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lunedì 17 dicembre 2018

Rinnovo Aia Tecnoparco, le richieste di MTV al sindaco di Pisticci



Riceviamo e volentieri pubblichiamo un comunicato del Movimento Tutela Valbasento in merito al Consiglio comunale di Pisticci straordinario aperto.

"Venerdì 14 dicembre, presso la Sala Consiliare di Marconia, si è svolto il consiglio comunale straordinario aperto, per trattare il seguente ordine del giorno: situazione ambientale del quartiere ex SNAM e non solo, da ricollegare alle attività industriali di Tecnoparco e Sogemont.
Il Movimento Tutela Valbasento comunica agli organi di stampa per conoscenza l’intervento diffuso in quella sede.
La situazione della Valbasento di per sé già grave, è compromessa da tempo, soprattutto a livello sanitario, a motivo dell’eccessivo inquinamento ambientale. Entrando nel merito della questione rinnovo dell'AIA a Tecnoparco Valbasento spa, approvata con D. G. R. n.1387 del 01/09/2010, riteniamo che la stessa, non vada assolutamente rinnovata. Occorre, piuttosto, riattivare con urgenza i processi legati alla bonifica dell'area, dichiarata SIN dal lontano 2002.
Sono anni che sul territorio si parla di temi legati alla salute e all'ambiente. Le tante vittime che si segnalano per patologie neoplastiche dovrebbero spingere gli enti preposti ad attivare seri processi decisionali. Il Movimento Tutela Valbasento, attualmente impegnato nella redazione di osservazioni contrarie al rinnovo dell’AIA, ritiene che il primo cittadino pisticcese non debba avere ulteriori indugi nell’applicazione del Regio Decreto n.1265 del 1934.
Sono diverse le segnalazioni, purtroppo, che ci giungono dai cittadini di Pisticci Scalo circa la percezione, ancora, di spiacevoli sostanze olfattive, i cosiddetti “miasmi”.
Il procedimento in corso relativo all’AIA di Tecnoparco sembra, invece, essersi trasformato in una sorta di autorizzazione che verifica solo il rispetto dei limiti di emissione degli inquinati e le relative tecniche di dis - inquinamento (le c.d. migliori tecnologie disponibili: BAT nell’acronimo inglese) a prescindere dagli effetti che tali emissioni producono sui recettori umani e quindi sulla loro salute.
Recita, invece, il comma 6 articolo 29 quater del D. Lgs. 152/2006: “Nell'ambito della Conferenza dei Servizi di cui al comma  5, vengono acquisite le prescrizioni del Sindaco di  cui  agli  articoli 216 e 217 del Regio Decreto 27  luglio  1934,  n. 1265”.
Tradotta in concreto questa norma significa che il parere del Sindaco è obbligatorio ed è rilasciato nell’ambito del suo ruolo di massima Autorità Sanitaria del territorio comunale. Il Parere Sanitario resta di competenza del Sindaco e non della Giunta. Lo stesso parere non può essere superato dal parere dell’Arpa nella Conferenza dei Servizi propedeutica alla decisione finale sull’AIA. L’eventuale parere negativo del Sindaco può essere di ostacolo al rilascio dell’AIA, dopo la conclusione della Conferenza dei Servizi.
La posizione della Regione Basilicata va, purtroppo, verso il rinnovo, ancora, dell'AIA a Tecnoparco, che già dal 2016 tratta rifiuti in deroga.
Lo scorso mese di giugno, a Roma, voluto dal Ministero della Salute, per mezzo dell'Istituto Superiore di Sanità, è stato presentato l'aggiornamento dello Studio Sentieri, relativo ai cosiddetti "siti contaminati". I nuovi dati riguardano l'analisi, per il periodo 2006-2013, del profilo di salute delle popolazioni che risiedono sui SIN, tra cui la Val Basento, e che include l'incidenza dei tumori e delle anomalie congenite. I dati segnalano un eccesso di mortalità e di incidenza tumorale. Lo studio mostra alcune criticità anche nel profilo di salute di bambini e giovani.
Qualcosa, a livello centrale, sembra iniziare a smuoversi, soprattutto dopo la stipula di alcuni protocolli d'intesa per la Terra dei Fuochi. Le linee di azione vertono sull’implementazione del registro tumori e delle analisi epidemiologiche, il monitoraggio della qualità dell'aria, la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema SIN, il controllo e presidio del territorio.
Sul tema bonifica parlano gli atti delle commissioni d'inchiesta, purtroppo. Inutile anche soffermarsi sulle vicende giudiziarie in corso. Diverse le inchieste che interessano proprio Tecnoparco.
In conclusione, considerato che da diversi mesi, dopo la Conferenza di Servizi del dicembre 2017 in merito all'AIA di Tecnoparco Valbasento spa, diverse associazioni, comitati, movimenti e cittadini del territorio di Pisticci, compreso il Movimento Tutela Valbasento, chiedono chiarimenti in merito e auspicano azioni concrete dal Sindaco ed dalla Maggioranza che lo supporta; visto che attualmente la Regione Basilicata partecipa per il 40% dell'azionariato di Tecnoparco con un evidente conflitto di interesse tra controllore e controllato; dato atto che la bonifica è praticamente ferma, nonostante le diverse conferenze di servizi celebrate; tenuto conto delle diverse segnalazioni da parte di cittadini e associazioni circa il persistere dei miasmi nel quartiere di Pisticci Scalo; ritenuto, inoltre, che il numero eccessivo di patologie neoplastiche potrebbe essere collegato a processi industriali relativi al trattamento di reflui tossici e nocivi;
SI CHIEDE
- all’Amministrazione Comunale di redigere atto ufficiale di diffida nei confronti della Regione Basilicata (essendo scaduti i termini di legge da quasi 2 anni) affinché esprima il parere in merito all’istanza di riesame dell’AIA approvata con D.G.R. n.1387 del 01/09/2010;
- al Sindaco di redigere parere sanitario negativo, ai sensi del Regio Decreto n.1265 del 1934, affinché la Regione Basilicata esprima parere negativo al rinnovo dell’AIA in questione”. 
Movimento Tutela Valbasento

domenica 29 luglio 2018

Il 29 luglio 1961 nasceva l'Anic di Pisticci. Cronaca di un fallimento.



Tre lustri di ricchezza e benessere, poi il buio. Sono ormai trascorsi circa 60 anni da quella data che cambiò radicalmente la storia e la geografia della Valbasento. Pioniere di quella grande operazione - che significò l’arrivo della industrializzazione di una zona dimenticata da tutti, posta tra fiumi e calanchi - la figura di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI e che proprio in questa zona aveva intravisto un grande sviluppo industriale come mai si era potuto pensare prima. A lui si deve la ricerca e la scoperta dei primi giacimenti metaniferi di Pisticci, Salandra, Grassano, Grottole, Ferrandina, Craco, che aprirono la strada al primo sviluppo industriale del basso materano.
Il suo nome ci riporta in mente  quel caldissimo lontano 29 luglio 1961, quando nella grande piana di Sant’Angelo di Pisticci, fino ad allora coltivata a pascolo e frumento - alla presenza  appunto di Enrico Mattei, del Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, del Ministro dell’industria Emilio Colombo e di tante altre personalità politiche, militari e religiose dell’epoca, oltre ai primi cittadini dei comuni della provincia - fu posta la prima pietra per la costruzione  del grande stabilimento Anic che in pochi anni avrebbe dato lavoro a migliaia di operai.
Per assistere a quello storico evento si dettero appuntamento migliaia di persone giunte da ogni angolo della regione, che vedevano nella iniziativa spiragli ma anche certezze, per la risoluzione dei gravi problemi occupazionali dell’epoca. Pastori, contadini, braccianti, artigiani, studenti, diplomati, laureati, per la maggior parte disoccupati, tutti si sentirono potenzialmente impegnati in una industria che di lì a poco, avrebbe trasformato l’economia di una delle zone più povere del sud d’Italia e che solo da poco aveva smesso di lottare per l’attuazione della Riforma Agraria. Una grande festa di popolo che si consumò nell’ entusiasmo generale e dette il via ai grandi lavori per la realizzazione dell’industria chimica, compreso un grande quartiere residenziale e una pista di volo per aerei leggeri, orgogliosamente battezzata con il nome di Enrico Mattei che, purtroppo, solo 14 mesi dopo, la sera del 27 ottobre 1962 doveva tragicamente scomparire, senza aver potuto vedere completata l’opera in Valbasento, da lui fortemente voluta.
Nella seconda metà degli anni ‘60, erano circa 6000 gli occupati Anic di Pisticci e tanti giovani, proprio attraverso posto di lavoro e stipendio fisso, ebbero la possibilità di cambiare tenore di vita, acquistando o costruendo una casa e mettendo su famiglia, magari comprando televisore, frigorifero, lavatrice, all’epoca difficili da possedere e perché no, anche la moto e l’automobile. Un boom economico che nella Valbasento, proprio grazie a Mattei durò più o meno tre lustri andando di pari passo con quello nazionale, registrando importanti conquiste da parte dei lavoratori occupati. Nei primi anni ‘70, il potenziamento dell’Anic, con l’attivazione dell’impianto Ter - Poliestere (inaugurato dall’allora Presidente del Consiglio Emilio Colombo, la 3° e la 4°linea Acn, il potenziamento del Pam e la costruzione di una centrale termoelettrica. Fase positiva che, ovviamente, lasciava ben sperare per il futuro.
Poi, quasi a sorpresa, ma non tanto, i primi campanelli d’allarme, i primi scricchiolii e i primi timori sulla stabilità occupazionale. Da qui, lo sciopero generale dei comuni dell’area. Era il 1976, ma il bello (o meglio, il brutto), doveva ancora venire. Nell’autunno 78, una grande mobilitazione dei lavoratori chimici della Valbasento che per 15 giorni  presidiarono piazza Barberini a Roma, sottolineava la sempre più grave crisi delle fabbriche dell’area.Dall’81 all’87 la firma di ben 3 accordi di programma, ma i risultati furono scarsi e le cose man mano precipitarono con una produzione a dir poco disastrosa che determinò la falcidia di posti di lavoro, cassa integrazione straordinaria, prepensionamento e la mobilità, anticamera del licenziamento. Il resto, è storia recente.
Una storia purtroppo dolorosa che, ci fa tornare in mente quel lontano caldissimo 29 luglio di 57 anni fa, legato alla presenza sulla nostra terra, di Enrico Mattei, il padre dell‘industria del “cane a sei zampe” che avviò una straordinaria operazione industriale. Che altri, purtroppo non sono stati capace di portare avanti.
Michele Selvaggi

sabato 7 luglio 2018

Valbasento Sostenibilità Esaurita: la documentazione di associazioni e comitati consegnata al ministro Costa.



Si informa la cittadinanza che, nel pomeriggio di oggi, un coordinamento di associazioni, comitati e cittadini attenti alle tematiche ambientali locali consegnerà al Sindaco di Pisticci Viviana Verri e, per suo tramite, al Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, un dettagliato plico sulle problematiche ambientali della Valbasento, sintesi delle attività di approfondimento e delle iniziative che negli ultimi anni la comunità pisticcese (singoli cittadini, associazioni, comitati) ha prodotto per denunciare la “sostenibilità esaurita” dell'area, Sito inquinato di Interesse Nazionale (SIN) da bonificare, nel quale insistono attività di trattamento reflui esterni alla Valbasento (provenienti anche dalla Val D'Agri) per circa 1 milione di metri cubi all’anno.
Si intendono porre all'attenzione del Ministro da un lato i gravi ritardi nella bonifica - passo imprescindibile per garantire la salute dei cittadini, la tutela dell'ambiente e il rilancio dell’area - e dall’altro i ritardi nella procedura di riesame dell'AIA di Tecnoparco, chiedendo che siano adottate misure restrittive in particolare sui reflui esterni in ingresso, e che sia attivato un processo di rilancio sostenibile dell'area.
Alla luce di ciò, si ringraziano le istituzioni locali per aver accolto tale proposta popolare, e ci si augura che il Ministro Costa possa contribuire fattivamente alla risoluzione dei problemi ambientali della Valbasento.

Coordinamento di associazioni, comitati e cittadini
attenti alle tematiche ambientali locali

mercoledì 27 giugno 2018

Presto incontro sui Sin di Tito e Valbasento. Lo ha assicurato l'assessore regionale all'Ambiente.



L’assessore regionale all'Ambiente, Frabcesco Pietrantuono, ha dichiarato di essere disponibile a convocare già nella prossima settimana un tavolo sui due siti di interesse nazionale lucani, quelli di Tito e della Valbasento. 
"In riferimento alla nota stampa diffusa dalla Femca Cisl, l'assessore all’Ambiente ed Energia, Francesco Pietrantuono, si dichiara disponibile a convocare già la settimana prossima un tavolo con le organizzazioni sindacali e di categoria in merito alla bonifica dei Siti di interesse nazionale di Tito e della Valbasento", ha dichiarato Pietrantuono, ricordando che "negli ultimi due anni il programma è stato velocizzato al massimo, rispetto ai ritardi accumulati negli anni".
Due le considerazioni da fare: innanzitutto la presa di coscienza dei gravi ritardi accumulati da quando le due aree sono state individuate come di interesse nazionale e, quindi, da bonificare. Ritardi non certo attribuibili a Pietrantuono, il cui arrivo in Regione è piuttosto recente.
La seconda, invece, riguarda l'annuncio in sè: la speranza, infatti, è che non sia un mero annuncio preelettorale, ma un qualcosa di proficuo e sia da preludio all'intensificazione delle attività prodromiche necessarier per la tanto agognata bonifica.
Piero Miolla

mercoledì 20 giugno 2018

Valbasento: il Movimento Tutela chiede una svolta al Comune di Pisticci.

Nonostante i distinguo e i riferimenti legislativi fatti dal Sindaco di Pisticci, Viviana Verri, nel corso del sit-in di sabato 9 giugno nei pressi dello stabilimento di Tecnoparco, il Movimento Tutela Valbasento ritiene che il primo cittadino pisticcese non debba avere ulteriori indugi nell’applicazione delle norme attualmente in vigore a tutela della salute del territorio. Chiediamo che sia fatta chiarezza in merito e auspichiamo che possano cadere i dubbi e le titubanze sull’applicazione, in specie, del Regio Decreto n.1265 del 1934.
Il “parametro salute” sembra, finora, nel dibattito pubblico ampiamente sottovalutato. Sono diverse le segnalazioni, purtroppo, che ci giungono dai cittadini di Pisticci Scalo circa la percezione, soprattutto nei week-end, ancora di spiacevoli sostanze olfattive, i cosiddetti “miasmi”. Il procedimento in corso relativo all’AIA di Tecnoparco sembra essersi trasformato in una sorta di autorizzazione che verifica solo il rispetto dei limiti di emissione degli inquinanti e le relative tecniche di disinquinamento (le c.d. migliori tecnologie disponibili: BAT nell’acronimo inglese) a prescindere dagli effetti che tali emissioni producono sui recettori umani e quindi sulla loro salute.
Recita, invece, il comma 6 articolo 29 quater del D. Lgs. 152/2006 : “Nell’ambito della Conferenza dei Servizi di cui al comma 5, vengono acquisite le prescrizioni del Sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265”. Tradotta in concreto, questa norma significa che il parere del Sindaco è obbligatorio ed è rilasciato nell’ambito del suo ruolo di massima Autorità Sanitaria del territorio comunale. Il Parere Sanitario resta di competenza del Sindaco e non della Giunta, perché rientra nelle sue competenze. Lo stesso parere non può essere superato dal parere dell’ARPA nella Conferenza dei Servizi propedeutica alla decisione finale sull’AIA. L’eventuale parere negativo del Sindaco può essere di ostacolo al rilascio dell’AIA, dopo la conclusione della Conferenza dei Servizi. D’altronde la stessa Sentenza n. 826/2018 del Consiglio di Stato rassicura l’Amministrazione Comunale, in caso di parere negativo, anche in termini di possibile richiesta di risarcimento.
In merito al citato sit-in dinanzi ai cancelli di Tecnoparco (che, in realtà, si è svolto dinanzi all’ingresso della Pista Mattei) le domande che i cittadini, non solo di Pisticci, si fanno, sono tante.
QUALI IMPEGNI, DOPO LA MANIFESTAZIONE, SONO STATI ASSUNTI E DA CHI? COME INTENDE PROCEDERE L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI PISTICCI? 
A tal proposito, il Movimento chiede al Sindaco Verri di convocare con urgenza un incontro pubblico (o almeno una conferenza stampa) per comunicare alla cittadinanza quali saranno i prossimi passi sul tema: lo riteniamo un atto dovuto in ossequio ai principi di trasparenza. Infine, ma non certo per ordine d’importanza, il Movimento auspica che il Sindaco Verri, come anticipato da lei al sit-in, interloquisca senza indugio con il nuovo Ministro dell’Ambiente, gen. Sergio Costa, al fine di interessarlo direttamente alle tematiche ambientali che attanagliano la Valle del Basento, partendo dalla “infinita attesa” per la bonifica del SIN e passando alle altre situazioni che preoccupano i cittadini.
Naturalmente, il Movimento si attende piena collaborazione dall’Amministrazione Comunale di Pisticci e offre, per quanto di sua competenza, ogni possibile ausilio per le prossime iniziative di presidio del territorio. Sappiamo che in passato si è spesso sottaciuto su questi temi. Ora, a tutela dalla salute della popolazione, è il momento della svolta che tutti attendono.
MOVIMENTO TUTELA VALBASENTO

lunedì 18 giugno 2018

Coppola (Uil): "Tecnoparco è argine per la desertificazione della Valbasento".

 
“Il rilancio della Valbasento è uno degli elementi importanti per agganciare i segnali di ripresa nel settore industriale, manifatturiero e alleviare la crisi occupazionale che affligge da tempo il Materano”. 
E’ il parere di Franco Coppola, segretario della Uil di Matera, per il quale “la lunga storia di questo sito e le sue alterne vicissitudini ci consegnano un quadro a dir poco preoccupante. La bonifica dell’area Sin continua a scontare annosi ritardi tecnici e burocratici cui necessita dare urgente definizione. Senza bonificare, il rilancio del sito che conserva buone potenzialità resta una chimera. Intanto l’area industriale continua stentatamente a vivere per la presenza di Tecnoparco e di altre poche coraggiose aziende che non trovano in Valbasento le condizioni migliori per intraprendere”. Proprio in merito a Tecnoparco, Coppola ha ricordato che “presidiando il territorio, costituisce argine per la desertificazione e l’abbandono dello stesso, mentre la sua attività di smaltimento dei reflui industriali è costantemente e legittimamente sotto la lente di ingrandimento. Bene fa il Comune di Pisticci a monitorare la situazione con analisi commissionate in proprio, così come i continui controlli dell’Arpab e degli altri organismi competenti. Quello che diventa difficile da comprendere è il continuo balletto dei dati sull’inquinamento, la messa in discussione degli stessi e la sfiducia verso le strutture pubbliche a ciò competenti. Non si può affrontare una questione complessa, come la correlazione tra lo sviluppo e i posti di lavoro con la qualità dell’ambiente ed il bene della vita umana, con posizioni semplicistiche che spesso sfociano in un allarmismo inutile e deleterio. 
A maggior ragione quando queste posizioni di discredito verso le istituzioni vengono propalate a piene mani addirittura da rappresentanti del Parlamento. Il tema del petrolio e dello smaltimento dei fanghi vivono su un equilibrio sottilissimo: sta alla responsabilità delle parti trovare la necessaria conciliazione con il bene inalienabile dell’ambiente”.  
Piero Miolla

martedì 12 giugno 2018

Il bacino dei fosfogessi e la bonifica dei SIn lucani che stenta a decollare.

 
Bacino dei fosfogessi del Sin di Tito, qualcosa si muove. Ma per il resto? Poca roba, considerando che i due Siti d’Interesse Nazionale lucani (oltre a Tito c’è quello della Valbasento), la bonifica continua ad essere una vera e propria chimera. La notizia di questi giorni circa l’affidamento del servizio di caratterizzazione radiologica propedeutico alla bonifica del bacino fosfogessi dell’area dell’ex Liquichimica di Tito scalo, se, da un lato, rappresenta un’importante operazione preliminare alla messa in sicurezza del famigerato bacino titese, dall’altro non risolve e non assorbe i clamorosi ritardi sul tema. 
“Espletate le procedure di sottoscrizione del contratto si potrà finalmente dare inizio alla caratterizzazione radiologica del sito, con l’obiettivo di dare concretezza all’intervento di bonifica e messa in sicurezza permanente del bacino fosfogessi”, ha dichiarato l’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, Francesco Pietrantuono. Già, ma il resto? 
Sia a Tito che in Val Basento qual è lo stato dell’arte? Senza entrare nei dettagli delle singole operazioni, il ritardo è innegabile e non può essere negato. Troppo lenta e a macchia di leopardo, infatti, è stata la macchina regionale che aveva ed ha il compito di istruire le pratiche per giungere alla bonifica. I due Sin, va ricordato, sono stati designati come aree da bonificare nei primi anni 2000: va da sé che, essendo oggi nel 2018, sono passati quasi venti anni senza che quelle martoriate aree e le rispettive popolazioni abbiano potuto vedere non solo non completata l’opera di pulizia e messa in sicurezza, ma anche solo una parte di siffatta operazione. Per non parlare, poi, delle ali tarpate alle ambizioni di rilancio delle due aree industriali, che, senza la bonifica, non potranno mai ripartire essendo impossibilitate ad attrarre investitori e imprenditori. 
Insomma, una perfetta storia lucana: una storia del “vorrei ma non posso”, o, meglio, non ci riesco. Tornando al bacino dei fosfogessi, Pietrantuono ha reso noto che la Suarb (Stazione unica appaltante della Regione Basilicata) ha disposto l’efficacia dell’aggiudicazione della procedura di gara in favore della Rti Protex italia, capogruppo mandataria, in associazione con Sgm e Apogeo. L’assessore regionale ha ragione quando auspica che si chiuda “un annoso capitolo sul tema del risanamento ai fini del riuso delle aree classificate siti di interesse nazionale. Il risultato è particolarmente significativo perché si tratta di un sito interessato dalla problematica della radioattività naturale rilevata da Arpab nel corso del 2013, condizione che ha determinato l’attivazione della procedura prevista dal decreto legislativo 230/95, coordinata dal Prefetto di Potenza e che ha richiesto l’attivazione di una apposita commissione tecnica prefettizia di valutazione del progetto di caratterizzazione”. 
Peccato che, come anticipato, fino ad ora si siano accumulati ritardo clamorosi. Il tema è delicato, s’intende, e meriterebbe (o, meglio, avrebbe meritato soprattutto in passato) uno sforzo più incisivo e dettagliato. Ma tant’è. Alla bonifica, va ricordato, si dovrebbe arrivare grazie a un complesso percorso di attuazione dell’accordo quadro rafforzato, sottoscritto nel 2013 dalla Regione con i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente per la definizione di 10 interventi di messa in sicurezza e di bonifica delle acque di falda e dei suoli nei Sin di Tito (quattro interventi) e Val Basento (sei interventi). Tra questi, anche quello relativo al sito ex Materit, nell’area industriale di Ferrandina: una sorta di polveriera (di amianto) a cielo aperto in merito alla quale anche l’Inail è dovuto intervenire per segnalare la situazione molto grave in cui versa quell’area
Piero Miolla

lunedì 11 giugno 2018

Sit-in tecnoparco: il Movimento Tutela Valbasento chede alla Regione di cedere il 40%.



“Come Movimento Tutela Valbasento abbiamo partecipato al sit-in promosso dall'Amministrazione comunale di Pisticci per dire No al rinnovo dell’Aia di Tecnoparco.
In merito al quale resta un aspetto positivo: si è tornati, finalmente, a discutere a livello regionale di Pisticci e di Tecnoparco, tema assai spinoso, dopo un certo preoccupante silenzio.
Abbiamo aderito da subito all'idea del sit-in, condividendone i motivi di fondo. Ma resta la nostra seria perplessità sull’efficacia dello stesso. A molti è sembrata più che altro una carrellata di politici che hanno ribadito concetti già espressi, detti e ridetti da circa 15 anni a questa parte. Nessuna vera proposta di soluzione o ipotesi di soluzione al problema è stata paventata.
Entrando comunque nel merito della questione rinnovo dell’Aia, riteniamo che la stessa, nei termini attuali, se non peggiori, non vada assolutamente rinnovata. Occorre, piuttosto, riattivare con urgenza i processi legati alla bonifica dell'area, dichiarata Sin dal lontano 2002.
Occorre, inoltre, risolvere definitivamente il conflitto di interesse che vede la Regione Basilicata partecipe per il 40% di Tecnoparco. Si pensino soluzioni private alternative.
Ribadiamo il nostro No al rinnovo dell’Aia, auspicando che chi ha in mano il management di Tecnoparco decida di uscire dal ciclo dei rifiuti, ritornando solamente ad essere azienda di servizi e multi-utilities per le società della Valle.
Chiediamo alla politica locale e regionale di adottare tutti gli strumenti cautelativi necessari alla tutela della salute dei cittadini, dell’ambiente e dei lavoratori. Il sindaco resta innanzitutto, in particolare per il tema salute, il primo garante in tal senso.
Sono anni che sul territorio si parla di temi legati alla salute e all'ambiente. Le tante vittime che si segnalano per patologie neoplastiche dovrebbero spingere gli enti preposti ad attivare seri processi decisionali.
Richiamiamo, infine, tutte le forze politiche e sociali presenti sul territorio al senso di responsabilità civica per la promozione del bene comune. Soluzioni alternative e tutelative della salute, dell'ambiente e del lavoro sono possibili”.
Movimento Tutela Valbasento

giovedì 31 maggio 2018

Inchiesta su presunto sversamento nel Basento: nota di Tecnoparco.




Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Tecnoparco Valbasento. 

"Apprendiamo da notizie di stampa che, nei confronti di dipendenti della scrivente società, sarebbe stato emesso un provvedimento di richiesta di rinvio a giudizio per fatti attinenti il presunto smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali liquidi.
Cogliamo l’occasione per significare che tale richiesta di rinvio a giudizio ci è ignota, e per ribadire l’assoluta serenità della Tecnoparco che deriva, oltre che dalla piena coscienza di avere sempre operato nel rispetto della legge, anche dall’assoluta fiducia nell’operato della Magistratura che, certamente, appurerà la verità dei fatti nelle sedi opportune.
Ciò premesso, non possiamo non precisare alcuni elementi in merito a quanto attribuitoci a mezzo stampa.
In particolare lo sversamento a cui ci si riferisce, che è dalle stesse fonti qualificato come derivante da eventi naturali e non prevedibili, è terminato in data 08/03/2012e non è mai proseguito oltre. Di tanto, evidentemente, si dà atto anche nel provvedimento di conclusione delle indagini preliminari.
Tali fatti sono oggettivi ed incontrovertibili.
Inoltre, a riprova della diligenza dei comportamenti della scrivente, non appena si è avuta notizia di tale evento, si sono immediatamente attivate tutte le procedure previste dalla legge: azioni di messa in sicurezza e caratterizzazioni analitiche.
Da tali caratterizzazioni è emerso che la porzione di suolo interessata dallo sversamento non ha subìto alterazioni misurabili e significative, tanto che le operazioni di caratterizzazione condotte ai sensi del comma 2 dell’art. 242 del d.Lgs 152/06, hanno sancito il mancato superamento delle CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione) finanche per siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale di cui alla colonna A della Tab. 1 dell’allegato 5 alla parte IV, titolo V, del D.lgs. 152/06. Lo sversamento era dunque inidoneo a causare un danno all’ambiente.
A valle del ripristino della condotta fognaria, avvenuto dopo l’assenso della Provincia del 30/03/2012, questa è stata utilizzata solo ed esclusivamente per le acque reflue industriali (tali erano qualificabili quelle prodotte dalla ditta DROP) che venivano inviate al depuratore di Macchia di Ferrandina, autorizzato per l’appunto al trattamento delle acque reflue ed allo scarico.
In concomitanza con gli eventi meteorici che hanno caratterizzato i primi giorni del dicembre 2013, in via precauzionale, la condotta fognaria a servizio dell’area industriale di Ferrandina, fu preventivamente messa fuori servizio avvertendo immediatamente gli utenti di sospendere gli scarichi. Anche di ciò si hanno evidenze oggettive.
Come si paventava, effettivamente la condotta si danneggiò nuovamente e, grazie all’azione preventiva posta in essere, non vi fu alcuno sversamento.Per poter proseguire le proprie attività industriali, la ditta DROP ha inviato le proprie acque reflue, a mezzo autocisterne, presso l’impianto di trattamento di Pisticci Scalo, autorizzato al trattamento di rifiuti liquidi in virtù dell’AIA n. 1387 del 01/09/2010.
Quindi possiamo affermare con assoluta certezza, e in virtù di elementi oggettivi ed incontrovertibili, che a far data dal 08/03/2012 nessun sversamento si è verificato e chele analisi puntualmente e ritualmente svolte non hanno evidenziato il benché minimo superamento dei limiti di legge fissati per la qualità delle matrici ambientali interessate.
Tutto ciò premesso, rimaniamo fiduciosi nell’operato della magistratura e confidenti di riuscire a dimostrare nelle sedi opportune la liceità del nostro operato e di quello di tutti i nostri dipendenti".
Tecnoparco Valbasento SpA

giovedì 14 dicembre 2017

Zes: occasione di rilancio o mero spot elettorale?


Fare presto per creare condizioni di sviluppo in aree oggettivamente svantaggiate come la Valbasento, in particolare, e la Basilicata in generale. Il parere positivo sullo schema di decreto del presidente del Consiglio dei ministri, attuativo della legge numero 123 del 2017, da parte della conferenza unificata Stato-Regione, ha di fatto avviato la fase finale dell’iter che dovrà portare alla costituzione di quella legislazione economica differente, grazie alla quale potrebbero derivare vantaggi localizzativi per attrarre investimenti e imprese, rappresentata dalla Zes, la Zona Economica Speciale. Che in Basilicata si coniuga con il porto di Taranto e la vicina Puglia. Il motivo è presto spiegato: la struttura fondamentale nella costruzione di una Zes, infatti, è il porto inteso come autorità di sistema portuale. Una struttura che la nostra regione non possiede e che, proprio per questo, ci costringe a guardare alla Puglia. Da una struttura portuale, dunque, si deve partire per arrivare ad ipotizzare l’assegnazione di aree da ricomprendere nelle Zes, non mancando di ricordare che gli standard europei prevedono un massimo di circa 2.000 ettari per ogni Zona economica speciale. La quale, sostengono gli esperti, in Basilicata potrà avere effetti positivi per svariati i settori, dall’agroalimentare al comparto energetico, passando per quello manifatturiero e dei servizi avanzati. Originariamente, va ricordato, una delibera della Giunta regionale lucana aveva per così dire ipotizzato due aree astrattamente idonee alla costituzione di una Zes nostrana: Galdo di Lauria e Ferrandina, laddove esistono o sono in fase di realizzazione altrettanti poli logistici. Quella delibera, in realtà, non aveva fatto altro che anticipare il provvedimento nazionale, rispetto al quale ha poi dovuto in qualche modo rinunciare a Galdo di Lauria (visto che le uniche regioni che potranno avere due Zes sono Puglia e Sicilia) per puntare sulla Valbasento, agganciandola a Taranto. L’area lucana della Zes dovrebbe toccare i 900-1.000 ettari (rispetto ai 428 originariamente previsti), mentre la parte pugliese passerebbe dai 3.033 ettari iniziali a circa 4.200-4.400. Su questo, però, la Regione Puglia ha già chiesto di rivedere i criteri utilizzati per individuare la dimensione delle superfici. Ora le due Regioni devono definire entro gennaio 2018 i perimetri e le funzioni sia delle aree portuali che di quelle retro-portuali: solo così, infatti, potranno consentire al Governo nazionale di candidare a finanziamento europeo la Zes Taranto-Basilicata. Via Anzio, in particolare, dovrà predisporre il suo piano strategico di sviluppo, inserendo i punti di forza del sistema produttivo e logistico locale: uno strumento che andrà poi inoltrato all’esecutivo nazionale e inserito in una cornice normativa nell’ambito della quale la Zes appulo-lucana verrà regolamentata.

domenica 19 novembre 2017

Industria, Valbasento: le criticità.


PIERO MIOLLA
Sessantuno aziende operanti per un totale di 2.152 addetti ma, soprattutto, la necessità della bonifica e la richiesta di un miglioramento infrastrutturale. E’ l’attuale fotografia della Valle del Basento, che si compone delle aree industriali di Ferrandina e Pisticci: un tempo patria dell’industria lucana che qui, per prima, aveva messo le radici dando la speranza di un futuro migliore, adesso la zona è una sorta di pattumiera a cielo aperto, oltre che una cattedrale nel deserto. E’ circa 14 anni che da queste parti attendono l’avvio delle operazioni di bonifica: suolo, sottosuolo e falde acquifere, infatti, risultano pesantemente contaminati, tanto che lo Stato ha inserito la Valbasento tra i Siti d’Interesse Nazionali, cioè tra le aree per le quali la bonifica è una priorità. Lo è sia perché i veleni presenti vengono quotidianamente respirati (e non solo) da chi qui ci vive e ci lavora, ma anche perché l’unico modo per tornare ad attrarre investimenti (e creare, quindi, posti di lavoro) è, appunto, bonificare l’area. Se, in generale, la Valbasento è ben infrastrutturata, va però segnalato che, di recente, le abbondanti piogge che hanno portato all’esondazione del Basento hanno poi determinato l’erosione di una delle vie di accesso all’area di Ferrandina. Inoltre, l’esigua presenza di aziende ha fatto lievitare i costi dei servizi, dall’energia elettrica alle altre utilities di cui le poche fabbriche rimaste abbisognano: queste le problematiche più stringenti. I poco più di 2mila addetti sono divisi tra i 1.035 dell’area di Ferrandina e i 1.117 di quella di Pisticci, almeno secondo dati ufficiali fornitici dal Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Matera. Stando alle cifre, inoltre, se gli addetti sono in numero maggiore a Pisticci, le aziende presenti, invece, sono più concentrate nell’area di Ferrandina: 34, contro le 27 di Pisticci. Nell’area industriale aragonese sono così suddivise: 2 operano nel settore trasporti, 4 in quello della gestione dei rifiuti e risanamento, 23 nel manifatturiero, 4 nel commercio, 1 nel settore dell’estrazione minerali da cave, mentre sono 2 le aziende che si insedieranno nel prossimo biennio. Sempre rimanendo a Ferrandina, il Consorzio segnale che 2 delle aziende già insediate sono in espansione: la prima, che opera nel settore della gestione dei rifiuti e del risanamento, prevede di assumere 5 persone, mentre l’altra, un laboratorio di stampa salviette e similari e fabbricazioni di saponi, ne assumerà 10. A Pisticci, invece, le 27 aziende presenti sono così suddivise per settore: 1 nei trasporti, 20 nella manifattura, 2 nel commercio, 1 attività professionali, scientifiche e tecniche, 2 nelle altre attività di servizio, mentre sono 3 quelle che si insedieranno nel prossimo biennio. Anche nell’area industriale di Pisticci, infine, 2 delle aziende già operanti prevedono di espandersi: una, operante nella produzione farmaceutica, assumerà 20 dipendenti, mentre l’altra, che opera nella produzione di tessuto non tessuto, avrà bisogno di altre figure.