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domenica 11 novembre 2018

In Basilicata manca un ambulatorio di Stomaterapia



La Sanità lucana, spesso nell’occhio del ciclone, eppure capace di segnalarsi, in certi settori, con punte professionali di eccellenza, presenta, ancora, falle importanti, in termini di presidi strutturali. Costringendo molti pazienti a rivolgersi a nosocomi o ambulatori medici fuori regione. Con aggravio di costi e ulteriori sacrifici personali e materiali. A segnalare l’ennesimo empasse, sono, stavolta alcuni pazienti bernaldesi, affetti da stomia, che segnalano l’assenza in regione, di un ambulatorio infermieristico di Stomaterapia.
“In Basilicata - afferma L.P. - manca un vero e proprio centro ambulatoriale. Ci sono, in verità, medici e infermieri specializzati che agiscono all’interno della struttura ospedaliera di Matera, ma senza avere un’unita indipendente. E operando all’interno del reparto di Chirurgia, o attraverso il Pronto soccorso. Peccato, però, che, in taluni casi, la patologia, quando si verifica un’occlusione o c’è bisogno di un lavaggio intestinale, abbisogni di interventi rapidi, che non possono rischiare di aspettare le code dei servizi di urgenza. Esiste, in verità, anche un servizio di assistenza domiciliare specifico, ma non è in grado di risolvere le svariate esigenze dei malati. La nostra richiesta, pertanto, è quella di aprire ambulatori medici di settore, almeno nelle principali strutture sanitarie lucane. Visto che siamo costretti a recarci a Bari per ricevere assistenza ambulatoriale”.
Un piccolo squarcio sembra essersi aperto negli ultimi mesi, con la presenza dell’ambulatorio specialistico nell’Ospedale di Martina Franca. Ma si tratta pur sempre di un nosocomio pugliese, sicuramente più comodo e vicino da raggiungere per i pazienti bernaldesi, ma lo stesso fuori dai confini regionali. “Vorrei avvertire, attraverso la Gazzetta - riprende L.P. -  che ora è possibile rivolgersi anche all’Ospedale della Valle d’Itria di Martina Franca, in piazza San Francesco da Paola, diretto da Gianfranco Malagnino. La stomaterapia è affidata a Carmela Camarda. In quel centro opera anche un medico di Bernalda, il dottor Tommaso Masciandaro, un tempo impegnato in Basilicata. E’ lui che ci ha fornito la nuova indicazione ospedaliera, che se non risolve il problema, certamente lo allevia in termini di chilometraggi”.
Angelo Morizzi

giovedì 30 agosto 2018

Mancano i medici. Scopri dove



Il pronto soccorso e la cardiologia di Policoro, su tutte, ma anche ortopedia e chirurgia. Sono questi i reparti degli ospedali rientranti nella competenza dell’Azienda Sanitaria di Matera che scontano le problematiche più significative in termini di carenza di personale. Anche a Matera e provincia, infatti, tra la dotazione organica ufficiale e quella reale ci sono di mezzo tante cose, ad iniziare dalla carenza di specialisti. 
L’endemico problema di organico che attanaglia l’Azienda Sanitaria di Matera (come avviene in tutta Italia, peraltro) si ripercuote sui suoi presidi ospedalieri: i due per acuti, Matera e Policoro, e tre distrettuali, Stigliano, Tinchi e Tricarico. Si sente spesso parlare di medici e infermieri che mancano, di professionisti che non accettano le destinazioni pur essendo vincitori di concorsi e selezioni, ma, nella realtà, come stanno le cose nell’Azienda materana? I dati ufficiali non ci sono stati forniti, almeno per ciò che concerne il dettaglio reparto per reparto. Ci è stato spiegato, infatti, che poteva esserci il rischio che siffatti dati potessero in qualche modo intaccare il diritto alla privacy degli operatori. Sia come sia e messo in chiaro che un dato di per sé difficilmente può concretare una violazione della privacy, dall’Asm ci è stato comunicato che sì, la situazione non è proprio rosea per ciò che concerne l’organico, ma neanche in emergenza a tal punto di mettere a rischio le singole prestazioni. Un modo elegante e indiretto per dire che anche se mancano i medici e gli infermieri, grazie ai sacrifici e al surplus di lavoro di coloro che ci sono, il paziente non subisce alcuna deficienza nel servizio. Insomma, nei presidi ospedalieri in capo all’Asm le carenze ci sono ma non si vedono. O, meglio, non si sentono. 
Nel dettaglio, però, come stanno le cose? Se a Matera la situazione sembra essere assolutamente tranquilla (ci sono carenze per così dire fisiologiche), è a Policoro che si registrano i maggiori problemi. L’unità operativa di Chirurgia, ad esempio, a Matera non ha grandi problemi (in organico ci sono undici medici più il primario), mentre a Policoro, oltre a qualche figura mancante, c’è soprattutto il problema delle difficoltà a coprire i tre turni. Sempre sullo Jonio, per Cardiologia si parla di una situazione particolarmente critica, viste le recenti defezioni con annesse difficoltà a reclutare nuove figure professionali.  
Buone notizie per gli utenti del pronto soccorso dell’ospedale di Policoro. Dal 27 agosto, infatti, due medici di continuità assistenziale hanno integrato l’organico degli specialisti e, dal 1° settembre, saranno raggiuti da altre due figure similari che andranno a rafforzare ulteriormente l’offerta professionale dell’importante pronto soccorso attivo del nosocomio jonico. Il quale, sulla carta, dovrebbe avere almeno nove medici specialisti in organico, ma che, nella realtà, ne ha molti di meno (quest’estate si è scesi addirittura a cinque), con tutto quello che ne consegue in termini di attese per i pazienti e i loro familiari, ma anche di stress e di mole di lavoro per coloro che prestano l’attività professionale. Le quattro figure, in buona sostanza, saranno importanti soprattutto perché potranno dare manforte nella cura dei cosiddetti “codici bianchi”, di quei pazienti, cioè, che si recano al pronto soccorso e vengono giudicati non gravi e, per l’effetto, bisognosi di cure non urgenti o non dettagliate. La notizia è stata resa nota da fonti vicine all’Azienda Sanitaria di Matera.
Il problema principale, però, sembra essere quello del reparto di ortopedia, dove mancherebbero alcuni specialisti. Infine, ma non per ordine d’importanza, c’è il dato relativo agli infermieri: una figura ovviamente importantissima, che, specie negli ultimi tempi, ha fatto registrare qualche problema nel reclutamento. 
Piero Miolla 

martedì 29 maggio 2018

Sanità, blocco turn over fino al 2020: la situazione al San Carlo.



Quasi 180 pensionamenti entro il 2020, con un risparmio di spesa di circa 8 milioni euro. Peccato che, al numero di chi esce lavorativamente parlando dall’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo, dovrebbe corrisponderne uno uguale per non lasciare scoperti posti e ruoli. In tal caso, però, quegli 8 milioni di euro servirebbero per assumere i sostituti dei novelli pensionati. 
E’ una sorta di cane che si morde la coda quella nella quale potrebbe trovarsi da qui a 2 anni l’Asp, a causa del blocco del turn over nel settore del personale della sanità. Ovviamente senza considerare i posti già vacanti adesso, a prescindere dai pensionamenti. Tra due anni, a conti fatti, l’Asp potrebbe aver bisogno soprattutto di infermieri, medici e operatori tecnici, senza tralasciare però gli operatori socio-sanitari e i tecnici di laboratorio. 
Insomma, una situazione di grave carenza di personale (a grandi linee comune a tutta la sanità lucana) che rischia di incidere sui servizi e, dunque, sulla salute dei cittadini. Come se ne esce? Per il commissario del San Carlo, Rocco Maglietta, la via migliore sarebbe quella dell’autonomia. “Solo concedendo autonomia nella gestione del personale potremmo efficacemente combattere questa problematica. Che, in realtà, noi non avremo quest’anno ma che si presenterà già nel 2019: il problema è che bisogna rientrare di circa 13 milioni di euro”. 
Un problema concreto, dunque, che Maglietta ritiene si possa risolvere solo “con una maggiore autonomia regionale: se io ho le risorse, mi si dia la possibilità di assumere senza ovviamente andare in deficit. Il paradosso è, invece, che anche chi ha i conti in ordine nella sanità, come la Regione Basilicata, non può agire. Che senso ha, quindi, essere attenti ed oculati nella gestione?”, si è chiesto giustamente Maglietta. Per il quale così facendo “non solo si va verso l’emergenza numerica del personale, ma anche verso un abbassamento qualitativo dello stesso”. Cioè, saranno in meno a lavorare ma lo faranno per più tempo. Con standard qualitativi prevedibilmente più bassi. 
Piero Miolla

domenica 27 maggio 2018

Sanità lucana: fino al 2020 blocco del turnover. E adesso?



A cosa serve avere i conti in regola se poi, dall’alto, ti impongono il blocco del turn over mettendo a rischio i servizi sanitari per i cittadini? La domanda andrebbe rivolta direttamente al legislatore, che, come un algoritmo, sforna norme che a volte non tengono conto delle singole realtà e pretende, ovviamente, che vengano applicate. Siamo nel campo della sanità lucana: è di qualche ora fa l’allarme lanciato dal direttore generale del relativo dipartimento, Donato Pafundi, secondo il quale entro il 2020 andranno in pensione circa duecento tra medici, infermieri e altro personale della sanità in Basilicata, che non potranno essere rimpiazzati. Come mai? In principio fu la legge finanziaria del 2007 a disporre in materia: quantificando il costo del personale sanitario in tutte le regioni del Belpaese, lo parificò a quello del 2004, detratto l’1,4 per cento. Tale limite, però, poteva non essere osservato da quelle regioni che, come la Basilicata, avevano i conti in ordine. Almeno fino all’entrata in vigore della finanziaria del 2015. Nella quale si prevedeva che anche chi era in equilibrio finanziario doveva rispettare il limite imposto nel 2007, ponendo in essere una progressiva riduzione del costo del personale entro il 2020. Tutto bene, dunque? Mica tanto. Nel 2004 (anno al quale va fa fatto riferimento per il limite di spesa) la nostra regione non aveva in carico il servizio 118 e neanche il Crob di Rionero in Vulture, a quell’epoca avviati solo a titolo sperimentale. Morale della favola? E’ chiaro che i costi attuali per il personale sanitario non possono essere paragonati a quelli del 2004: oggi, infatti, ci sono anche queste due strutture a carico di via Anzio. Strutture che, naturalmente, hanno il loro personale. Come si fa, dunque, a riequilibrare il tutto? Semplice: non assumendo nessuno al posto di chi va in pensione. O, comunque, stabilendo un tetto (lo stesso del 2004) oltre il quale non si può andare. E pazienza se, come detto, oggi ci sono strutture in più che fanno lievitare i costi, i quali, per forza di cose non possono essere paragonati a quelli di 14 anni fa. Ecco perché, quindi, il legislatore a volte si comporta come un algoritmo: applica, cioè, a prescindere un dettame senza prevedere che vi possano essere casi particolari. La Basilicata ha i conti in regola nella sanità: potrebbe quindi tranquillamente assumere e sostituire i circa duecento soggetti che, entro il 2020, andranno in pensione. Ma non può farlo sia perché chi fa le leggi non contempla le particolarità, sia in quanto la Regione Basilicata deve comunque rientrare di circa tredici milioni di sforamento del patto di stabilità: proprio questo sforamento, dal quale bisogna assolutamente rientrare, impone che, dal 1° gennaio 2019 e fino a tutto il 2020, il turn over andrà bloccato. Con buona pace di chi si ammala più o meno gravemente e di chi pretende che il diritto alla salute, previsto e tutelato dall’articolo 32 della Costituzione, debba essere garantito senza eccezioni o calcoli astrusi.

venerdì 17 novembre 2017

Protesta dei medici di continuità assistenziale.


PIERO MIOLLA
“Siamo molto preoccupati per la protesta che i colleghi stanno mettendo in campo”. Così Gianni Bochicchio, direttore generale dell’Asp, ha commentato l’iniziativa che, dal 15 novembre, i medici di continuità assistenziale stanno attuando. Iniziativa che, è noto, prevede l’indisponibilità delle ex guardie mediche all’utilizzo della propria auto in servizio. Direttore, i medici di continuità assistenziale accusano l’Asp, e anche la Regione Basilicata, di essersi chiuse nel silenzio totale. “Il nostro è un silenzio operoso, ma, in ogni caso, come Azienda non possiamo fare altro che, agire in base alle direttive che ci sono state impartite, altrimenti saremmo inadempienti, e sperare che i medici di continuità assistenziale possano avere ragione nel contenzioso che instauratosi. Personalmente potrei farmi parte diligente presso la Regione Basilicata perché vengano accelerati i tempi per la firma di un nuovo accordo di settore che, senza incappare nella maglie della giustizia contabile, preveda un capitolo ad hoc relativo all’utilizzo della propria auto da parte dei medici. Per il resto, noi non possiamo disattendere il doppio deliberato regionale, peraltro indotto da un’indagine nazionale della Corte dei Conti, né, tantomeno, assumere altre iniziative. Posso dire, onestamente, che capisco appieno le ragioni dei colleghi e la loro inquietudine, anche se non riusciamo a trovare una via d’uscita”. Bisognerebbe dare loro auto aziendali per il servizio: è così complicato? “Non è complicato, è impossibile perché, semplicemente, l’Azienda non possiede auto aziendali. Se fino ad oggi abbiamo agito diversamente, appare difficile per tutte quante le aziende del mondo procurarsi i mezzi necessari nel giro di una notte. Dovremmo procedere all’acquisto ma, da un lato sarebbe una procedura lunga e, dall’altro, anche dispendiosa tenuto conto del numero di mezzi necessario”. Insomma, non si riesce ad intravedere la luce in fondo al tunnel. E la protesta continua. “Ed è per questo che siamo molto preoccupati – ha ribadito Bochicchio – e pensiamo che, quanto prima, ci debba essere un confronto finalizzato alla sottoscrizione di un accordo decentrato diverso che preveda, da adesso in poi, l’uso dell’auto privata, ma che sia ben regolamentato in modo tale da evitare ulteriori osservazioni da parte dell’organo contabile. L’alternativa è che noi ci approvvigioniamo di auto aziendali. Voglio però ribadire che, da quanto mi consta, la Regione sta già lavorando per arrivare all’accordo decentrato di cui sopra”. A conti fatti, secondo lei, qual è la prospettiva per il settore? “Arrivare subito a un nuovo accordo, che è la cosa più rapida, e ripristinare lo status quo ante. Ovviamente, questo per il futuro: resterebbe il contenzioso e le sue conseguenze”. Vuole fare un appello ai suoi colleghi? “A loro voglio dire che il nostro è un silenzio operoso, che serve per lavorare alla ricerca di soluzioni che, però, andrebbero da oggi a seguire. Rispetto al passato, lo ripeto, c’è un contenzioso che, mi auguro, possa dar loro ragione”. 

giovedì 16 novembre 2017

Medici di continuità assistenziale: da ieri la protesta delle ex guardie mediche che rifiutano l'impiego della propria auto nel servizio.

PIERO MIOLLA

Un silenzio assordante che ha indignato non poco i medici di continuità assistenziale lucane, le ex guardie mediche. E’ quello mantenuto dalla Regione Basilicata e, soprattutto, dalle Aziende Sanitarie lucane in merito alla paventata protesta di un numero consistente di professionisti i quali, da ieri, dopo averlo preannunciato, hanno messo in atto il rifiuto, o, se vogliamo, l’indisponibilità, ad utilizzare la propria autovettura nel servizio notturno. Quel silenzio, infatti, più di ogni altra cosa, paradossalmente molto di più della richiesta di restituzione di circa diciotto milioni di euro, ha portato a mettere in atto la protesta annunciata con abbondante preavviso (addirittura il 1° novembre), forse proprio per dare tempo alle istituzioni regionali sanitarie di organizzarsi. Invece, nessuna risposta. Morale della favola? I medici di continuità assistenziale a partire da ieri sera non utilizzeranno più la propria auto in servizio. Il che, tradotto in soldoni, equivale a dire che, nel caso di chiamate notturne (il servizio di guardia medica viene assicurato di notte, tranne nei giorni festivi, quando è esteso a tutta la giornata) i medici che hanno aderito alla protesta non usciranno dalla sede di lavoro, a meno che, con una decisione repentina e dell’ultima ora, le Aziende Sanitarie non decidano di mettere loro a disposizione le auto aziendali. Solo così, infatti, si assicurerebbe negli oltre trenta centri nei quali la protesta è stata annunciata l’eventuale servizio di missione esterna, o, per meglio dire, di visita domiciliare. C’è un problema, però, e non è di poco conto. Dato per scontato che chi ha preannunciato la protesta la metterà in atto e che le Azienda Sanitarie non hanno messo a disposizione le auto aziendali, nel caso di richiesta di intervento e di conseguente rifiuto dei medici (o impossibilità) a causa del mancato utilizzo dell’auto, se al paziente richiedente dovesse accadere qualcosa di irreparabile, chi sarà ritenuto responsabile? Su questo interrogativo, in tutta la giornata di ieri, i medici di continuità assistenziale si sono interrogati sul da farsi. E’ apparso, però, subito chiaro che la protesta non sarebbe stata comunque ritirata e che, proprio per questo, diventava necessario un passaggio formale per scrollarsi di dosso eventuali responsabilità. Il consulto è stato praticamente continuo ed ha portato a vagliare varie ipotesi, da una comunicazione alla Procura della Repubblica ad una lettera scritta nella quale allontanare dal corpo sanitario ogni responsabilità astrattamente derivante dalla mancata risposta ad eventuali chiamate domiciliari. Alla fine si è deciso di fare un’ulteriore comunicazione alle Aziende Sanitarie, inviata per conoscenza anche alla Prefettura, nella quale è stato chiesto espressamente in che modo le Aziende intendano assicurare il servizio, stante il rifiuto di cui sopra. Così facendo, in buona sostanza, la responsabilità passerebbe nella mani delle istituzioni. Che, è la posizione dei medici, dopo aver riconosciuto le indennità ai medici ed essere state solerti nel richiederne la restituzione, non altrettanta sollecitudine hanno mostrato nell’affrontare la questione legata alla protesta partita ieri.

martedì 14 novembre 2017

Sanità: da domani la protesta dei medici di continuità assistenziali che non metteranno più a disposizione la propria auto per il servizio. A rischio paralisi le guardie mediche in 34 centri.

PIERO MIOLLA
Da domani una parte delle ex guardie mediche lucane, oggi medici di continuità assistenziale, attuano una forma di protesta particolare: rinunceranno all'utilizzo della propria auto per il servizio per protestare contro la decisione della Regione Basilicata di richiedere loro indietro circa 18 milioni di euro relativi alle indennità di rischio. "Dopo la decisione della Giunta Regionale di procedere, attraverso le aziende sanitarie, al recupero coattivo delle indennità pregresse per un volume complessivo a livello regionale di  circa 18 milioni di euro - recita una nota della Cgil - dopo un incontro meramente interlocutorio con il presidente Pittella e tutte le organizzazioni sindacali nel quale si era stabilito di provare a risolvere questa vicenda attraverso il congelamento della procedura di recupero fino a quando non sarà concluso l’iter della Corte dei Conti, nella convinzione che nessun danno erariale sia stato prodotto, in quanto tali compensi sono stati percepiti nella piena legittimità di un contratto e di un accordo integrativo regionale pienamente valido ed efficace, è calato di nuovo il silenzio istituzionale e nessun altro incontro su questo tema è stato convocato così come, invece, era stato detto. Di contro, le Aziende Sanitarie hanno già avviato le procedure per la restituzione delle indennità, ma assolutamente nulla è stato fatto per la messa in sicurezza delle sedi e per la sicurezza fuori le sedi. I medici escono in qualsiasi ora della notte, con qualsiasi condizione climatica e, oltre ai compiti legati alla professione, continuano ad affrontare tutti i disagi di una guida prevalentemente notturna, con strade difficilmente percorribili, nelle campagne più sperdute, considerata la frammentazione degli insediamenti abitativi della nostra regione. L’indennità di rischio, chiesta ora in restituzione, serviva proprio a compensare la mancanza di qualsiasi forma di sicurezza e anche a coprire il disagio dei medici. Adesso i medici di continuità assistenziale, così come preannunciato nei mesi scorsi ed anche in vista della stagione invernale, hanno deciso di dire basta e a tal fine hanno formalmente già comunicato a fine ottobre all’Asp di Potenza che da domani, 15 novembre, non metteranno più a disposizione la propria auto per svolgere il servizio. I presidi di continuità assistenziale coinvolti nella protesta sono Bella, Balvano, Sant’Angelo Le Fratte, Savoia, Sant’Arcangelo, Lagopesole, San Giorgio, Roccanova, Chiaromonte, Brienza, Spinoso, Armento, Abriola, Gallicchio, Missanello, Viggiano, Villa D’Agri, Rapone, Carbone, Ripacandida, Ginestra, Sasso di Castaldo, Anzi, Cancellara, Vaglio, Picerno. Acerenza, Albano, Campomaggiore, Brindisi, Trivigno, Baragiano, Ruoti, Castelsaraceno. In tutto questo, è sintomatico che a fronte di così tanto preavviso l’Asp ha mantenuto il silenzio assoluto senza nemmeno preoccuparsi di far fronte ai proprio obblighi rispetto al servizio nei confronti dei cittadini. Come Fp Cgil non possiamo che condannare ancora una volta questo atteggiamento che continua ad ignorare la giusta protesta degli oltre 500 professionisti della sanità che tutti i giorni sono in trincea per garantire il diritto alla salute dei cittadini lucani".

giovedì 9 novembre 2017

Sanità: la Giunta regionale approva progetti per 6 milioni di euro.


PIERO MIOLLA
Sarà l’effetto elezioni o, forse, solo una semplice coincidenza: la Giunta regionale di Basilicata, su proposta dell’assessore alle Politiche della Persona, Flavia Franconi, ha approvato 15 progetti esecutivi, per un totale di 36,6 milioni di euro, nell’ambito dell’accordo di programma integrativo per gli investimenti nella sanità sottoscritto nel 2016. Dalla richiesta formale, che sarà inviata nei prossimi giorni dal presidente Marcello Pittella, il ministero della Salute ha 90 giorni per emanare i decreti di finanziamento, propedeutici all’avvio delle procedure di appalto dei lavori. “I progetti approvati – ha spiega Franconi - riguardano il completamento delle ristrutturazioni di alcuni presidi ospedalieri, l’efficientamento energetico, il rinnovo del parco tecnologico, le ristrutturazioni impiantistiche e la riqualificazione funzionale degli ambienti. Si tratta di un complesso quadro di interventi mirati, tutti finalizzati all’innalzamento degli standard qualitativi delle strutture e delle prestazioni della sanità lucana. Ogni progetto approvato – ha concluso l’assessore - contiene un dettagliato cronoprogramma che scandirà tempi certi per la realizzazione delle opere”. Anche il presidente Pittella ha commentato: “Con le cospicue risorse dell’accordo di programma del 2016 per gli investimenti nella sanità mettiamo in campo una grande e complessa attività di rinnovamento delle apparecchiature in uso e un rafforzamento strutturale della sanità lucana. Era dal 2006 che lo Stato non finanziava la sanità lucana con un corposo programma di investimenti che, di fatto, autorizza l’esecuzione di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico. In questi anni non solo abbiamo creato le condizioni per poter disporre di queste nuove importanti poste finanziarie, ma anche grazie al certosino e costante lavoro degli uffici regionali in sinergia con Aor San Carlo, Asp, Asm e Crob di Rionero, abbiamo censito e avviato a finanziamento specifiche e puntuali emergenze”. Ma quali sono i progetti approvati? Per l’Asp innovazione tecnologica poliambulatori, per un totale di 1,9 milioni. Per l’Asm la ristrutturazione edile e impiantistica per accreditamento istituzionale con miglioramento dell’efficienza energetica dell’ospedale di Matera (4,4); lavori di completamento dell’intervento di ristrutturazione con incremento dell’efficienza energetica a Tricarico (800mila); completamento lavori di ampliamento e ristrutturazione tecnologico-impiantistica ed adeguamento alle norme di sicurezza del nosocomio di Policoro con adeguamento antincendio (1,4); completamento ed adeguamento alle norme di sicurezza dei presidi di Stigliano e Tinchi con adeguamento antincendio (400mila); innovazione tecnologica patrimonio “Madonna delle Grazie” di Matera (7,5); innovazione tecnologica patrimonio “Giovanni Paolo II” di Policoro e territorio (1,94). Aor “San Carlo”: lavori di riqualificazione degli impianti tecnologici del plesso ospedaliero (2,294 milioni); interventi di riqualificazione funzionale di ambienti sanitari, di miglioramento prestazionale e mitigazione del rischio sismico di alcuni padiglioni (1,284); lavori di integrazione e adeguamento della rete elettrica di emergenza (1,5); rinnovamento e potenziamento parco tecnologico - Area Alta Specialità del Cuore - Area Chirurgica e di Emergenza Urgenza - Area Internistica ed Oncologica - Area dei Servizi Generali (3,34); rinnovamento e potenziamento tecnologico attrezzature per varie Specialità (1,59); innovazione tecnologica  presidi ospedalieri (1,92). Crob: completamento delle ristrutturazioni dei reparti dell’ospedale per adeguamento alle norme di sicurezza, per l’efficientamento energetico e risparmio idrico (5,7 milioni); interventi per adeguamento e miglioramento assetto tecnologico ed impiantistico della struttura (1,9).