoli comuni, ad esempio, ha una dotazione di 100 milioni di euro da spalmare su circa 4mila municipi. Mi sembra troppo poco, francamente. Morale della favola? Ben vengano queste novità positive, ma che siano applicabili e fruibili”. 
Piero Miolla